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Chiese preoccupate per legge su discriminazione sessuale
La comunità religiosa dell’Ucraina si oppone alla "diffusione di un atteggiamento tollerante che si spinge fino all’approvazione dei rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso, promosso con il pretesto della lotta a favore dei diritti umani e della democrazia". È la reazione della gerarchia delle Chiese e dei credenti ucraini nei confronti del progetto di legge del Governo n. 2342, del 19 febbraio 2013. In particolare, il Consiglio dei ministri si propone di aggiungere una clausola all’articolo 2.1 del Codice del Lavoro dell’Ucraina, al fine di garantire pari diritti occupazionali a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Secondo l’Istituto per la libertà religiosa (Irf), è la prima volta che questo termine viene utilizzato nella legislazione ucraina.
Argomentazioni europee. Alcuni emendamenti all’articolo 60 del Codice di procedura civile dell’Ucraina introducono il principio della colpevolezza dell’imputato rispetto alla prova di una possibile discriminazione depositata agli atti, e l’obbligo di dimostrare il contrario in tribunale. Inoltre, si può far causa per motivi di discriminazione contro la Chiesa in quanto associazione religiosa, così come contro i sacerdoti. Ciò è dovuto al fatto che la legge "Sulla prevenzione e la lotta contro la discriminazione in Ucraina" ha esteso l’interpretazione del concetto di discriminazione. Allo stesso tempo, la legge si applica a tutte le persone fisiche e giuridiche che si trovano sul territorio dell’Ucraina. Infine, secondo la nuova legge, le persone colpevoli di aver violato la normativa in materia di prevenzione e lotta contro la discriminazione debbono rispondere in termini di responsabilità civile, amministrativa e penale. "Il fatto è che senza una legge che vieti la discriminazione contro le persone omosessuali, non possiamo neppure aspirare a stabilire un regime senza visti. Pertanto, credo che la volontà di un’ulteriore integrazione nell’Ue supererà le resistenze, e la legge passerà", ha dichiarato il responsabile del Ministero degli affari esteri ucraino, Leonid Kozhara, in un’intervista al quotidiano polacco "Gazeta Wyborcza".
L’inquietudine delle Chiese cristiane. L’iniziativa del governo ha sollevato preoccupazioni in molti credenti, nelle Chiese, nelle organizzazioni religiose e nelle organizzazioni civili pro-famiglia. Le Chiese cristiane in Ucraina sono preoccupate che le modifiche legislative siano finalizzate a proteggere le minoranze sessuali fino al punto in cui i cittadini che parlano pubblicamente a favore della famiglia tradizionale possano essere perseguiti. "La Chiesa non accetta l’introduzione di leggi che stabiliscano come diritto umano fondamentale qualcosa che è contro la natura umana e definito da Dio come un peccato grave. In particolare, le leggi che promuovono le relazioni omosessuali riconoscendo loro il diritto al matrimonio, dichiarando tali relazioni come del tutto normali, favorendo atteggiamenti positivi della società nei loro confronti e imponendo restrizioni e sanzioni a coloro che criticano gli stili di vita immorali", ha dichiarato il Santo Sinodo della Chiesa ortodossa ucraina a marzo, e la sua posizione è condivisa dall’intero Consiglio panucraino delle Chiese e Organizzazioni religiose (Auccro), che ha ufficialmente espresso preoccupazione nella seduta del 4 aprile, rispetto al fatto che il disegno di legge "fornisca effettivamente maggiori possibilità alla propaganda dell’omosessualità e limiti i diritti dei sostenitori della famiglia tradizionale". All’inizio di marzo, un disegno di legge alternativo è stato depositato in Parlamento dal rappresentante del presidente dell’Ucraina nel Consiglio supremo Yuriy Myroshnychenko e dal suo sostituto Oleksandr Myrnyi. La sua posizione, tuttavia, pur non contenendo minacce alla libertà di religione, introduce nella legislazione il termine "orientamento sessuale", che potrebbe creare una base per un suo ulteriore utilizzo nel processo legislativo.
Preoccupazioni che si avverano. Secondo il Servizio informazione religiosa dell’Ucraina, il presidente del Movimento ucraino per la Famiglia, Pavlo Unhurian, è preoccupato che "tutte queste iniziative legislative rappresentino una straordinaria minaccia per i valori tradizionali della famiglia e possano distruggere la famiglia ucraina e i fondamenti morali della nostra società". Come ha osservato, nei Paesi membri dell’Unione europea ci sono stati casi in cui i diritti dei credenti di esprimere opinioni religiose in materia di omosessualità sono stati considerati valide giustificazioni per porre un freno alla discriminazione. L’Irf cita come esempio il caso del vescovo battista evangelista Dale MacAlpine, che è stato arrestato in seguito alla sua dichiarazione pubblica relativa al fatto che l’omosessualità costituisca un fenomeno peccaminoso. Le autorità hanno agito sulla base delle norme in materia di responsabilità per "molestie, turbativa, o provocazione di sofferenza mentale". Nel luglio 2010, il Ministero dell’industria della Spagna ha multato con 100mila euro il gruppo mediatico spagnolo cattolico Intereconomía per aver trasmesso alcuni spot in difesa della famiglia tradizionale. Inoltre, ai sensi della legge svedese contro l’istigazione all’odio, per il pastore svedese Ake Green era stata chiesta la reclusione a un mese di carcere per aver condannato pubblicamente l’omosessualità in un suo sermone. Nonostante, alla fine, la Corte d’appello abbia assolto il pastore Green, gli attivisti europei dei diritti umani sottolineano la minaccia che pende su giornalisti, pastori e sacerdoti di essere perseguiti per il fatto di diffondere il Vangelo in Europa.