MARTIRI DI OTRANTO
L’arcivescovo Donato Negro: “Domani saremo in piazza San Pietro per pregare assieme a Papa Francesco, offrendo alla Chiesa e al mondo intero questo splendido frutto della nostra storia”. E ancora: “La loro vicenda richiama una straordinaria testimonianza di laici cristiani che si mettono al servizio della loro terra, della loro gente: non è forse un’attestazione di fiducia e d’impegno verso la dimensione pubblica nell’Italia di oggi?”
"Sono molteplici gli insegnamenti che giungono dal consapevole sacrificio per la fede dei Martiri di Otranto. Insegnamenti che rimangono, dopo cinque secoli, di estrema attualità. Si pensi alla coerenza di una testimonianza cristiana che non si tira indietro dinanzi alle situazioni più difficili; all’amore generoso e coraggioso dimostrato da questi laici verso la loro comunità cittadina; al fatto che il dono totale di sé in nome del Vangelo invita a rivolgere uno sguardo fiducioso alla nostra società multiculturale e multireligiosa, al centro della quale occorre tornare a rimettere l’essere umano, la sua dignità, la sua libertà, il desiderio di aprirsi al Dio della pace". Monsignor Donato Negro, arcivescovo di Otranto, sarà domani (12 maggio) in piazza San Pietro a Roma, assieme a migliaia di fedeli della diocesi salentina e delle altre Chiese pugliesi, per partecipare alla celebrazione per la canonizzazione dei Martiri Idruntini.
Un messaggio per l’oggi. "Saremo in piazza San Pietro per pregare assieme a Papa Francesco, offrendo alla Chiesa e al mondo intero questo splendido frutto della nostra storia", spiega mons. Negro al Sir. "A questi Martiri chiederemo di sostenere e proteggere tutte quelle persone che, ancora all’inizio del terzo Millennio, pagano di persona l’annuncio del Vangelo". Con la canonizzazione – annunciata da Papa Benedetto proprio nel giorno in cui rendeva nota la volontà di rinuncia al soglio pontificio – viene universalmente indicata la santità di Antonio Primaldo e di altri 800 giovani e uomini della città (oggi in provincia di Lecce), assediata dai turchi nel 1480, dinanzi ai quali gli idruntini si rifiutarono di rinnegare la fede cristiana: per questo furono tutti trucidati. Da allora, il 14 agosto la Chiesa di Otranto ne celebra la memoria, cui hanno reso omaggio negli anni recenti Papa Giovanni Paolo II (con una visita nel 1980, nel 500° anniversario) e Benedetto XVI (cui si deve appunto l’autorizzazione alla Congregazione per le cause dei santi a pubblicare il decreto riguardante un miracolo attribuito all’intercessione dei martiri).
Laici a servizio della città. "Siamo in una fase storica in cui, soprattutto in Europa, sono chiamate a convivere culture, religioni, sistemi valoriali assai differenti tra loro, e nella quale tendono a prevalere forme esasperate di soggettivismo, di relativismo etico", osserva mons. Negro. "Ebbene, questi santi ci confermano che amare Cristo vuol dire pace interiore, fedeltà a principi alti, solidarietà, volontà tenace di orientare le proprie scelte alla luce del Vangelo". Ma i Martiri di Otranto "ci ricordano, con la forza dell’esempio, che la fedeltà a Cristo richiede fedeltà all’umanità, e dunque alla città terrena. La loro vicenda richiama infatti una straordinaria testimonianza di laici cristiani che si mettono al servizio della loro terra, della loro gente: non è forse un’attestazione di fiducia e d’impegno verso la dimensione pubblica nell’Italia di oggi?".
Ponte tra Oriente e Occidente. Nella Lettera sui Martiri di Otranto ("I loro nomi sono scritti nei cieli") l’arcivescovo affronta i temi dell’ecumenismo, della pace e del dialogo tra le religioni, riflessioni che derivano dal martirio di Primaldo e compagni, volto a costruire ponti fra Oriente e Occidente, tema richiamato anche da Giovanni Paolo II nella sua visita alla città. "Siamo di fronte a una testimonianza di amore pieno, non violenta ma non remissiva, tenace eppure generosa, che richiama a tutti e a ciascuno il rispetto per le libertà individuali, il diritto alla vita, alla convivenza pacifica. Sì, ritengo – afferma – che venerare i Santi Martiri di Otranto oggi significa operare una scelta di pace, di dialogo, di rispetto per le idee e la fede di tutti".
Scelta di vita. Anche nel messaggio che la Conferenza episcopale pugliese rivolge alle Chiese di Puglia per la canonizzazione di domenica 12 maggio vengono ripresi questi temi. "Per noi cristiani pugliesi del XXI secolo, questa canonizzazione si staglia con chiarezza nel grande patrimonio della nostra fede, arricchendolo con il forte messaggio della fedeltà che questi uomini laici resero al Vangelo", vi si legge. "Anche oggi Gesù, annunciandoci la Buona notizia della salvezza, ci chiama a seguirlo. È Lui la via, la verità e la vita. Accostandoci a Lui, diventando suoi amici, ascoltando la sua Parola, noi sentiamo e comprendiamo che siamo chiamati a una ‘scelta di vita’: esigente, autentica, impegnativa, ricca di umanità, colma di gioia profonda, insomma una vita liberata e perciò libera davvero".