EDITORIALE" "
Cipro, uno scoop giornalistico e le banche offshore
La crisi finanziaria di Cipro si è dimostrata essere un caso particolare di una più ampia crisi della finanza e dell’etica.
Nessuno emerge glorioso dal maltrattato processo del piano di salvataggio di Cipro. Un primo piano per un sistema graduale di perdite forzate (“haircut”) per tutti i titolari di conti correnti bancari era stato respinto dal Parlamento cipriota, per essere sostituito da un piano B, che ha risparmiato i piccoli clienti, ma ha colpito i conti superiori ai 100mila euro. Questo secondo piano, che ha coinvolto in particolare investitori russi, ha riscosso poca simpatia, considerata la reputazione di Cipro come un paradiso fiscale offshore.
Il caso di Cipro è stato emblematico – considerando che il deficit di capitale è stimato circa la metà del Pil totale cipriota – e l’impatto economico sarà profondo. D’altro canto, la struttura bancaria di Cipro è solo un caso in un fenomeno globale. Le banche di Cipro erano cresciute grazie alle agevolazioni nel settore finanziario offshore. Con una popolazione di 860mila abitanti, Cipro ha 320mila imprese registrate, comprese le società di comodo. Sedi offshore concorrenti ci sono saltate dentro, attirate da questo business lucrativo.
A questo punto, la prospettiva europea (ma non quella cipriota) sulla crisi è cambiata radicalmente. Improvvisamente, ma ormai troppo tardi, l’intero torbido settore bancario off-shore è stato esposto alla ribalta, dal momento che il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (Icij), fino ad allora poco noto, ha reso pubblica l’esistenza di circa “120mila società e trust off-shore, esponendo affari nascosti dei politici e dei mega-ricchi di tutto il mondo”.
Di poco successivo alla legge statunitense per combattere l’evasione fiscale da parte di residenti Usa (Foreign Account Tax Compliance Act), questo scoop giornalistico sembra aver spinto i regimi segreti bancari come quello del Lussemburgo a concordare, “a partire dal 2015”, lo scambio con le autorità fiscali interessate delle informazioni sui clienti stranieri. I governi di Francia, Italia, Germania, Spagna e Regno Unito hanno proposto alla Commissione europea – non spontaneamente, ma in risposta all’iniziativa della Commissione del dicembre 2012 – un regime “pilota” di trasparenza fiscale reciproca. La proposta ha limiti rigorosi, essendo orientata a proteggere le banche, non a indebolirle. Non ci aspettiamo che le banche europee rendano pubbliche in tempi brevi informazioni sui depositi degli sceicchi del petrolio, oppure sui frutti della fuga di capitali dall’Africa.
Le conseguenze di queste rivelazioni terranno occupata l’Ue per i mesi a venire. Europe Infos prossimamente cercherà di proporre alcune riflessioni etiche, che sono numerose e motivo di vertiginose. Tre in particolare, urgenti e intriganti, servono ad illustrare la portata della sfida.
1 – Il settore finanziario off-shore esiste per evitare le tasse e per nascondere i fondi, in particolare alle autorità fiscali. Le banche sono intermediari necessari in questo processo. Le principali banche sono state salvate con denaro pubblico, eppure, vengono foraggiate per compiere una pratica che priva i governi di finanziamento. Come affrontare questo problema?
2 – Un regolamento, se pure essenziale, non può mai essere una soluzione definitiva. Le grandi compagnie e i “consulenti fiscali” specializzati precederanno sempre le autorità di regolamentazione sebbene da ora in poi avranno una certa dose di comprensibile preoccupazione. Gli abusi sono sempre probabili dal momento che le autorità non sono necessariamente dei modelli in fatto di moralità. Un eccesso di regole paralizza l’industria. Eppure non è ragionevole ridurre la redditività delle banche per salvaguardare la loro affidabilità?
3 – Come ha raccolto le informazioni il Icij? I dati sono stati “rubati”? Se sì, in che misura è lecito infrangere la legge, al fine di rivelare un’illegalità? Quali dati privati devono essere coperti da tutela legale? Gli informatori sono colpevoli, o sono benefattori pubblici?
Citando un detto della saggezza popolare, un vescovo anglicano del XIX secolo ha efficacemente detto: “L’onestà è la miglior politica: ma questo non è il motto di un uomo onesto”. Né le banche né i governi possono fare a meno di una “virtù etica”.