BIRMANIA

Libertà di stampa. Per pochi

Solo 4 editori privati sono riusciti ad andare in edicola con i propri quotidiani a partire dal 1° aprile. Un’attesa lunga 50 anni. Le copie sono andate a ruba, a dimostrazione del desiderio di informazione non controllata dal regime. Persiste la censura preventiva: le pubblicazioni di carattere religioso o politico saranno le ultime a ottenere il permesso di diffusione libera

La stampa indipendente degli editori privati è tornata ad affacciarsi nelle edicole della capitale della Birmania a partire dal 1° aprile. Ma i problemi non sono finiti. I quattro quotidiani indipendenti "The Voice", "The Union", "The Golden Fresh Land" e "The Standard Time", espressione di diversi interessi politici, sono andati a ruba. C’è attesa anche per la versione quotidiana di "D-Wave", l’attuale settimanale di Aung San Suu Kyi. Per il momento, però, i giornali escono solo nelle edicole di Rangoon, date le difficoltà nella distribuzione. Sono tutti in lingua birmana anche se nel paese (circa 60 milioni di abitanti) convivono 135 etnie diverse che parlano lingue e dialetti diversi. Giornalisti ed editori birmani attendono anche una nuova legge sulla stampa che depuri il sistema da norme restrittive che, almeno sulla carta, sono ancora in vigore.

Autorizzazione per pochi e ostacoli per tutti. L’autorizzazione era stata chiesta da venticinque testate ma solo in 16 hanno ottenuto l’autorizzazione. Di queste, solo 4 sono riuscite a mettere insieme la struttura sufficiente per cominciare le pubblicazioni lo scorso 1° aprile. Gli ostacoli non mancano. Il passaggio da zero a 16 quotidiani comporterà un’inevitabile selezione delle pubblicazioni capaci di mantenere le pubblicazioni con continuità, dicono gli osservatori. Il costo del quotidiano è di 20 centesimi di euro ma il reddito pro capite annuo è di soli mille euro. "L’improvvisa domanda di giornalisti ha evidenziato anche la mancanza di talenti da formare, in un Paese fortemente gerarchico e privo di una tradizione di domande scomode al potere. Le arretrate infrastrutture birmane, dalla precaria rete elettrica alle strade disastrate, rendono al momento impossibile una diffusione nelle vaste aree rurali", si legge nei commenti della stampa occidentale.

Manca una nuova legge organica di settore. Malgrado le riforme, il settore rimane regolato da norme concepite dalla giunta militare. Una nuova legge organica è in via di preparazione, ma sarà comunque redatta dalla classe politica formatasi durante il regime. Negli ultimi mesi i giornalisti birmani hanno protestato contro una bozza che era stata preparata dal governo senza consultarli: reintroduceva la censura dalla finestra. In seguito alle lamentele, un ministro ha fatto capire che il testo sarà emendato.

Il processo di democratizzazione. Il governo aveva alleggerito la censura ad agosto del 2012, permettendo ai giornalisti di scrivere con una libertà impensabile sotto il regime militare. Resta tuttavia in vigore la Legge sulla stampa e la registrazione del 1962 (varata al momento del colpo di Stato del generale Ne Win), che sarà il riferimento sino a quando una nuova misura sarà approvata. Secondo le attuali regole, è prevista una pena massima di sette anni di carcere per le mancate registrazioni e il governo può revocare in qualsiasi momento le licenze.

L’informazione religiosa sarà l’ultima ad essere liberalizzata. La censura preventiva era stata già tolta per le canzoni, i racconti e ogni altra forma d’arte che potesse avere dei risvolti politici e sociali. Le pubblicazioni di carattere religioso o politico saranno però le ultime a ottenere il permesso di diffusione libera. Anche se, già lo scorso anno il vaglio preventivo era stato cancellato per giornali e riviste meno “sensibili” a livello ideologico, così come per i testi delle canzoni e le fiabe date alle stampe.

Le reazioni e le lacrime di editori e giornalisti. Dal giro di vite applicato dalla dittatura militare nel 1964, gli unici quotidiani ammessi erano quelli statali. Il "New Light of Myanmar", la versione in inglese, era un concentrato di paludati resoconti di visite ufficiali, in puro stile orwelliano. Dall’avvento del governo civile di Thein Sein nel 2011, grazie alle progressive aperture come l’abolizione della censura preventiva, il settore della stampa era stato rivitalizzato da un fiorire di pubblicazioni periodiche private. Una di esse, "Golden Fresh Land", appartiene all’editore 81enne Khin Maung Lay, che ha dichiarato: "Abbiamo aspettato questo giorno per mezzo secolo". Il suo quotidiano è stato diffuso in 80mila copie, esaurite nel giro della mattinata. Lay ha commentato: "Ciò mostra quanto le persone si siano sentite private di informazione quotidiana. Questa mattina non ho potuto far a meno di piangere". Entusiasta anche il caporedattore 42enne di un altro quotidiano in uscita per la prima volta, Kyaw Min Shwe: "Sono felice che stiamo finalmente stampando edizioni quotidiane, è un sogno che si realizza e un obiettivo che aspettiamo dal 2004". E sulla competizione con le testate governative, assicura: "Ho totale fiducia che possiamo competere in termini di contenuto e qualità delle notizie". Consapevole della novità nella concorrenza anche il giornale di Stato "New Light of Myanmar", che sta tentando una joint venture.