LA FORZA DELLA FEDE
Nelle Chiese del Vecchio Continente serpeggia il timore per una discriminazione di fatto, che si sta spingendo sino a “minacce per via legislativa”. La necessità di vigilare e testimoniare
"I martiri di Otranto aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili". Così, con grande semplicità, Papa Francesco ha sintetizzato la lezione della canonizzazione di 800 cittadini della splendida cittadina salentina. Nel 1480, sopravvissuti all’assedio e alla presa della città da parte dei saraceni, sono decapitati semplicemente perché "si rifiutarono di rinnegare la propria fede e morirono confessando Cristo risorto". È stata una straordinaria dimostrazione di forza, la forza inerme ma invincibile della fede, che anche oggi, ha concluso il Papa, "è il nostro vero tesoro". Un tesoro prezioso da condividere. È il senso concreto dell’Anno della fede, che Francesco sta sviluppando con il suo stile ormai inconfondibile, una comunicazione immediata che punta alla conversione del cuore. E la ottiene.
Pochi giorni prima il Papa aveva ricevuto la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, un’occasione per ritornare "sulle molteplici sfide poste oggi alla presenza credente nel Vecchio Continente". Perché è ormai evidente una sorta di paradosso, per cui il concreto rischio è una situazione di "discriminazione" per i cristiani, come pure per le altre religioni, in un’Europa in cui a volte serpeggia la tentazione di anestetizzare la presenza della fede.
Il cardinale Erdő, presidente del Ccee, con la determinazione che gli è propria, ha dichiarato: "Se sarà necessario, siamo pronti a scendere in piazza per difendere i diritti fondamentali e la democrazia", a partire proprio della libertà religiosa che ne è il presidio essenziale. In un desolato quadro di crisi, "che genera povertà crescente", non mancano, infatti, "minacce per via legislativa" alla libertà di credo.
Certo la risposta è l’argomentazione convinta, come la stessa Conferenza farà mettendo a tema nei prossimi mesi la libertà religiosa, in un seminario organizzato con il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e, all’inizio di ottobre a Bratislava, nell’annuale assemblea, "Dio e lo Stato. Tra laicità e laicismo". Nella stessa direzione va l’importante iniziativa "Uno di Noi" per la quale è in corso in tutta Europa la raccolta di firme.
Accanto all’argomentazione convinta l’appello è anche al risveglio, all’apertura degli orizzonti. E giustamente il cardinale Bagnasco ha osservato che i giovani "sono più liberi da schemi ideologici, sono più liberi verso la trascendenza". Perché se c’è qualcosa che collega un passato remoto al futuro che ci attende e si deve sviluppare è proprio questa libertà e apertura alle radici di fede, che può essere un fatto pubblico perché radicato nelle persone. Di qui l’invito pressante del Papa a "rinnovare la nostra fedeltà al Signore, anche in mezzo agli ostacoli e alle incomprensioni; Dio non ci farà mai mancare forza e serenità": la forza e la serenità della testimonianza, che rappresenta il segreto e il messaggio sicuro di Papa Francesco, per tutti.