MILANO/PARROCCHIA PER LA VITA

Sì, valeva la pena raccogliere adesioni

Nella parrocchia di San Protaso, prima periferia del capoluogo, volontari in azione sin dalla Messa prefestiva del sabato. E poi, avanti per tutta la giornata di domenica. Per il parroco, don Paolo Zago, nessun problema dalla concomitanza con le prime comunioni. “Abbiamo ricevuto firme di persone da Catanzaro, Modena, Trento, venute qui per la cerimonia, anche se molti erano già a conoscenza dell’iniziativa”, racconta il responsabile della Caritas

Una presenza cristiana minoritaria, dove viene battezzato solo il 30% dei nati. Una parrocchia nella prima periferia di Milano, il cui territorio è animato anche da comunità di musulmani, ebrei e molte persone lontane dalla fede. La parrocchia di San Protaso è un riferimento per tutti, anche se molti la frequentano solo per portare i figli a giocare a pallone in oratorio o per ricevere cibo e vestiti alla Caritas. E la forte attenzione alle fasce più fragili del quartiere, costituito per metà da case popolari, si accompagna a un altrettanto vivo interesse per le fasi di fragilità della vita di ciascuno. È per questo che anche qui, come in moltissime altre parrocchie italiane, da ieri è possibile aderire alla campagna "Uno di Noi", che chiede all’Unione europea di non finanziare ricerche che prevedono l’uso di embrioni umani. "Abbiamo ricevuto il materiale da alcuni amici del Movimento per la vita e abbiamo deciso di allestire i banchetti e di dare l’avviso durante la Messa prefestiva di sabato e le Messe domenicali – spiega il parroco, don Paolo Zago -; inoltre, visto che sono anche rettore di una scuola in centro, ho portato anche lì il materiale informativo e i moduli per poter firmare. La parrocchia è una realtà viva, che quest’anno compie ottant’anni. È accolta positivamente per le tante attenzioni che ha verso i ragazzi, sul versante educativo e culturale. Sul fronte bioetico, oltre a ‘Uno di Noi’, tutti gli anni in occasione della Giornata della vita organizziamo una conferenza o un cineforum su queste tematiche". Vediamo come sono andate le cose nel racconto di questa domenica speciale.

Il banchetto è affollato. Sì, c’è davvero tanta di gente che si ferma, chiede, firma. Ad accoglierli c’è Paolo Rivera, che ha subito dato la sua disponibilità per portare avanti questa iniziativa: "Vista l’importanza di questa richiesta alle istituzioni, ho risposto subito di sì quando don Paolo mi ha proposto di gestire la raccolta di firme. Avevo già letto di questa campagna su ‘Avvenire’ e poi ho approfondito andando a vedere sul sito. Oggi c’è chi chiede o chi è già informato. Una persona ha chiesto e poi ha preso nota del sito per potersi informare meglio prima di firmare". Sua moglie, Patrizia Rivera, ha deciso di affidare alcuni moduli di raccolta firme agli amici, in modo che possano portarli a casa e coinvolgere altre persone. "Ci tengo tantissimo a questa proposta perché è anche un’iniziativa culturale attraverso cui si coglie l’importanza della salvaguardia della vita, che è anche salvaguardia del mondo, delle famiglie, del futuro. Purtroppo si vede come oggi ci sia la tendenza ad usare tutto, anche le persone e sappiamo che la questione degli embrioni muove tantissimi interessi economici. Io sono mamma ed educatrice e credo che una madre che ha accolto i suoi figli desidera che il mondo in cui vivono sia bello; tutto ciò mi spinge a fare il possibile perché queste cose siano conosciute, capite, difese, custodite".

Prime comunioni e raccolta firme. Per don Paolo non è stato un problema la sovrapposizione all’interno della stessa giornata delle prime comunioni e della raccolta firme. Il clima era ancora più festoso e vivace e la maggiore affluenza ha facilitato la partecipazione: "Abbiamo ricevuto firme di persone da Catanzaro, Modena, Trento, venute qui per la cerimonia, anche se molti erano già a conoscenza dell’iniziativa", racconta Franco Brioschi, responsabile della Caritas. "Non ho sentito l’avviso durante la Messa perché sono arrivata in ritardo e non ne avevo mai sentito parlare prima". Viviana è una giovane mamma arrivata alla Messa delle 11.30 con la piccola Bianca, 3 mesi, la sorellina Maria di due anni e il marito. "Quando sono uscita ho trovato i banchetti e ho capito che è una proposta a tutela dell’embrione, un argomento su cui personalmente ero già d’accordo e così ho deciso di firmare". Anche per Marcello, 44 anni, la firma di oggi è stata un’occasione per esprimere valori in cui già credeva: "Avevo già un’idea su questo tema, anche se non informazioni sull’iniziativa specifica, di cui però ho colto subito la sintonia con i miei valori".