GIORNATA DELLA TERRA" "

Rimettere al centro questa attenzione

In 20 anni l’Italia ha perso il 15% delle terre coltivabili. Sergio Marini, presidente nazionale della Coldiretti: “È fondamentale che si celebri una Giornata che aumenta fortemente la sensibilità dei cittadini in tutto il mondo, sperando che anche le politiche rispondano a questa nuova attenzione”. In futuro “i Paesi come l’Italia, abituati a importare, avranno dei problemi”

L’Italia ha perso negli ultimi 20 anni il 15% della terra coltivata per effetto della cementificazione e dell’abbandono provocato da un modello di sviluppo sbagliato che ha costretto a chiudere 1,2 milioni di aziende agricole nello stesso arco di due decenni. Inoltre, nel 2012, si registra un aumento del 9% (rispetto al 2011) delle famiglie che hanno chiesto aiuto per mangiare: circa 3,7 milioni di persone assistite con pacchi alimentari e pasti gratuiti nelle varie mense (Caritas e altre organizzazioni di solidarietà). Sono gli allarmi lanciati dalla Coldiretti in occasione della 43ª Giornata mondiale della terra che si celebra oggi in tutto il mondo. Il Sir ha intervistato Sergio Marini, presidente nazionale della Coldiretti.

La popolazione mondiale aumenta, insieme alla temperatura globale, con gravi danni per l’agricoltura e l’alimentazione. Perché è importante celebrare la Giornata della Terra?
"Da agricoltori che vivono la terra in primissima persona pensiamo che la difesa della terra sia fondamentale, non solo dal punto di vista ecologico ma anche sociale. Tra una ventina d’anni mancherà cibo nel mondo. Dobbiamo porci il problema da un punto di vista economico e sociale. Il tema delle emissioni di CO2 è affrontato, discusso ma mai risolto. Poi rischiamo di giocarci la biodiversità. Perciò è fondamentale che si celebri una Giornata che aumenta fortemente la sensibilità dei cittadini in tutto il mondo, sperando che anche le politiche rispondano a questa nuova attenzione. In questo senso ho l’impressione che si sia un po’ persa, purtroppo a causa della crisi economica globale, la voglia di rimettere al centro questo tema".

In 20 anni l’Italia ha perso il 15% delle terre coltivabili: quali ripercussioni?
"L’Italia importa il 40% del cibo che consuma, sarebbe un’operazione un po’ criminale perdere altro terreno fertile. In una prospettiva globale in cui mancherà il cibo, perché aumenterà la popolazione mondiale e i Paesi emergenti consumeranno di più, o perché ci sarà la contrapposizione dell’uso di coltivazioni per fini alimentari o per le bioenergie, i prezzi saliranno. I Paesi come l’Italia, abituati a importare, avranno dei problemi. La cementificazione è poi un danno anche per gli aspetti di rischio idrogeologico, frutto di una mancata cura del territorio. Si sono perse terre coltivabili anche a causa dell’abbandono per mancanza di convenienza economica. In aree fortemente marginali, dove mancano i servizi, è difficile fare agricoltura. In quelle situazioni sarebbe invece importantissima la presenza di persone, famiglie, imprese che garantiscano la manutenzione del territorio".

Però, allo stesso tempo, si sta verificando un ritorno dei giovani all’agricoltura: può essere un potenziale motore di sviluppo?
"È vero. Nelle aree tradizionali dove non ci sono disagi particolari si nota un ritorno all’agricoltura perché in momenti di crisi l’economia reale conta di più. In Italia sta saltando il modello di sviluppo fondato sulle grandi industrie, sulle economie di scala, sulle produzioni a basso prezzo per competere. Prende piede, invece, il modello dell’Italia che fa l’Italia, mettendosi in competizione con prodotti di grande qualità fortemente ancorati al territorio. Sappiamo quali sono i punti di forza del Paese: territorio, cultura, storia, paesaggio, cibo e creatività. Questi aspetti creano un nuovo paradigma dello sviluppo dove c’è più cibo e più agroalimentare. Non a caso il cibo, dal punto di vista dell’esportazione, dell’occupazione, del fatturato, dà risultati soddisfacenti, perché è rappresentativo di un nuovo potenziale di sviluppo del Paese".

Materie prime a Km zero, orti domestici… questi nuovi modelli salveranno l’Italia?
"Questi nuovi modelli aiutano molto a comprendere il valore del cibo come bene comune, cultura, territorio, tradizione, identità e ambiente. Km zero significa alimentarsi meglio, creare lavoro e occupazione nel territorio, spendere di meno per i trasporti e inquinare di meno. C’è un concetto di qualità della vita e di sostenibilità molto più ampio. È un modello di vita che cerca di coniugare crescita, sviluppo, con la qualità e il benessere. Utilizzare prodotti non Ogm significa mantenere la biodiversità, un’ancora lanciata verso il futuro. Sono modi per rappresentare un’Italia diversa che ce la può fare, iniziando dalle piccole cose. I nostri farmer market sono stati frequentati, almeno una volta, da 21 milioni di italiani. È già un fenomeno di massa. La cultura della sana e corretta alimentazione, del valore del territorio e dell’ambiente che sta dietro al nostro progetto sta diventando un fenomeno diffuso".

Di contro, voi denunciate l’aumento di famiglie costrette a chiedere aiuti alimentari. Un dato molto grave…
"Il cibo è purtroppo un misuratore inquietante delle difficoltà delle famiglie. Ci preoccupa la maggiore richiesta. Se le famiglie si rivolgono sempre di più ad associazioni che operano in questo settore è evidente che il problema è serio. Ci sono troppe famiglie senza una fonte di reddito, pensioni troppo basse, troppi disoccupati. Il tessuto sociale che rimediava a inefficienze e iniquità dello Stato rischia di essere messo in discussione. Stiamo diventando un’Italia con tanta differenza tra i ceti sociali, una differenza che si fa sentire molto perché ci sono poveri veri".

Come valuta l’azione complessiva dell’ambientalismo cattolico?
"Penso che oggi il tema sociale abbia un po’ preso il sopravvento su quello ambientale. Questo è un peccato, perché i due temi sono collegati. Probabilmente i cattolici dovrebbero e potrebbero fare molto di più sull’ambiente che è il tema del futuro, importante quanto il tema sociale, che riguarda invece la nostra generazione".