BEATIFICAZIONE VICINA

Finalmente Romero

La gioia della Chiesa di San Salvador per la notizia trapelata dal Vaticano. Monsignor Gregorio Rosa Chavez: “È un grande regalo e una notizia molto importante per il Paese. Piano piano stiamo imparando a vivere come fratelli. Questa potrebbe essere l’occasione per favorire l’incontro e non la divisione”. Come Papa Francesco, anche Romero è “segno di una Chiesa povera per i poveri”

"Il tempo di Dio non è il tempo degli uomini. Il tempo di Dio è arrivato". Così, con grande commozione e felicità, monsignor Gregorio Rosa Chavez, 71 anni, vescovo ausiliare di San Salvador e amico di gioventù di monsignor Oscar Arnulfo Romero, accoglie la notizia che la causa di beatificazione dell’arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo 1980 durante una messa per mano degli "squadroni della morte", sarà sbloccata per volontà di Papa Francesco. L’annuncio è stato dato dal postulatore monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia. Mons. Rosa Chavez conferma che il presidente del Salvador Mauricio Funes sarà ricevuto a fine maggio in udienza privata da Papa Francesco, per ringraziarlo del suo impegno e "chiedergli che si concretizzi il prima possibile". La causa di canonizzazione è iniziata nel 1996 e nel 2006 è approdata in Vaticano. Mons. Romero, divenuto in America Latina il simbolo dei poveri e degli oppressi, venne assassinato da un sicario mentre sollevava l’ostia nella cappella dell’ospedale di San Salvador, perché le sue denunce contro il governo, le ingiustizie sociali e gli abusi dei militari disturbavano alcuni settori dell’estrema destra. Il mandante è stato individuato nel maggiore Roberto D’Abuisson, fondatore del partito Arena, che fondò i famigerati "squadroni della morte" durante la guerra civile. Il 24 marzo 2010, nel trentennale della morte di mons. Romero, il presidente Funes ha chiesto perdono a nome del governo per l’uccisione dell’arcivescovo. Nello stesso anno la testimonianza del capitano Alvaro Rafael Saravia, unico condannato per l’omicidio, ha confermato che fu "ucciso in odio alla fede".

La causa di canonizzazione dopo tanti anni di stallo si è sbloccata: presto Romero sarà beato. Speravate in questo colpo di scena?
"Ci speravamo ma non così presto. È bello che la notizia sia stata data la domenica del Buon Pastore. Romero è il pastore che, come Gesù, ha dato la vita per le sue pecorelle".

Ha avuto altre conferme dal Vaticano?
"Non ho un’altra fonte che lo confermi ma sembra che sia una notizia autentica. So solo che mons. Paglia aveva incontrato il Papa chiedendogli di sbloccare la causa, quindi è una continuazione di questa conversazione che è divenuta pubblica. Non possiamo dubitare della notizia".

È valsa la pena aspettare tanto?
"Sì era necessario che fosse chiaro il martirio di Romero. È morto per diffondere il Vangelo. Era importante che questo aspetto fosse totalmente chiaro. Il tempo di Dio non è il tempo degli uomini. Il tempo di Dio è arrivato".

Lei in gioventù ha lavorato molto con mons. Romero. Cosa vuole ricordare oggi?
"Ciò che mi colpisce di più è che questa notizia arriva durante il pontificato di Papa Francesco, che assomiglia tantissimo a mons. Romero. Questa semplicità, il contatto con la gente, la passione per l’evangelizzazione. Sono due pastori molto simili, segno di una Chiesa povera per i poveri. Vedo una sintonia totale tra Papa Francesco e mons. Romero".

Cosa significa per il popolo salvadoregno? Quali le reazioni dell’opinione pubblica?
"È un grande regalo e una notizia molto importante per il Paese. Tutti i mezzi di comunicazione stanno cercando dichiarazioni dalla Chiesa, e il presidente Mauricio Funes sarà dal Papa nel mese di maggio, per ringraziarlo per questa decisione. In questo momento c’è una polarizzazione terribile nella società. Piano piano stiamo imparando a vivere come fratelli. Questa potrebbe essere l’occasione per favorire l’incontro e non la divisione".

Come avete accolto Papa Francesco e cosa rappresenta per voi?
"Per noi è come se fosse un nuovo Concilio Vaticano II. Una nuova primavera della Chiesa. È il frutto del sangue dei martiri latinoamericani".