NEI SOCIAL NETWORK
Un’indagine americana ha stabilito che la causa sociale più seguita nelle Reti è quella della salvaguardia dei diritti degli animali. L’infanzia deve accontentarsi del secondo posto. Forse è il segno dei nostri tempi un po’ grami
Gli occhi grandi di una foca neonata o lo sguardo impertinente di un gattino; la coda lucente di una balena che s’inabissa o il primo pasto di un piccolo gorilla. Se vi state chiedendo quale sia la causa sociale più seguita e veicolata sui social network, dimenticate i rifugiati politici e le donne maltrattate. Piuttosto, puntate con decisione alla salvaguardia dei diritti degli animali. Sono questi i risultati di uno studio realizzato dal Center for Social Impact Communication della Georgetown University e da Waggener Edstrom Worldwide per rappresentare con precisione il comportamento, la percezione e le motivazioni nei confronti delle associazioni e delle cause sociali.
"Digital Persuasion: How Social Media Motivates Action and Drives Support for Causes", ovvero "Persuasione digitale, come i social media motivano e veicolano il supporto alle cause sociali", (lo trovate qui: http://csic.georgetown.edu/research/356004.html) è l’indagine che ha preso in considerazione un campione di circa duemila statunitensi maggiorenni attivi sui social network e ne ha approfondito il loro rapporto con il non profit online. In particolare, i partecipanti sono stati selezionati tra i sostenitori qualificati online o offline di un ente di beneficenza o di una causa nel corso dei 12 mesi precedenti; moderati utenti di social media (come definiti dalla pubblicazione di contenuti, commenti o simpatia almeno tre volte a settimana), e "followers" di almeno un marchio, azienda o organizzazione su una piattaforma di social media. Lo scopo era capire quali fossero i temi più "cliccati" e, soprattutto, se attraverso il web e al di là della mera condivisione, si passi all’azione offline. Insomma, se a parte premere il pulsante "mi piace", poi segua un impegno attivo per la causa stessa, magari tramite una donazione. Sì, perché alla fine, anche in questo caso, è di soldi che si tratta.
Stante l’ovvia considerazione che i social media sono divenuti elementi chiave della percezione sociale, ciò determina la meno ovvia conseguenza che chiunque, nel suo piccolo, può divenire un significativo fattore d’influenza. Questo elemento rappresenta un’opportunità e una sfida per ogni organizzazione impegnata nel sociale e per ogni campagna di raccolta fondi: cosa significa realmente questa influenza e come si fa a sfruttarla? Già, perché più della metà degli intervistati si sono dichiarati maggiormente propensi a sostenere una causa attraverso i social media, piuttosto che nella vita reale, anche se circa il 55% di coloro che si considerano "impegnati" nel sostegno di una causa hanno poi asserito di sentirsi "ispirati" a prendere ulteriori provvedimenti. Ben il 76% di loro, inoltre, ritiene importante influenzare gli altri sulle cause sociali cui tengono, riconoscendo il ruolo crescente dei social media per ottenere la parola in modo efficace, per aumentare il numero di persone disponibili a parlare di cause o problemi.
Ma il quadro risultante dalla ricerca svela anzitutto che la percentuale più significativa dell’attenzione e della veicolazione dei temi sociali più seguiti va agli animali (41%), incalzati dai bambini (37%). Più staccati salute (19%) e diritti umani (18%). Fanalino di coda di questa singolare classifica la violenza domestica (11%), disabili (8%), donne (7%) e rifugiati (1%).
Cosa vuol dire? Per usare il pragmatismo della rivista Businessweek, che ha subito commentato la ricerca, il risultato è uno solo: "Se Facebook e Twitter sono indicatori affidabili, contatti e amici ci stanno dicendo di lasciar perdere tutto il resto e prendere in considerazione la causa animale".
E pensare che c’è chi è ancora convinto che la dignità dell’uomo sia il primo valore…