VESCOVI RAPITI IN SIRIA
Nella Domenica delle Palme, celebrata ieri dalle comunità ortodosse nel mondo, il messaggio di Giovanni X, patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente. “Condivido con voi il dolore”, scrive il patriarca, che è fratello di uno dei due rapiti. Ed aggiunge: “Questo appello include pure un fervente invito a trovare una veloce soluzione alla situazione del nostro amato Paese, la Siria”
Più i giorni passano, più la preoccupazione cresce e gli appelli si fanno disperati. Non sono stati ancora liberati i vescovi siro-ortodosso e greco-ortododosso di Aleppo, Mar Gregorios Yohanna Ibrahim e Boulos al-Yazigi, sequestrati lunedì scorso nel Nord della Siria, al confine con la Turchia. Si moltiplicano gli sforzi della diplomazia per liberarli: venerdì scorso, per esempio, il patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, Giovanni X, ha ricevuto nella sua residenza al Monastero Nostra Signora di Balamand in Libano, Inan Ozyildiz, ambasciatore di Turchia in Libano, chiedendo di "moltiplicare gli sforzi comuni, su tutti i piani, per il ritorno dei due vescovi rapiti il più rapidamente possibile e la liberazione di tutte le persone sequestrate". Nella vicenda è coinvolto anche il ministero degli Affari Esteri della Grecia che, nelle ore successive al sequestro, ha attivato un’unità di crisi in costante contatto, nel quadro dell’Unione europea e dell’Onu, con i Paesi della regione e con i due Patriarcati coinvolti. Nonostante gli sforzi finora compiuti, il ministero non è in grado di dare informazioni precise e chiede a tutti la massima attenzione nella gestione delle notizie. Il sequestro dei due metropoliti è avvenuto in un tempo particolare per le Chiese ortodosse che ieri hanno celebrato la "Domenica delle Palme", festività che le conduce alla Settimana Santa e alla celebrazione della Pasqua, domenica 5 maggio. Il patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, Giovanni X, fratello maggiore di uno dei due vescovi rapiti, ha scritto un messaggio carico di dolore ma anche di speranza, rivolgendo un appello forte alla comunità internazionale. È il Patriarcato greco-ortodosso di Antiochia a lanciarlo da Damasco, chiedendo al Sir la collaborazione a diffonderlo il più possibile.
L’appello alla comunità internazionale. "Colgo l’opportunità – scrive il Patriarca – per fare un appello alla comunità internazionale per stimolarla a fare ciò che può per liberare i rapiti la cui assenza è causa di dolore; affrettarsi a porre fine a questa tragedia è oltremodo essenziale per evitare tutti i rischi che potrebbero risultare dalle probabili conseguenze. Questo nostro appello include pure un fervente invito a trovare una veloce soluzione alla situazione del nostro amato Paese, la Siria; e ciò in segno di pietà per questo popolo, testimone di una cultura che gli proviene da una presenza umana di altissima qualità, da migliaia di anni, e per evitare conseguenze che possono avere ripercussioni si tutta la regione".
"Condivido con voi il dolore". La lettera di Giovanni X è intrisa del dolore di un popolo che dal 2011 è vittima di una guerra che, di anno in anno, si fa sempre più crudele e violenta. "Gli eventi politici – dice il Patriarca – attaccano come una tempesta le nostre patrie. Tutto ciò rende l’uomo delle nostre terre minacciato nel suo pane, nella sua casa, nella sua vita. Siamo passati al vaglio ogni giorno con l’uccisione e con il rapimento". L’ultima tragedia si è consumata lunedì scorso con il rapimento dei due metropoliti di Aleppo e l’uccisione del diacono che era alla guida della macchina dove viaggiavano. Giovanni X è stato colpito personalmente perché il vescovo Boulos al-Yazigi è suo fratello. "Condivido con voi il dolore", scrive nel messaggio. Ma i cristiani di Siria non vogliono cedere alla disperazione, perché "siamo figli della Resurrezione".
"Preghiamo Dio di togliere per tutti l’ingiustizia". "Il fatto di essere vittima di uccisione, di rapimento, il fatto che le nostre istituzioni vengono distrutte – si legge nel messaggio – non diminuisce la nostra volontà di conservare la nostra cittadinanza comune, la convivenza, l’adesione alle nostre patrie e la richiesta della verità e della giustizia per le nostre terre". Lo sguardo oggi della comunità greco-ortodossa e siro-ortodossa è rivolto alla Settimana Santa: "Rendiamo questo periodo più intenso del consueto di preghiere e suppliche – chiede il Patriarca -. Rendiamo più frequenti le nostre suppliche, affinché siano una testimonianza vive attraverso la quale preghiamo Dio di togliere per tutti l’ingiustizia, di donare il ritorno dei rapiti ai loro amati, la consolazione a quanti sono nella tristezza per la perdita dei loro cari e d’ispirare i duri di cuore, perché smettano di danneggiar l’uomo, il proprio prossimo".