COPPIE A RISCHIO

Attraversare i conflitti

Alle Giornate internazionali Ficpm (Assisi) si discute della crisi delle unioni e dei matrimoni. E della possibilità di trasformare il dissidio in un’occasione di crescita, come persone e come coppia; il confronto poi con altri coniugi può creare una dinamica virtuosa di mutuo aiuto che aiuta a superare i momenti più difficili” “

"Il problema di fondo è l’idealizzazione dell’amore: non basta dire ti voglio bene, ma occorre dire voglio volerti bene". È questa l’analisi che fa dell’attuale stato di crisi delle coppie e dei matrimoni Marinella Gualchi che con il marito Enrico è la coppia presidente italiana dei Centri di preparazione al matrimonio (Cpm); proprio oggi si conclude ad Assisi la 47ª edizione delle Giornate internazionali della Federazione dei Centri di preparazione al matrimonio (Ficpm) che quest’anno è dedicata al tema "Facciamo pace?! Attraversare i conflitti in compagnia delle coppie".

"Revisione di vita". La Ficpm riunisce 11 paesi membri e alcuni associati: i gruppi Cpm attivi nel mondo sono circa 8mila. Considerando che in media ogni gruppo prepara ai matrimonio ogni anno 25 coppie di fidanzati, si possono stimare in 400mila i giovani che sono entrati in contatto con i Cpm; in Italia sono 200 le coppie in servizio attivo, presenti nelle diocesi di Torino, Pisa, Genova Siena e in alcune parrocchie della Campania, Puglia, Veneto e Lombardia. I gruppi Cpm sono formati da 5–6 coppie volontarie che lavorano in équipe con un sacerdote e si ritrovano con cadenza quindicinale partendo dal metodo della "revisione di vita" che si basa su tre step, vedere, nel senso di analizzare il problema sempre collegato al vissuto della persona, giudicare/discernere e agire. I gruppi che organizzano incontri di preparazione al matrimonio per coppie di fidanzati e conviventi a volte seguono le coppie anche durante i primi tempi della vita coniugale.

Ciò che è "ineliminabile". "Quello che abbiamo voluto mettere a fuoco con queste giornate internazionali – spiega Gualchi – è come prevenire piuttosto che sanare, difficilmente, una rottura, tenendo presente che il conflitto esiste ed è ineliminabile: quello che va capito è che può essere un’occasione di crescita, come persone e come coppia; il confronto poi con altre coppie può creare una dinamica virtuosa di mutuo aiuto che aiuta a superare i momenti più difficili". Il metodo proposto per questa terapia "preventiva" è quello di analizzare i motivi di conflitto, prendere spunto dalla Parola di Dio, e fare dei propositi di vita realizzabili. Per la presidente il problema principale delle coppie di oggi è l’individualismo: "se hai un litigio, significa che non ti ami più e allora è meglio lasciarsi: ma con il matrimonio sacramento si dà origine a un noi che supera l’individualità. Il punto è che non si può continuare ad agire come individui a se stanti sia nel matrimonio civile sia in quello religioso. Inoltre l’amore non è solo poesia, ma richiede volontà e impegno".

"Vi stavamo aspettando". Comunque, secondo Gualchi, è importante che nelle comunità ecclesiali prevalga verso le coppie un atteggiamento più di accoglienza che di giudizio: "In una realtà sociale in cui al corso per fidanzati arrivano coppie per lo più già conviventi non bisogna porre tanto l’accento sulla situazione ‘irregolare’, ma dire ‘Benvenuti vi stavamo aspettando’. In molte parrocchie un giorno alla settimana, nell’orario di ricevimento, ci sono le coppie dei nostri gruppi che accolgono coloro che chiedono informazioni sul matrimonio in chiesa proprio per farle sentire benvenute". D’altronde "l’intuizione che era alla base dei Centri di preparazione al matrimonio, che sono nati in Francia agli inizi degli anni ’50, è che della formazione dei fidanzati si dovessero occupare non tanto e non solo i sacerdoti ma coppie sposate con cui confrontarsi. Il corso di preparazione al matrimonio non deve essere un semplice adempimento burocratico ma un’opportunità per pensare al passo che si sta compiendo e ai valori sottesi".

a cura di Simona Mengascini