FRANCIA
All’Assemblea plenaria dei vescovi francesi, il cardinale André Vingt-Trois ha parlato del progetto di legge Taubira e dei rischi per la coesione sociale. Ha poi denunciato “la mutazione di riferimenti culturali”, di cui sono “un segno l’invasione organizzata e militante della teoria del genere in particolare nel settore educativo o, più semplicemente, il tentativo di negare qualsiasi differenza tra i sessi”
Un discorso importante, dal tono grave, quello pronunciato questa mattina a Parigi dal cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale francese, in apertura dell’assemblea plenaria dei vescovi. Un discorso anche molto atteso, visto che domani arriverà dal Senato in Assemblea nazionale il testo della legge che prevede il matrimonio e le adozioni per le coppie omosessuali. Un testo che è stato oggetto in questi ultimi mesi di un dibattito parlamentare molto veloce e, al tempo stesso, al centro di una forte opposizione da parte della società civile. A vari livelli si è mobilitata con manifestazioni, lettere aperte, conferenze stampa e in campo sono scese associazioni molto diverse tra loro. Venerdì scorso il testo della legge – presentato dal ministro Christiane Taubira – è stato approvato in Senato e inviato in seconda lettura in Assemblea nazionale. Per questo la prolusione del cardinale André Vingt-Trois era molto attesa. Tra l’altro, nel corso dell’assemblea, i vescovi francesi sono chiamati anche a eleggere il nuovo presidente della Conferenza episcopale francese e i due vice-presidenti. E il cardinale parigino non può essere rieletto.
Gestire le differenze tra gli individui "in modo pacifico e non violento". Ciò che preoccupa in modo particolare l’episcopato di Francia è la spaccatura che questa legge sta provocando nella società francese e la deriva verso quella che il cardinale ha oggi chiamato una "società" incapace di "omogeneizzare le differenze in un progetto comune". "I lunghi mesi di dibattito sul disegno di legge per il matrimonio omosessuale ha detto l’arcivescovo – hanno rivelato divisioni che erano prevedibili e annunciate". Sono "l’indicatore di una mutazione di riferimenti culturali. E ne è un segno l’invasione organizzata e militante della teoria del genere in particolare nel settore educativo o, più semplicemente, il tentativo di negare qualsiasi differenza tra i sessi". Il cardinale ha quindi parlato del "rifiuto della differenza come modalità d’identificazione umana, e in particolare della differenza sessuale". È dunque in atto in Francia un dibattito molto profondo che riconduce alla capacità o meno di gestire le differenze tra gli individui "in modo pacifico e non violento". "È così incalza l’arcivescovo che si prepara una società di violenza. Quello che già stiamo vedendo è l’impossibilità di accettare le differenze nella vita sociale e ciò sta conducendo verso la cristallizzazione delle rivendicazioni di piccoli gruppi". Insomma, argomenta l’arcivescovo, "la nostra società ha perso la sua capacità d’integrazione".
"Non possiamo tacere". Anche l’arcivescovo ritiene che il processo parlamentare che ha accompagnato la lettura e l’approvazione del testo di legge, abbia viaggiato su un binario troppo veloce. E che di fronte ai gravi problemi economici e sociali del Paese, "sarebbe stato più ragionevole o forse più semplice, non mettere in atto un simile processo". E aggiunge: "La mobilitazione dei nostri concittadini contro il progetto di legge è stato un bell’esempio dell’eco che le nostre preoccupazioni potevano avere su quelle di tutti" e "ridurre queste manifestazioni a una mania confessionale, retrograda e omofoba non corrisponde assolutamente a ciò che tutti oggi invece possiamo constatare". L’invito dunque dell’arcivescovo è di andare avanti: "Non possiamo restare muti di fronte ai pericoli. Come tacere se vediamo che i più fragili della nostra società sono minacciati". Il discorso del cardinale fa riferimento anche ai dibattiti in atto in Francia sulla ricerca sull’embrione umano, sull’eutanasia. Non vi è "nulla d’ideologico e politico" nelle posizioni della Chiesa. Più semplicemente conclude il cardinale – si tratta di mettersi sulla scia della nuova evangelizzazione perché "le nostre pratiche siano conformi a ciò che diciamo".