LA CAMPAGNA ''UNO DI NOI''

La Francia punta” “a 60mila firme

Quattro organizzazioni in campo, non solo confessionali: Fondation Jérôme Lejeune, Alliance VITA, le Associations Familiales Catholiques e il Comité Protestant Evangélique pour la Dignité humaine. Già raccolte in un solo mese 20mila firme. Caroline Roux, coordinatrice della campagna “Un de Nous”: “Il nostro orientamento è sensibilizzare l’opinione pubblica francese andando fuori dagli ambienti confessionali perché al centro c’è una questione di rispetto della dignità umana”

Un dibattito che in Francia non si è mai placato. La legge bioetica del 7 luglio 2011 ha mantenuto il principio che vieta la ricerca sull’embrione umano fissato dalle prime leggi risalenti al 1994. Nonostante però il divieto, ci sono stati negli anni tentativi per allargare con deroghe questo principio. L’ultimo è stato messo in atto da una proposta di legge presentata dal partito della sinistra RDSE. In marzo è arrivata al vaglio dell’Assemblea nazionale ma l’iter legislativo si è bloccato per la valanga di emendamenti presentati dal partito di centro-destra. L’obiettivo del provvedimento era quello di modificare la legge del 2011 affinché la ricerca sull’embrione umano venga autorizzata come principio e a condizioni ancora meno restrittive. In questo clima dunque particolarmente sensibile al problema, cade l’iniziativa europea "Un de nous": a sostenerla è un cartello di 4 associazioni, la Fondation Jérôme Lejeune, Alliance VITA, le "Associations Familiales Catholiques" e il "Comité Protestant Evangélique pour la Dignité humaine". Hanno unito le loro forze per onorare l’impegno preso, quello di raccogliere entro il 1°novembre 60mila firme. Ne hanno finora raccolte 20 mila. Ne parliamo con Caroline Roux, segretario generale di Alliance Vita e coordinatrice per la Francia dell’iniziativa europea "Uno di noi".

Sessantamila. Pensate davvero di riuscire a raccogliere così tante firme?
"Beh, sì. Speriamo proprio di arrivarci. Abbiamo già condotto azioni su questo tema che rimane una questione controversa in Francia: ad oggi vige il divieto di ricerca sull’embrione, con eccezioni e deroghe però che danno vita un regime che a noi sembra ipocrita. L’ultimo tentativo è stato una proposta di legge di un partito non maggioritario di sinistra, ma sostenuto dai socialisti che è stato poi bloccato in marzo dall’opposizione. Credo quindi che la Francia ritornerà su questo tema a breve".

Dopo l’approvazione del progetto di legge sul "mariage pour tous", la Francia appare molto divisa. Anche sulla protezione dell’embrione umano è spaccata in due?
"La domanda è estremamente complessa: perché riguardo all’embrione, la gente fa più fatica a capire le implicazioni della ricerca sull’embrione. Perché sono in gioco ragioni scientifiche presentate poi come vie per migliorare la qualità di vita dell’umanità. Allo stesso tempo, però, ci sono persone che si impegnano su questo fronte perché vedono le derive progressive di ciò che si tenta di fare sull’essere umano. Quindi, ripeto: raccogliere 60mila firme in Francia è possibile. Tra l’altro bisogna anche dire che non si tratta di una petizione, ma di un impegno cittadino con una firma di sottoscrizione alla quale bisogna aggiungere il numero della carta di identità o passaporto. E’ pertanto un po’ più complicato rispetto a una petizione. Ma questa difficoltà segnala anche che il numero delle firme raccolte merita di essere preso sul serio dall’Unione Europea".

A che punto siete arrivati allora?
"Siamo arrivati all’incirca a 20mila firma e tenete conto che siamo partiti a raccogliere le firme solo un mese fa, alla fine di marzo. Abbiamo cominciato tardi perché c’erano in Francia dibattiti aperti su molti fronti e soprattutto abbiamo cercato di agganciarci con l’attualità francese, riguardo proprio alla discussione sulla ricerca dell’embrione. Sono 4 le associazioni scese in campo per l’iniziativa: Alliance Vita, la Fondazione Jerome Lejeune che è impegnata nella ricerca e altre due associazioni più confessionali; la Confederazione delle associazioni familiari cattoliche e il Comitato protestante ed evangelico per la dignità umana".

Dunque la campagna travalica i confini delle appartenenze confessionali?
"Sì, il nostro orientamento è sensibilizzare l’opinione pubblica francese andando fuori dagli ambienti confessionali perché al centro c’è una questione di rispetto della dignità umana, che si radica nella lunga tradizione della bioetica francese".

Ma come avete fatto a raccogliere 20mila firme in un solo mese?
"Abbiamo messo in azione le nostre associazioni e le loro reti locali con persone che sono già mobilizzate su questo fronte. Abbiamo associazioni – come l’Alliance e le associazioni familiari – che in Francia hanno un’ampia diffusione con presenza in tutti i dipartimenti francesi".

Avete preferito la rete internet o la strada?
"Tutte e due. Abbiamo cominciato con Internet e oggi le nostre équipe nei diversi dipartimenti si stanno impegnando per far firmare le carte con banchetti sulle strade, con un approccio che cerca anche di spiegare le ragioni della firma. Ma su questo fronte abbiamo cominciato a lavorare solo da 15 giorni".

Avete trovato persone sufficientemente informate? E’ una campagna conosciuta o dovete fare anche un lavoro di tipo più informativo?
"Sì, alla fine è soprattutto un lavoro pedagogico. Lo stiamo facendo sfruttando la rete Internet con un sito dedicato interamente dedicato alla campagna – ‘www.undenous.fr’ – dove è possibile trovare tutte le indicazioni sull’evoluzione scientifica, sulla ricerca scientifica con un’argomentazione completa, con una rassegna stampa. Un lavoro di approfondimento perché la gente possa comprendere le ragioni per cui ci si oppone a questo tipo di finanziamento europeo".