FRIULI VENEZIA GIULIA

Favorire le pari opportunità

Un sostegno a iniziative di associazioni, terzo settore e soggetti pubblici e privati

Aumentano le iniziative volte a favorire le pari opportunità in Friuli Venezia Giulia. Lo scorso 21 marzo è stato approvato dalla Giunta il nuovo regolamento regionale per l’erogazione dei contributi a sostegno d’iniziative – proposte da associazioni femminili di volontariato e di promozione sociale, dal terzo settore e da soggetti pubblici e privati – dirette a diffondere la cultura del rispetto tra i sessi e a garantire la piena realizzazione delle pari opportunità tra donna e uomo. Parallelamente è stato anche emesso un nuovo bando rivolto a Comuni e Province per la realizzazione di azioni volte a rimuovere gli ostacoli nelle pari opportunità. Nonostante la crisi in atto, le tematiche legate alle parità di genere e lavorative dimostrano quindi di tenere ancora il campo, segno di attenzione e voglia di agire da parte dell’amministrazione locale ma, allo stesso tempo, di una forte necessità da parte del territorio.Il nuovo regolamento regionale. La maggiore novità che emerge dal testo è la volontà di favorire la presentazione d’iniziative in forma associata: “Tale formula – commenta Fulvia Raimo, consigliera di parità della Provincia di Gorizia – si sta rivelando vincente, per cui è molto importante che la Regione la evidenzi e valorizzi. Mi domando, però, quale sia poi la capacità dei singoli di saper proseguire in forma associata; per risolvere questa difficoltà credo ci vorrebbe un piano territoriale più ampio”. Il regolamento individua due categorie per la presentazione delle domande: una per interventi orientati ad azioni sul versante della diffusione della parità di genere, l’altra riservata a progetti che puntano a rimuovere ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il raggiungimento della parità. Per il primo tipo di graduatoria sono previsti contributi fino 10 mila euro e fino al 70% del costo totale dell’iniziativa, mentre la quota restante potrà essere coperta da altri contributi o finanziamenti pubblici e privati. Per la seconda tipologia sono previsti invece contributi fino a 20 mila euro e fino al 90% del totale, mentre la quota restante sarà a carico del soggetto proponente. L’importo complessivo a disposizione è di 131.800 euro e il termine per la presentazione delle domande è fissato al 31 maggio 2013.Il bando per gli enti locali. Accanto al nuovo regolamento la Regione ha anche emanato il bando rivolto a Comuni e Province per la realizzazione di azioni volte alla rimozione degli ostacoli nelle pari opportunità, finalizzate al conseguimento di una condizione di uguaglianza. Non è stato posto da parte dell’amministrazione alcun vincolo su un tema specifico in base al quale elaborare i progetti, al fine di lasciare a Comuni e Province l’autonomia di proporre idee coerenti con quelle che sono le peculiarità del territorio; si tratta di un’opportunità per proporre iniziative che uniscano la finalità dell’uguaglianza di genere a quelle dello sviluppo e del lavoro. Anche per questo bando è prevista e favorita la possibilità per gli enti locali di presentare progetti in forma associata, con una copertura dell’importo fino all’80% e un ammontare massimo di 20 mila euro a proposta. Le domande di contributo – a sostegno delle quali è stato stanziato un fondo pari a 131.200 euro – dovranno pervenire in Regione entro il 30 aprile 2013.La situazione in Regione. “La crisi lavorativa sta inducendo lavoratori e lavoratrici a essere più ‘timorosi’ nel confrontarsi con l’azienda o i titolari – dice Raimo -, il che si traduce nel sopportare oggettivi atti di discriminazione. La tendenza da parte delle aziende è mettere in secondo piano le necessità di vita dei dipendenti, i quali si sentono in obbligo di corrispondere alla volontà dell’azienda e non a dare priorità ai loro bisogni”. “Credo che le pari opportunità saranno raggiunte soltanto quando le istituzioni risponderanno fattivamente con i servizi di cui ha bisogno la famiglia”, sottolinea Silvia Paoletti, presidente delle Acli provinciali di Gorizia. “È necessaria anche la domenica libera, giornata che la donna deve poter dedicare al nucleo familiare ed, eventualmente, avere uno spazio libero per se stessa”. Non da ultimo quindi emerge il problema della necessità di conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia: molte donne, dopo la gravidanza, si trovano costrette a lasciare la loro posizione lavorativa a causa dell’impossibilità di poter affidare i figli a parenti, baby sitter o asili nido. Per venire incontro a questa situazione la Giunta regionale ha recentemente trasmesso al Consiglio, affinché si possa esprimere la competente Commissione, il “regolamento recante misure, criteri e modalità per la promozione d’interventi diretti volti a consentire alle professioniste e ai professionisti di conciliare le esigenze lavorative con quelle della maternità e della paternità”.a cura di Selina Trevisan(17 aprile 2013)