BULGARIA AL VOTO

Scenari di instabilità politica

Il 12 maggio sono previste le elezioni legislative (sotto lo sguardo degli osservatori dell’Ocse), ma i sondaggisti non prevedono maggioranze certe. Intanto dilaga la crisi sociale che conferma una condizione di povertà estrema. I cittadini bulgari restano i più poveri in Europa. Le preoccupazioni della Caritas e degli analisti laici

La Bulgaria è chiamata il 12 maggio alle elezioni parlamentari, un voto anticipato di qualche mese dopo le dimissioni del governo del partito di centrodestra Gerb in seguito alle massicce proteste nell’inverno contro i prezzi di elettricità alle stelle, l’impoverimento e la corruzione dilagante. Alla vigilia delle elezioni la situazione sociale continua a peggiorare mentre il clima politico diventa sempre più teso e incerto. Gli ultimi sondaggi prevedono che nessuno dei maggiori partiti avrà una maggioranza nel futuro Parlamento e questo prospetta altri scenari d’instabilità politica ed economica.

Il retroscena. Sei anni dopo l’ingresso nell’Unione europea, la Bulgaria rimane il Paese più povero della comunità: il 23% delle famiglie, secondo i dati di uno dei sindacati maggiori, vive con 108 euro al mese, cioè sotto la soglia della povertà, mentre per avere una vita normale per una famiglia con due figli sarebbero necessari 1.132 euro. Questo spiega anche perché migliaia di persone sono scese in piazza nei mesi scorsi e sei persone, spinte dalla disperazione, si sono date alle fiamme. "Il numero dei poveri aumenta sempre di più – spiega il segretario generale della Caritas-Bulgaria, Emanuil Patashev -, le entrate non sono cambiate mentre le spese aumentano in modo brusco". "La situazione si è aggravata per la crisi finanziaria in Europa, molte persone sono in debito con le banche mentre – prosegue Patashev – la migrazione verso le grandi città e verso l’estero è in aumento. In molti centri sono rimasti solo gli anziani e i bambini". Per il segretario generale della Caritas, la via d’uscita è "creare urgentemente nuovi posti di lavoro, ma non in base a progetti a breve termine, come succede adesso, perché dopo la fine del contratto gli imprenditori non hanno interesse e possibilità di assumere a tempo indeterminato queste persone". "È necessario – afferma ancora Patashev – seguire una strategia a lungo termine contro la povertà e la disoccupazione che è ancora più alta di quella ufficialmente registrata del 12%".

I partiti in declino. Con questo clima si è giunti alle elezioni, in cui i cittadini dovranno scegliere tra i consueti partiti perché dopo le proteste non si è formato nessun movimento politico rilevante. "Il sistema politico è debole – commenta il segretario della Caritas -, non emerge nessuna figura capace di riunire i bulgari e far loro intravvedere che, dopo le difficoltà, arriveranno tempi migliori". "Per questo molte persone non voteranno", osserva Assen Grigorov, noto giornalista televisivo e analista politico. A suo avviso negli anni della transizione "non è stata creata una élite del Paese, persone colte, con idee, disposte a impegnarsi per un futuro migliore della Bulgaria". "Si è visto – prosegue Grigorov – che nei partiti mancano degli statisti e dei leader capaci di assumere responsabilità".

Il "Watergate" bulgaro. Nella campagna elettorale è inoltre scoppiato lo scandalo del cosiddetto "Watergate" bulgaro, che vede coinvolto l’ex premier Borissov in una conversazione con il presidente della Procura di Sofia e l’ex ministro dell’Agricoltura su argomenti relativi a inchieste in corso. La faccenda sarà discussa anche dal Parlamento europeo. "Il caso ora è nelle mani della magistratura – afferma il giornalista Grigorov -, ma preoccupa il contenuto della conversazione che dimostra un livello molto modesto degli interlocutori". A queste elezioni sarà presente anche un numero elevato di osservatori, 220 inviati dall’Osce, che controlleranno il voto e sarà effettuato anche uno spoglio alternativo delle schede eseguito da una società austriaca incaricata dall’opposizione. "Nelle elezioni precedenti, quelle del 2009, ci sono stati casi di vendita di voti e alle presidenziali del 2011 la tendenza è stata confermata – afferma Grigorov -; questo spiega i dubbi riguardo la trasparenza del voto".

Le previsioni. Secondo Grigorov è molto difficile formulare previsioni: gli ultimi sondaggi mostrano pochissima differenza tra il partito di centrodestra Gerb e i socialisti quotati attorno al 20%. Tra i 240 deputati del Parlamento unicamerale bulgaro troveranno sicuramente posto il partito della minoranza turca (Dps) con il 6%, stando alle previsioni, e il nuovo movimento di centro dell’ex commissario europeo Meglena Kuneva, denominato "Bulgaria dei cittadini". Sale invece l’appoggio verso i nazionalisti di "Ataka", accreditati del 5%. "Probabilmente ci sarà un governo di larga coalizione, ma esso sarà abbastanza instabile – prevede Grigorov -; non sarà possibile formare un esecutivo che goda di un’ampia maggioranza". Le prospettive di un governo tecnico non lo convincono. "Serve molta volontà politica per effettuare le riforme necessarie – aggiunge – ma non credo che nei prossimi quattro anni questo accadrà". Dello stesso parere è il segretario di Caritas Patashev: "Dopo la caduta del governo precedente si è creata una situazione di stallo e se dopo le elezioni non ci sarà presto un governo forte, la crisi economica si aggraverà". Patashev quindi curiosamente sottolinea: "Solo la Chiesa ortodossa, nella persona del nuovo patriarca Neofit, è capace di riunire i bulgari, aiutandoli a superare i momenti difficili".