CHIESE IN BREVE

Polonia

Essere per l’Europa, essere per la vita
In Polonia diciamo: “Se sei europeo, sii a favore della vita”. Lo afferma il coordinatore nazionale della campagna “Uno di noi”, Jakub Baltroszewicz. La Polonia è il primo Paese che ha raggiunto il numero minimo di 38.250 firme a favore dell’introduzione nell’Ue del divieto delle attività presupponenti la distruzione di embrioni umani. Baltroszewicz, che è anche membro del comitato esecutivo dell’iniziativa, considerando i dati che indicano già oggi come vicino ai 50mila il numero delle sottoscrizioni, prevede che ne saranno molte di più entro il mese di novembre prossimo, indicato come termine della raccolta. L’iniziativa “Uno di noi”, che tra gli altri viene promossa in Polonia anche dai Cavalieri di Colombo, assume un valore particolare se si considera che il Paese è al 212° posto fra i 224 per i quali è stato elaborato l’ultimo indice di natalità. L’episcopato polacco più volte si è rivolto al mondo istituzionale sottolineando la necessità di politiche a favore della famiglia ma tali appelli risultano poco efficaci in confronto alle “più mediatiche” e infinite discussioni sulla legalizzazione delle unioni di fatto o sul finanziamento da parte del sistema sanitario nazionale della fecondazione medicalmente assistita con il metodo in vitro. Intanto, le statistiche relative al desiderio di maternità delle donne polacche sono agghiaccianti: il 15% delle polacche tra i 18 e i 45 anni dichiara di non voler avere figli. Nella maggior parte dei casi la situazione economica costituisce il maggiore ostacolo ma non meno pesanti sembrano essere le difficoltà di conciliare il ruolo genitoriale con le attività professionali. La veridicità di tali affermazioni è comprovata dal dato che indica che un terzo delle donne tra i 18 e i 45 anni che ha avuto un figlio ha dovuto rinunciare al lavoro. Mentre una su dieci è stata addirittura licenziata al suo rientro al lavoro dopo il congedo di maternità. La terza ragione che sembra ostacolare la realizzazione del desiderio di maternità è la mancanza di un partner fisso (a prescindere dal carattere della coppia, fattivo o regolare).
I vescovi polacchi nei loro molteplici appelli a favore della famiglia sottolineano che nella situazione di crisi culturale e ideologica la famiglia invece di essere difesa costituisce spesso il bersaglio degli attacchi volti alla sua “ridefinizione come unione di due persone” che porta all’affievolimento dei legami tradizionali, diverse patologie, divorzi sempre più numerosi e alla mancata apertura dei congiunti al dono della vita.

L’Anno della fede nel nome di Adalberto
“In quest’Anno della fede possa Sant’Adalberto, oggi patrono del popolo polacco e di quello ceco, diventare anche il patrono dell’intera Europa centrale”. Così il cardinale Dominik Duka, primate della Chiesa ceca, durante le celebrazioni (27-28 aprile) in memoria di Sant’Adalberto, trucidato dai pagani nell’anno 997 sul territorio dell’odierna Pomerania. Poiché proprio quella parte del continente europeo, ha proseguito il presule indicando la Repubblica Ceca, quella Slovacca, la Polonia e l’Ungheria, è il territorio dell’opera missionaria di sant’Adalberto.
Anche il primate di Polonia monsignor Jozef Kowalczyk arcivescovo di Gniezno, la prima capitale della Polonia cristiana, salutando i presenti alla cerimonia tra i quali il nunzio apostolico a Varsavia monsignor Celestino Migliore, oltre 40 presuli polacchi e degli ecclesiastici della Germania, Romania e Repubblica Ceca, ha rilevato il legame tra le celebrazioni in onore del santo martire e l’Anno della fede. Il vescovo di Kalisz monsignor Edward Janiak celebrando sabato scorso i vespri solenni alla vigilia della festa di Sant’Adalberto ha ricordato che invece di perdere le energie nella lotta contro il male venendo a patti con il mondo bisogna riflettere come realizzare la nuova evangelizzazione che “avviene quando il mondo guardando la Chiesa vede una comunità degli uomini che si amano”.
Nel corso della liturgia solenne celebrata nella mattinata di domenica 28 aprile monsignor Wiktor Skworc, arcivescovo di Katowice ha osservato che il 40% dei polacchi di solito non partecipa alla liturgia domenicale e ha sottolineato l’importanza della domenica il cui carattere specificatamente festivo (non sempre rispettato) dovrebbe essere garantito dalle leggi che regolano i rapporti di lavoro. Il presule ha inoltre sottolineato la necessità del rispetto della gerarchia dei valori. “La persona viene prima del lavoro, e il lavoro prima del capitale”, ha detto monsignor Skworc che ha anche stigmatizzato il ritardo nei lavori parlamentari relativi alle dovute garanzie nei confronti dell’embrione umano. “Nonostante il Tribunale di Strasburgo già due anni fa abbia riconosciuto all’embrione umano la dignità pari a quella della persona umana” i parlamentari polacchi stentano a legiferare in materia, permettendo “degli abusi e la distruzione della vita già concepita”.