ROMA/PARROCCHIA PER LA VITA
Nella parrocchia romana di S. Barnaba Apostolo, lungo la via Casilina, l’animazione è curata dal Movimento per la Vita e dall’Azione Cattolica. Il parroco, padre Mario Trainotti, assicura: “Daremo un avviso durante tutte le celebrazioni di domenica 12 maggio e i volontari saranno presenti a raccogliere le firme alle porte della chiesa. Sono convinto che ci sarà una buona risposta da parte dei fedeli, perché il tema della vita è molto sentito”
La parrocchia di S. Barnaba Apostolo lungo la via Casilina, nella parte est di Roma, un tempo era "periferia". Oggi è stata inglobata, come tante altre zone dei sobborghi romani, in un grande centro sempre più onnivoro, che si è mangiato quasi tutto lo spazio all’interno del Grande raccordo anulare. Circa 25 mila abitanti, stipati in palazzoni più o meno moderni, con strade sempre più intasate di veicoli e le vie consolari Casilina, da un lato, e Prenestina dall’altro che la schiacciano verso il centro: questo il panorama urbano nel quale il parroco padre. Mario Trainotti, dei religiosi Figli di Maria Immacolata "Pavoniani", insieme a 4 altri preti, offre il suo servizio religioso e spirituale a una popolazione sempre più "globalizzata". In questo che è uno dei municipi romani a più alto tasso di immigrazione extra-comunitaria, con cinesi, indiani, bengalesi, africani e decine di altre etnie presenti e abbastanza bene amalgamate, "Uno di Noi" non rimane escluso. "In parrocchia abbiamo pensato di sostenere la raccolta firme spiega p. Mario a partire dall’occasione delle messe domenicali. Daremo un avviso durante tutte le celebrazioni di domenica 12 maggio e i volontari saranno presenti a raccogliere le firme stesse alle porte della chiesa. Sono convinto che ci sarà una buona risposta da parte dei fedeli, perché il tema della vita è molto sentito dalla gente". Alla domanda se sia stato fatto qualche incontro specifico sulla manipolazione degli embrioni, il parroco risponde di "no", anche se aggiunge "più di una volta è stato affrontato il tema della famiglia e della vita, in un’ttica di fede visto che siamo proprio nell’Anno della Fede, e anche per quella responsabilità educativa che ci chiede una testimonianza precisa specie verso i più giovani. Così aggiunge ritengo che non soltanto i più anziani ma anche i giovani possono avere attenzione a questo tema, penso di poter dire che si tratta di un argomento che è molto sentito".
Il "raffreddamento" c’è. A farsi interprete e a fornire il materiale per la raccolta delle firme in parrocchia è stata l’incaricata del Movimento per la Vita, Antonella Leotta. A lei si è affiancata la presidente dell’Azione Cattolica parrocchiale, Maria Tempesta, che racconta come si anima la vita parrocchiale su temi così delicati come "Uno di Noi". "Gli iscritti all’Azione Cattolica nella nostra parrocchia sono 215 e accanto a un consistente gruppo di adulti ‘storici’, ci sono anche parecchi giovani spiega -. Del resto qui l’Aci funziona da 30 anni già compiuti e mi pare che il segreto di questa tenuta risieda soprattutto nel fatto che c’è un bel gruppo di famiglie che la animano, una cosa abbastanza rara a Roma". Partendo dall’Azione Cattolica Ragazzi (Acr) e poi su fino a quella degli adulti, il "segreto consiste nello stile di accoglienza" e anche "nel fatto che "qualcuno di Aci c’è sempre nei momenti importanti della vita religiosa delle famiglie. Inoltre i ragazzi vedono che gli animatori sono giovani e anziani insieme, e mi sembra che questo faccia colpo, come segno di collaborazione tra le generazioni". Chiediamo come sia la frequenza religiosa in parrocchia e la presidente di Aci ammette: "Negli ultimi tempi è notevolmente calata, sia alle messe, sia per quanto riguarda i sacramenti. Ce ne accorgiamo dai bambini della Prima comunione, forse con i figli di stranieri la tendenza sembra un poco in via di inversione. Comunque il raffreddamento c’è, come un po’ dovunque. La nostra risposta è offrire dei momenti di incontro e di comunione. Per l’Acr, ad esempio, il gruppo dei giovanissimi è molto affiatato e sono contenti di stare insieme. Lo stesso vale per le famiglie, dove lo stile unitario, di persone che sono contente di vivere momenti comunitari, riesce ancora a essere un esempio".
C’è tanta sensibilità in giro. Eccoci al tema "Uno di Noi". Chiediamo a Maria Tempesta come sia possibile parlare dell’embrione umano in una realtà così complessa, in una grande città come Roma. "Naturalmente dipende dall’età risponde e in associazione nei nostri percorsi formativi si parla sempre del tema della vita e della famiglia, con modi adeguati all’età delle persone. Per i più giovani il tema è l’affettività e i rapporti coi ‘grandi’, per gli adulti si affrontano argomenti più complessi". La presidente spiega anche che "non è un discorso nuovo, anzi incontrando altri giovani, che magari non vengono in parrocchia, capita spesso di notare, inizialmente, una certa diffidenza verso le posizioni della Chiesa. Ma quando andiamo ad approfondirle, tale diffidenza diminuisce e le posizioni diventano più ‘morbide’. Allora spiega Maria c’è in qualche modo accoglienza, per il fatto che le persone capiscono che la Chiesa vuole difendere tutto l’esistente. Lo noto spesso nel mio ambito lavorativo, che è quello sanitario: allorché si parla della vita che viene rifiutata, i più sensibili colgono il senso della posizione cristiana che invece punta alla sua difesa. E così ci si avvicina. Penso che sul tema dell’embrione da difendere ci sia tanta sensibilità in giro, che va stimolata perché diventi una firma per l’Europa".