LIGURIA

Contro la dispersione

1,7 milioni Fse per contrastare l’esclusione sociale e l’abbandono scolastico

La regione Liguria ha stanziato 1,7 milioni del Fondo sociale europeo (Fse) per contrastare l’esclusione sociale e l’abbandono scolastico. A fronte di un dato nazionale del 18,8%, in Liguria la dispersione scolastica interessa il 16% degli studenti ma l’obiettivo è di arrivare sotto la soglia del 10% di abbandoni. Il bando è rivolto a istituti professionali, in partenariato o tramite associazioni temporanee di scopo o associazioni temporanee d’imprese, organizzazioni del terzo settore, del mondo imprenditoriale e del settore ricreativo ludico-sportivo. Sono previste quattro azioni, a seconda dei destinatari finali: per i giovani ancora inseriti nel sistema scolastico, ma a rischio di abbandono e di esclusione sociale; per i giovani che hanno abbandonato precocemente la scuola, senza aver assolto l’obbligo d’istruzione o conseguito un titolo di studio nel sistema scolastico o della formazione professionale; per gli studenti degli istituti scolastici superiori della Liguria con difficoltà di apprendimento o motivazionali e per i giovani tra i sedici e i ventinove anni che non studiano e non lavorano.Integrare scuola e lavoro. Si tratta di “una decisione che non può che essere accolta in modo positivo” e “ancor più positivi sono i contenuti dell’iniziativa, che si concretizzano nelle quattro azioni previste, con particolare attenzione alla prevenzione, che in questi tempi difficili è spesso abbandonata”. Così Andrea Rivano, segretario del Forum ligure del terzo settore e consigliere regionale dell’Anspi Liguria. In particolare, “va sottolineato il coinvolgimento degli istituti scolastici e delle aziende, sia di terzo settore che imprenditoriali, cercando d’intervenire nel cuore del problema, integrando scuola e lavoro, oltre a supportare e sostenere i ragazzi stessi”. Infatti, “in Italia il mondo della scuola e quindi della formazione è lontano dal mondo del lavoro”. Tale impostazione “porta i ragazzi, in molti casi, a interpretare la scuola e il relativo percorso formativo come un periodo di ‘ritardo’ che li divide dal lavoro vero e proprio e non come uno strumento per arrivare meglio e più preparati a scegliere e affrontare, nel migliore dei modi, la propria scelta professionale, che rappresenterà un punto cardine della propria vita”. Contro la dispersione. “Il problema della dispersione scolastica si evidenzia drammaticamente in aspetti socialmente devastanti e deleteri per i nostri giovani e per la società”, ricorda Renato Spinelli, coordinatore formazione professionale scuola non statale Liguria, segretario Cisl Scuola Genova e Tigullio e presidente dell’Ente bilaterale per la formazione professionale della Liguria. Spinelli sottolinea che “le Regioni con il tasso più alto di dispersione sono quelle dove il sistema scolastico non offre una rosa formativa completa” e che “nelle Regioni, dove l’istruzione e la formazione professionale hanno avuto un crollo strutturale e sono sparite, il tasso di dispersione scolastica nei primi mesi del 2013 ha presentato una forte impennata verso l’alto”. Per questo “le parole d’ordine che la Regione vuole mettere in campo e sperimentare in maniera innovativa per il contrasto alla dispersione sono il miglioramento dell’azione orientativa, il consolidamento dell’offerta formativa, un patto sociale con le imprese e una forte rete tra gli stakeholder”. Si tratta di “azioni che hanno bisogno di tanto lavoro e tanta dedizione, cosa che in Regione non manca, quello che invece difetta sono gli investimenti e la liquidità, problema comune a tutte le altre Regioni italiane”. No all’esclusione sociale. “I fondi destinati a finanziare azioni per contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico hanno un ruolo importantissimo per far fronte alle problematiche giovanili”, dice Emiliano Stroppiana, responsabile del servizio di progettazione dell’Agenzia di servizi formativi Aesseffe. “Il sistema scolastico – afferma – necessita sempre di più di sistematici collegamenti col sistema della formazione e col tessuto produttivo” perché “solo così si potrà ridurre il gap, spesso gravemente penalizzante, che i giovani si trovano a superare per ottenere inserimento attivo nel mondo del lavoro”. E “se il percorso è già difficile per chi conclude regolarmente un ciclo di studi, la situazione diventa drammatica per i giovani che abbandonano i loro percorsi di studi e spesso, conseguentemente, rischiano l’esclusione sociale”. Per questo “Aesseffe si sta organizzando per offrire la propria collaborazione agli Istituti del territorio nella progettazione e realizzazione di questi percorsi, potendo anche rafforzare il proprio intervento con la rete dei servizi delle Acli, da sempre attenti ai problemi giovanili e all’attivazione di percorsi di integrazione e di sostegno rivolti alle fasce più deboli della società”. a cura di Adriano Torti(10 maggio 2013)