SVOLTA IN CAMPANIA

Mai più feste popolari a rischio di camorra

I vescovi hanno messo a punto un documento che affronta il tema spinoso delle ricorrenze patronali, al centro di gravi fatti di cronaca e di tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata. Norme stringenti quelle presentate dal cardinale Crescenzio Sepe in “Evangelizzare la pietà popolare”. Mostrando di accettare il rischio dell’impopolarità, i presuli affermano che “non è concepibile che la festa religiosa si riduca a manifestazione paganeggiante, soprattutto con sperpero di denaro”

"Evangelizzare la pietà popolare. Norme per le feste religiose". Si chiama così il documento presentato ieri dal cardinal Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e presidente della Conferenza episcopale campana (Cec), insieme con i vescovi Michele De Rosa, Luigi Moretti, Beniamino Depalma, Ciro Miniero e Antonio Di Donna. La Campania è una Regione ricca di feste popolari, che registrano talvolta disfunzioni, che pertanto rendono la problematica molto delicata.

Il rischio di ingerenze malavitose. "Preoccupa, in particolare – ha spiegato il cardinal Crescenzio Sepe -, il rischio di un’ingerenza malavitosa, che con fermezza la Chiesa condanna e respinge. Tale ingerenza ovviamente può accadere nelle manifestazioni pubbliche (processioni e feste…)". Come non ricordare quello che è successo un anno fa a Castellammare di Stabia? 19 gennaio 2012: per le vie della città sfila la processione del patrono, San Catello. Una sosta arbitraria dei portatori della statua, a pochi metri dalla casa di un esponente della camorra locale, Renato Raffone; sosta, ovviamente, non autorizzata dall’allora arcivescovo di Sorrento-Castellammare, monsignor Felice Cece, fa infuriare l’allora sindaco della città stabiese, l’ex pm Luigi Bobbio, che si toglie la fascia e se ne va. Già nel maggio del 2011 (la processione di san Catello ha una versione invernale, in concomitanza con la festa liturgica, e una primaverile, in occasione della festa del patrocinio del santo) era accaduto un episodio simile. A maggio 2012 è stato necessario prendere un accorgimento, con il nuovo arcivescovo Francesco Alfano e il sindaco dietro la statua: i portatori sanno che se ci sarà la sosta incriminata il presule e il sindaco lasceranno la processione. Da allora, tutto fila liscio.

Solo parvenza di sacro. "Spesso le feste popolari nella nostra regione hanno solo la parvenza del sacro – denunciano i vescovi campani -; esse, svuotate del loro contenuto cristiano non rendono credibile la fede da parte dei lontani". Recentemente, ricordano, "le istituzioni civili preposte alla cura dell’ordine pubblico hanno emesso direttive, volte ad evitare tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nelle feste popolari e religiose". Esse chiedono controlli sulla posizione penale dei soggetti responsabili nelle feste e sulle fonti di finanziamento di queste. "Si comprende che è molto sottile la linea di confine tra la manifestazione religiosa e i festeggiamenti civili", osservano i presuli campani, ma ribadiscono che le feste religiose (in particolare le processioni) sono di "esclusiva competenza e autorizzazione dell’autorità ecclesiastica", che coinvolge, in genere, la forza pubblica locale per il necessario servizio di vigilanza e sicurezza. Inoltre, i vescovi distinguono queste feste dalle altre manifestazioni che nulla hanno di religioso e non sono riferibili all’autorità ecclesiastica, perché attengono ad appositi comitati, a consuetudini locali, a motivazioni culturali o folcloristiche.

Purificare e orientare nella giusta direzione. Un’altra processione sotto la luce dei riflettori è quella dei Gigli di Nola, soprattutto da quando un anno fa, a giugno, un prete cosiddetto "di frontiera", don Aniello Manganiello, ha tuonato contro la processione, che si tiene in occasione della festa di San Paolino, per la presenza, a suo giudizio, di persone legate alla camorra all’interno dei gruppi organizzatori. Il sacerdote in quell’occasione ha chiesto al vescovo addirittura di sospendere la festa. "Bisogna vigilare sulle possibili infiltrazioni, che vanno provate, mentre sparare a zero sull’intera comunità condanna tutti – ha affermato durante la presentazione monsignor Beniamino Depalma, vescovo di Nola- . Cancellare la festa non risolve il problema. Piuttosto, bisogna intervenire dall’interno purificandola e orientandola nella giusta direzione". Proprio quello a cui mirano le norme presentate dalla Cec.

Ecco le novità. I presuli hanno stabilito anche che "il soggetto principale dell’organizzazione delle feste popolari deve essere il Consiglio pastorale parrocchiale. Il Comitato della festa deve essere espressione di tale Consiglio e se ne assume la responsabilità, collaborando con le istituzioni civili circa i rischi di infiltrazione malavitosa". Il Comitato deve essere presieduto dal parroco e costituito da persone che si distinguono per impegno ecclesiale e onestà di vita. Non solo: il Comitato non dovrebbe essere permanente ma restare in carica per la sola celebrazione della festa. Il programma, poi, dovrebbe essere approvato dalla Curia in tempo congruo. Soprattutto, per superare le carenze di tali manifestazioni e perché i loro valori non vadano dispersi, "occorre un lungo lavoro di evangelizzazione e di purificazione". Tale lavoro deve essere accompagnato da norme precise, la cui applicazione può comportare anche "il coraggio della impopolarità", ammettono i vescovi. Insomma, ha chiarito il cardinal Sepe, "l’obiettivo principale è rinnovare la fede dei credenti e dare un senso più pieno a questi eventi". "La festa – suggerisce il documento – sia preparata con un ‘novenario’ o ‘settenario’ o ‘triduo’, dando ampio spazio all’ascolto della Parola di Dio, secondo un programma preparato dal Consiglio pastorale parrocchiale. Si concluda la preparazione con un gesto di solidarietà all’interno o anche fuori dei confini parrocchiali". Il momento ludico-esterno è un "elemento importante della festa e non va staccato dal momento religioso", ma "non è concepibile che la festa religiosa si riduca a manifestazione paganeggiante, soprattutto con sperpero di denaro. L’equilibrio dei due poli della festa (quello celebrativo e quello ludico) è frutto di sapiente dosaggio". Un altro aspetto importante è quello economico: "Non è lecito attaccare denari alla statua che peraltro non può essere messa all’asta e trasportata dai migliori offerenti. Non è consentito ugualmente raccogliere offerte e fermare la processione mentre si sparano fuochi artificiali".

a cura di Gigliola Alfaro