MESSINA/PARROCCHIA PER LA VITA
Nella parrocchia di san Gabriele dell’Addolorata la raccolta delle firme per la campagna “UnodiNoi” è già cominciata. In prima fila il parroco, padre Tonino Schifilliti, con il gruppo di Rinnovamento nello Spirito Santo: “Non dobbiamo pensare che certi valori siano solo appannaggio di chi crede. Conosco coppie che non frequentano la chiesa, ma sono sposi e genitori di grande maturità. Sono sicuro che se venissero invitati a firmare lo farebbero senza indugio”
Padre Tonino Schifilliti è il parroco della chiesa di san Gabriele dell’Addolorata a Messina, in una zona nuova della città. Segue la comunità parrocchiale sin dal 1973, quando venne ordinato sacerdote ad appena 28 anni. Allora si celebrava messa in un vano-bottega, perché mancava una struttura adeguata. Poi, nel 1985, è stata finalmente costruita la chiesa, e così hanno preso il via le prime attività parrocchiali. Dopo la costituzione dell’Azione cattolica, nel 1986 è stata la volta del gruppo di "Rinnovamento nello Spirito Santo", nato per iniziativa degli stessi parrocchiani, che già frequentavano il movimento in un’altra sede. All’inizio un po’ scettico, padre Schifilliti si è presto appassionato a quest’esperienza di forte evangelizzazione, tanto da essere oggi l’assistente spirituale del movimento per l’intera diocesi. "Non ho risposto subito alla chiamata dello Spirito Santo – confessa scherzando ma poi me ne sono perdutamente innamorato. Dopo un ciclo di esercizi spirituali a Napoli ho capito che mi sarei dovuto impegnare in prima persona. Da lì ho costituito un gruppo di Rinnovamento nella mia parrocchia, e poi, negli anni, ho condotto lungo questa strada parecchie persone". A padre Schifilliti il Sir ha chiesto di raccontare l’impegno della sua comunità per la campagna "Uno di noi", in difesa dell’embrione umano.
Padre, come è venuto a conoscenza di questa iniziativa?
"È stata una volontaria a parlarmene, prima ancora di ricevere informazioni dalla mia diocesi. L’idea mi è subito piaciuta, trovo che sia una battaglia importante e non voglio che passi sotto silenzio. Per questo ho subito predisposto i moduli per le firme, e domenica allestirò un banchetto fuori dalla chiesa. Inviterò i fedeli a far circolare i moduli anche fuori dal contesto ecclesiale, magari nei rispettivi luoghi di lavoro, per far conoscere l’iniziativa a chi non frequenta la parrocchia".
In che modo spiegherà la raccolta firme ai suoi parrocchiani?
"Partirò da una coincidenza significativa, cioè la festa della mamma che si celebra proprio il 12 maggio. Dobbiamo essere grati per la vita che abbiamo ricevuto in dono, pur con le sue difficoltà e sofferenze. Per questo, a nostra volta, siamo in dovere di farci promotori della vita. Spiegherò quindi nei dettagli la proposta alle istituzioni europee di tutelare gli embrioni umani e di bloccare i fondi destinati alla loro sperimentazione e distruzione. Cercherò di far capire che gli embrioni hanno una dignità: noi per primi lo siamo stati! Non dimentichiamolo. Lo farò con molta semplicità, parlando in positivo".
Non è facile sensibilizzare la gente sui temi della vita…
"Purtroppo no, soprattutto perché c’è il rischio di scontrarsi con la sensibilità di qualcuno, in particolare delle donne che hanno vissuto la tragedia dell’aborto. Molte di loro, però, dopo questa terribile esperienza, si ritrovano a fare volontariato nei centri di aiuto alla vita: penso che impegnarsi a tutela del nascituro possa essere un buon modo per sanare le ferite. In generale, vorrei far capire che l’impegno non riguarda solo i vertici della Chiesa e i Movimenti per la vita, ma anche le persone comuni. La raccolta firme è una grande occasione di mobilitazione che parte dal basso".
Vivendo quotidianamente la realtà della parrocchia, ha notato un calo nelle nascite negli ultimi anni?
"Sì, lo noto soprattutto con i bambini che si preparano a ricevere la Prima comunione: ogni anno sono sempre meno. Aggiungo però una cosa: molte coppie che ho seguito in parrocchia sono arrivate anche al terzo figlio, e io ho cercato di aiutarle spiritualmente e psicologicamente. Di solito ci si ferma a uno, al massimo a due figli; però, con l’amore e il sostegno, il terzogenito si accoglie con fiducia".
Come presenterà l’iniziativa "Uno di noi" ai membri di Rinnovamento nello Spirito?
"Li incontrerò, domani, per il nostro consueto appuntamento settimanale e ricorderò loro che è lo Spirito Santo a donarci la vita, sin dal concepimento, per cui non possiamo impedire che questo cammino naturale faccia il suo corso. Lo Spirito aleggia forte già al momento della fecondazione, già nell’embrione. Il gruppo di Rinnovamento nella mia parrocchia è composto da una settantina di persone, ed è molto attivo: sono sicuro che parteciperanno numerosi. Certo, essendo persone che frequentano la chiesa, con loro parlare di certi temi è indubbiamente più facile".
Pensa che la difesa della vita possa essere un argomento condivisibile anche dai non credenti?
"Sì: tutto dipende dalla sensibilità delle persone. Non dobbiamo pensare che certi valori siano solo appannaggio di chi crede. Conosco coppie che non frequentano la chiesa, ma sono sposi e genitori di grande maturità. Sono sicuro che se venissero invitati a firmare lo farebbero senza indugio, perché questa tematica riguarda la coscienza comune".
a cura di Graziella Nicolosi