FESTA D'EUROPA
Viviane Reding illustra le “azioni” indicate dalla Commissione Ue per rendere concreti i diritti fondamentali degli europei e le opportunità offerte dalla “casa comune”. Si dice preoccupata dal crescere di populismi e nazionalismi e afferma: “La politica risponda alle attese dei cittadini”
"La fiducia dei cittadini nelle istituzioni politiche è in forte calo. Occorre ridare credibilità" ai governi nazionali, alle istituzioni regionali e locali, così come a quelle europee, per "riavvicinare i cittadini alla politica", alla partecipazione democratica e al "progetto europeo". Viviane Reding, lussemburghese, commissaria Ue alla giustizia, cittadinanza e diritti fondamentali, nonché vice presidente dell’Esecutivo di Bruxelles, è una politica tenace, un’europeista convinta. Il suo impegno per diffondere il "verbo europeo", per contrastare ogni forma di minaccia ai diritti fondamentali, ogni ferita inferta ai trattati comunitari, è proverbiale, così come i suoi scontri verbali con politici di ogni calibro e nazionalità. Alla vigilia del 9 maggio, Festa d’Europa (a ricordo della Dichiarazione Schuman del 1950, ritenuta la pietra miliare dell’integrazione), ha presentato il secondo Rapporto sulla cittadinanza dell’Unione 2013, con 12 nuove azioni per rendere i diritti iscritti nei trattati una realtà quotidiana.
Ostacoli da superare. "Ancora oggi i cittadini europei incontrano ogni giorno ostacoli al pieno esercizio dei loro diritti", sostiene con forza Viviane Reding. La sua relazione sulla cittadinanza individua le azioni concrete "volte ad aiutare gli europei a fare un uso migliore dei loro diritti, dalla ricerca di lavoro in un altro Stato membro alla partecipazione alla vita democratica". Si tratta, a suo avviso, "soprattutto di facilitare il lavoro e la formazione in un altro Stato dell’Unione, di favorire le persone con disabilità, di ridurre pratiche burocratiche eccessive per chi vive e viaggia nell’Ue, di eliminare gli ostacoli al commercio transfrontaliero". Con questa relazione – la precedente risaliva al 2010, mentre quella del 2013, stilata nell’Anno europeo dei cittadini, assume un valore emblematico – la Commissione "ha voluto rispondere alle tante segnalazioni di cittadini frustrati dagli ostacoli con cui si scontrano quando viaggiano, soggiornano o fanno acquisti" fuori dal loro Paese d’origine.
Le proposte operative. Per rafforzare dunque i diritti dei cittadini, il Rapporto identifica fra l’altro 12 nuove azioni in sei ambiti diversi delle competenze comunitarie. Si tratterebbe anzitutto di rimuovere difficoltà e impedimenti che gravano su lavoratori, studenti e tirocinanti: in particolare "per i disoccupati che cercano lavoro in un altro Stato Ue, va verificata la possibilità di estendere il sussidio di disoccupazione percepito nel Paese d’origine oltre gli attuali 3 mesi obbligatori, in modo da aumentare la mobilità dei lavoratori"; occorre inoltre un "quadro di qualità per i tirocini", che "precisi diritti e doveri delle parti ed eviti un uso improprio del tirocinio come lavoro non retribuito". Segue l’indicazione di ridurre la burocrazia negli Stati membri (facilitare il riconoscimento dei documenti di identità e di soggiorno; rendere più facile il valore, nei 27 Stati, dei certificati di revisione e controllo tecnico delle auto…). Importante, inoltre, la "tutela dei più vulnerabili all’interno dell’Unione", mettendo a punto, ad esempio, una tessera europea di disabilità riconosciuta da tutti gli Stati, "permettendo a 80 milioni di disabili di beneficiare all’estero dei vantaggi delle tessere nazionali". Seguono, specifica Reding, altre proposte per eliminare gli ostacoli agli acquisti transfrontalieri e on line; per promuovere la diffusione di informazioni accessibili e mirate sull’Unione; così pure per potenziare la partecipazione dei cittadini al processo democratico ("fare in modo che i cittadini possano esercitare il diritto di voto alle elezioni nazionali del Paese di origine una volta trasferitisi in un altro Stato").
L’ultima spiaggia? Reding non si sottrae alle domande. In Europa resta il nodo del "deficit democratico", ovvero la distanza tra cittadini e istituzioni Ue; e intanto crescono populismi e nazionalismi… Tra un anno 500 milioni di elettori dovranno rinnovare il Parlamento di Strasburgo: non siete preoccupati di queste tendenze? "Certamente – dice -. Nei sondaggi di Eurobarometro vedo che la fiducia nella politica, nei governi nazionali e nelle istituzioni europee, sta calando in modo drammatico". "Occorre muoversi con decisione, sia a livello nazionale che europeo – spiega la commissaria lussemburghese a Sir Europa -, fornendo risposte concrete ai problemi" dei cittadini. Questo "ridarà credibilità alla politica e alle sue istituzioni". "Le dirò di più: quando parlo con i cittadini, quando partecipo a convegni e tavole rotonde, sento tante persone chiedere all’Ue di risolvere problemi che sono di competenza dei loro governi nazionali. Molti vedono l’Ue come un’ultima spiaggia…". Reding non nasconde la sua preoccupazione per il diffondersi di sentimenti populisti e antieuropei e sostiene che "è tempo di costruire una joint venture fra Europa e Stati membri", per produrre le risposte invocate dai cittadini. "I diritti fondamentali sono la base su cui è stabilita l’Ue: essi devono essere protetti e rafforzati. È l’impegno che la Commissione ha assunto e che intende perseguire nei campi di sua competenza".