LA CINA NON SI SMENTISCE
Violato l’accordo che prevedeva lo stop alle persecuzioni nei confronti dei familiari di Chen Guangcheng, il non vedente esule negli Stati Uniti
L’accordo tra il Governo cinese e gli Stati Uniti – che consentì un anno fa al dissidente non vedente Chen Guangcheng di ottenere un visto di studi e la relativa autorizzazione alla partenza per gli Stati Uniti – prevedeva l’interrompersi delle persecuzioni psicologiche e delle violenze ai danni dei suoi familiari. Invece, continuano. Anche attraverso minacce a sua moglie, Ren Zongju e ad alcuni suoi nipoti, uno dei quali è stato condannato a oltre tre anni di carcere, con l’accusa di aver minacciato un funzionario del Partito comunista durante la fuga dello zio. Vengono distribuiti volantini e manifesti, nei quali i fratelli Guangcheng vengono definiti "traditori del popolo", oltre a sostenere che hanno collegamenti con i "diavoli stranieri" e con le forze indipendentiste di Taiwan. La casa dove risiedono i familiari viene bersagliata da lanci di pietre. Animali vengono impiccati nella proprietà, insieme con soldi finti che si usano per bruciare i morti. Secondo il Hric (Human Rights in China Ngo) , "questa è una maledizione e una minaccia utilizzata dagli abitanti locali, ma significa morte e trasmette l’idea che uccidere la persona è facile come uccidere un pollo o un’anatra".
La sua storia. Chen Guangcheng non vede dalla nascita. Nel 1994, viene accettato alla scuola superiore per non vedenti di Qingdao e impara a leggere e a scrivere. Deve lottare per questo, perché, nonostante in Cina vi sia una legge del 1991 che prevede "la protezione delle persone fisicamente handicappate", esentandole dal pagamento delle tasse, anche quelle scolastiche, la scuola vuole fargli pagare l’iscrizione. Chen si ribella e denuncia la scuola per violazione dei diritti dei disabili. Vince. Riesce a laurearsi in medicina e torna nel suo villaggio, con l’obiettivo di affermare i diritti negati. Di tutti. La sua gente, lo chiama "l’avvocato": studia legge in maniera autodidatta e studia, con l’aiuto dei suoi quattro fratelli, la legislazione vigente. Diventa famoso. I suoi guai cominciano quando decide di occuparsi della situazione delle donne della municipalità di Linyi, che avevano già avuto due figli e che vengono costrette all’aborto o alla sterilizzazione forzata. Chen organizza una sorta di class action – offre consigli legali, compilando proteste e denunce alla magistratura – e denuncia circa 130mila casi di operazioni illegali, conseguenza della solerzia e dell’interesse dei funzionari locali al raggiungimento degli obiettivi del controllo delle nascite, decisivo per la loro carriera. Per questa battaglia, Chen viene intervistato dalla rivista "Time" e, alla fine, la Commissione nazionale per la pianificazione famigliare gli dà ragione, senza peraltro preoccuparsi di tutelare né lui né i suoi familiari. Con vari pretesti, viene imprigionato più volte, fino a quando, nel giugno del 2006, le autorità dello Shandong lo condannano a 4 anni e 3 mesi con l’accusa di aver danneggiato immobili e per aver organizzato una manifestazione non consentita. Nello stesso anno, la rivista "Time" lo include nella lista dei cento "eroi e pionieri" che hanno migliorato il mondo. Chen sconta per intero la sua pena ed esce di prigione nel mese di settembre del 2010, dopo 51 mesi di reclusione. Durante la detenzione, viene più volte torturato e privato di qualsiasi cura medica. Pur avendo scontato la pena inflittagli, viene posto agli arresti domiciliari, insieme ai suoi familiari.
La Cina ha disatteso gli accordi. Dagli arresti domiciliari, Chen riuscì a fuggire un anno fa. Si recò a Pechino e chiese asilo all’ambasciata degli Stati Uniti. A seguito di minacce alla sua famiglia, accettò di uscirne, chiedendo alle autorità cinesi di recarsi negli Stati Uniti per qualche tempo. Fu siglato un accordo e la Cina s’impegnò ad evitare di praticare persecuzioni contro i suoi familiari, che invece sono riprese, tanto che Reggie Littlejohn, presidente dei "Diritti delle donne senza frontiere", nei giorni scorsi ha dichiarato: "Queste molestie ed arresti sono stati chiaramente progettati per far tacere Chen Guangcheng, che rappresenta una delle voci principali nel mondo che denunciano la brutalità di questo regime. Esortiamo il presidente cinese Xi Jinping a porre fine alle molestie dei parenti di Chen Guangcheng".