CHIESE IN BREVE" "

Ucraina, Slovacchia, Lituania

Ucraina: fatti storici contro miti
La memoria è in gioco in Ucraina, perché due campi contrapposti credono solo nella veridicità del loro pensiero e ignorano tutto ciò che l’avversario ha da dire. La diffusione di tale “verità” è vera soltanto per una determinata comunità. Il suo valore non consiste nella conformità ai fatti, ma nella capacità di mantenere l’esistenza di questa comunità e di mobilitarla per determinate azioni. Questo porta alla creazione di miti storici che sostituiscono i fatti storici, e ciascun campo si fa vittima dell’aggressione dell’avversario. È l’opinione espressa da un docente associato di storia ucraina moderna e contemporanea presso l’Università Cattolica Ucraina (Ucu), Oleksandr Zaiets, durante il convegno nazionale “Seconda guerra mondiale o Grande guerra patriottica? Versioni della memoria storica” che si è svolto il 26-27 aprile a Lviv, con la partecipazione di storici provenienti da varie regioni dell’Ucraina. Yaroslav Hrytsak (Ucu) ha parlato di una guerra dei 30 anni del XX secolo, il che significa interpretare la Seconda guerra mondiale come un’estensione della prima guerra mondiale. Per Zaiets, “di questo si parla raramente in Ucraina, ma gli storici inglesi e tedeschi includono nel concetto di guerra dei 30 anni non solo la prima e la seconda guerra mondiale ma anche tutte le guerre nel periodo intermedio: la guerra civile spagnola, le guerre sovietico-ucraina, polacco-sovietica, ucraino-polacca, nonché l’Holodomor (genocidio per fame, ndt) del 1932 -1933 in Ucraina”. Maksym Hon, dell’Istituto statale di studi umanistici Rivne, ha parlato della memoria storica come di una delle pagine peggiori della Seconda guerra mondiale, l’Olocausto: “Mentre i Paesi dell’Europa orientale, liberati dal dominio socialista e comunista, fanno di tutto per rendere onore alle comunità ebraiche che vivevano sul loro territorio e sono state distrutte durante la seconda guerra mondiale, in Ucraina questa questione è emarginata. Soltanto in poche città sono state installate lapidi che segnano la collocazione dei ghetti ebraici”. Al termine della conferenza i partecipanti si sono trovati d’accordo sul fatto che oggi è necessario “dissacrare, demitizzare, depoliticizzare la memoria storica in modo che gli storici possano lavorare sui fatti e non su miti storici”.

Slovacchia: pellegrinaggio reliquie san Bosco
Circa 100mila fedeli hanno venerato le reliquie di san Giovanni Bosco durante un pellegrinaggio di tre settimane in Slovacchia, che si è concluso il 1° maggio. Le reliquie hanno fatto tappa in 24 città di tutte le diocesi, tra cui la più grande zona residenziale Rom a Kosice e il carcere minorile di Sucany. “Il mio desiderio è che queste reliquie portino un rinnovamento spirituale in tutta la famiglia salesiana e che mostrino uno stile di vita a tutti i giovani”, ha detto il provinciale dei Salesiani in Slovacchia, p. Karol Maník, esprimendo la sua soddisfazione per il grande interesse dei fedeli per il messaggio di questo sacerdote italiano, la sua opera e il suo grande sogno di aiutare ed educare i giovani. Il pellegrinaggio delle sue reliquie in Slovacchia si è svolto nel quadro di un grande tour mondiale che ha toccato America del Sud, del Nord e centrale, Africa, Asia e diversi Paesi europei. Il 1° maggio le reliquie sono state consegnate ai Salesiani in Slovenia.

Lituania: i veri operatori di pace
Il 23 aprile monsignor Gintaras Grusas ha assunto la carica di arcivescovo metropolita di Vilnius, in Lituania. La celebrazione eucaristica per l’occasione ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti della Chiesa e della società, tra cui la presidente della Lituania, Dalia Grybauskaitė, e il suo predecessore, Valdas Adamkus. Mons. Grusas assume la carica in seguito alle dimissioni del cardinale Juozas Backis, che ha raggiunto l’età di 75 anni, in conformità con il diritto canonico. Il nuovo capo dell’arcidiocesi ha parlato della nuova fase del pellegrinaggio della Chiesa cattolica di Vilnius, che – secondo le sue parole – non è facile, come testimoniano la storia della Lituania e la vita del patrono dell’arcidiocesi, san Giorgio, soldato e martire. “I veri operatori di pace non sono dei pacifisti che consentono agli altri di fare ciò che vogliono. Sono soldati che, con coraggio, affrontano gli attacchi per proteggere e preservare la Verità, anche a costo della propria vita”, ha detto mons. Grusas, il quale ha aggiunto che la storia nazionale ha avuto molti operatori di pace di questo tipo. Parlando della libertà della Lituania, ha sottolineato che l’indipendenza non consiste solo nel dichiararla, ma anche nella personale comprensione della libertà da parte di ogni cittadino. L’arcivescovo ha invitato i fedeli a porre l’accento sulla “libertà spirituale” donata da Cristo, che dovrebbe essere al centro della nostra vita, soprattutto durante l’Anno della fede. Mons. Grusas ha parlato della necessità di una nuova evangelizzazione e del rinnovamento interiore di ogni persona, di cui debbono dare per primi l’esempio i vescovi, i sacerdoti, il clero e i fedeli, in modo che “ognuno possa testimoniare il Cristo, camminare sulla strada della perfezione e aiutare gli altri”.