CROAZIA" "
Nel forte astensionismo ignorato anche l’appello dei vescovi al voto
Un forte astensionismo. Questo il dato che emerge dalle prime elezioni europee croate. Solo il 20,74% dei cittadini si è recato alle urne, ribaltando tra l’altro le attese pre-elettorali. È stata, infatti, l’opposizione di centro-destra, il partito Hdz, con il 32,86% dei voti, a ottenere sei dei dodici seggi previsti, mentre ai socialdemocratici (Sdp), arrivati secondi, con il 32,07% dei voti spetteranno cinque posti. Solo un seggio è stato strappato dal Partito Laburista che ha ottenuto il 5,7%. Il socialdemocratico e primo ministro Zoran Milanović, alla luce dei risultati, ha dichiarato che “i politici dovrebbero riflettere sul perché di un’affluenza così bassa”, la quale è stata definita “deplorevole” da Hannes Swoboda, leader del gruppo dell’Alleanza Progressista di socialisti e democratici al Parlamento europeo, che ha aggiunto: “Mi auguro che l’imminente adesione della Croazia all’Ue e il lavoro dei neorappresentanti aumenteranno la partecipazione al voto alle elezioni del prossimo anno, quando tutti i 28 Stati membri dovranno eleggere un nuovo Parlamento”.
Una campagna elettorale nell’ombra. La bassa affluenza alle urne in Croazia è vicina al minimo storico, battuto solo da quello della Slovacchia nel 2009 che registrò il 19,63% dei votanti e vicino a quello della Polonia che nel 2004 arrivò a un 20,87% o a quello della Lituania che nel 2009 toccò appena il 20,98%. Diversi analisti sostengono che i croati non hanno ritenuto questa elezione importante visto che i neoeletti resteranno in carica meno di un anno. Innegabile però il disinteresse da parte dei media croati che hanno riservato pochissimo spazio a queste votazioni, ai 336 candidati e ai loro programmi. L’analista politico Zarko Puhovski sostiene che “invece di una campagna elettorale, abbiamo avuto settimane di virtuale silenzio elettorale”. Il governo socialista croato, notano gli esperti, paga anche per le sue politiche di austerità basate su nuove tasse e per i tagli agli stipendi nel settore pubblico. Misure pesanti per un Paese che ha raggiunto un tasso di disoccupazione del 22% in dieci anni. Il quotidiano croato “Jutarnji List” sostiene che si è trattato del “peggior risultato di Milanović dalle legislative del 2008” dovuto alla “disaffezione degli elettori centristi, alimentata dall’assenza di risultati concreti ottenuti dal governo”. Sempre il quotidiano sostiene che la scarsa affluenza è dovuta alla presenza “di candidati sconosciuti e a una campagna poco convincente, basata su elementi secondari come il salario dei deputati e la loro conoscenza dell’inglese”.
La voce dei vescovi cattolici. È rimasto inascoltato anche il messaggio inviato dai vescovi della Conferenza episcopale croata che, riunitisi in occasione della 46ª sessione plenaria (9-11 aprile), avevano esortano i fedeli a votare e a “esercitare i loro diritti civili, contribuendo in tal modo al bene comune e a esprimere il loro amore per la patria”. Allo stesso tempo invitavano anche alla “prudenza” e alla “responsabilità”. “Ci troviamo in un momento di grandi sfide a livello mondiale e alla vigilia dell’adesione all’Unione europea si richiede saggezza, competenza e gestione etica da parte delle autorità competenti per il bene di tutta la comunità” si leggeva nel comunicato stampa diramato dalla Conferenza episcopale. In quest’ultimo veniva anche sottolineata l’importanza di eleggere persone “che con coraggio siano in grado di difendere i principi cristiani”, sostenendo, in particolare “la salvaguardia della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, la dignità del matrimonio e della famiglia, il diritto dei genitori di decidere l’educazione dei loro figli, la giustizia sociale, il diritto di tutti al lavoro e ad una vita dignitosa, e la promozione della cultura e del ricco patrimonio spirituale della nazione croata nelle istituzioni dell’Europa centrale”.
Pro-Europa o euroscetticismo? Da parte dell’Ue i processi di apertura alla Regione Balcanica proseguono e in attesa del 1° luglio, quando la Croazia diventerà ufficialmente il 28° Stato membro, l’Alto commissario per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton ha in programma di recarsi in visita in settimana per valutare l’avvio dei negoziati di adesione con la Serbia, e, eventualmente, con il Montenegro. “Vado nei Balcani occidentali per rafforzare l’impegno dell’Ue a costruire una prospettiva europea nei Paesi di questa regione, incoraggiando i leader a continuare il processo di riforma e a promuovere relazioni di buon vicinato”, ha concluso la Ashton. Resta però da capire se la Regione Balcanica e, in primis la Croazia, sia davvero interessata a far parte dell’Ue o se l’ondata euroscettica che sta caratterizzando i Paesi europei, da ultimo la nascita di un partito anti-euro in Germania, avrà la meglio. Per il vicepresidente vicario del Parlamento, Gianni Pittella, questi segnali sono la “dimostrazione, anche dopo il voto in Italia e in Grecia, del vento di ostilità verso questa Europa che punta su una austerità cieca e sorda senza alcuna attenzione ai problemi sociali’.