UNIONE EUROPEA
Un futuro con più Europa, ma con una nuova strategia
Solidarietà e unione politica. Questo hanno chiesto a gran voce i leader politici e dell’economia dell’Ue intervenuti al summit internazionale “The State of Union 2013”, promosso dall’European University Institute (Eui). L’evento, che si è svolto lo scorso 9 maggio a Firenze, nel corso del Festival d’Europa, è stato anche l’occasione per celebrare l’anniversario della “Dichiarazione Schuman”, siglata 63 anni fa. Due le sessioni in programma nelle quali si è tentato di dare delle risposte al delicato, ma attuale, tema: “quale sarà il futuro della Ue?”.
Crisi della democrazia. Nel corso della prima sessione sono stati analizzati i recenti strumenti utilizzati per governare l’euro e per sostenere la disciplina fiscale nei Paesi membri, ma che hanno creato malcontento e scetticismo tra i cittadini europei. “La democrazia è in crisi e anche il processo di legittimazione – ha sottolineato Joseph H.H. Weiler, presidente eletto dell’Eui – ma l’Europa è troppo grande per fallire”. Inevitabile, però, ha detto David Miliband, presidente della Commissione Internazionale di Soccorso, riflettere sui fenomeni legati all’euroscetticismo che dilagano in Europa. “Il deficit dei risultati nell’Ue è molto più significativo del deficit di democrazia” ha sottolineato l’esperto. “Per combattere la crisi della democrazia e delle ideologie dobbiamo concentrarci su obiettivi concreti – ha concluso Miliband e puntare su un’agenda ambiziosa che abbia come priorità l’occupazione, l’energia e le politiche a sostegno dell’immigrazione”.
Crescita e occupazione. Per far fronte a questa crisi, grave quanto quella degli anni ’50 secondo gli esperti, occorre prendere decisioni strategiche fondamentali. “Sì al consolidamento del sistema fiscale e alle riforme a lungo termine – ha dichiarato Rosen Plevneliev, presidente della Bulgaria – ma abbiamo anche bisogno di azioni immediate e decisive mirate alla crescita e all’arresto della disoccupazione”. Pensiero condiviso anche da Miguel Maduro, ministro portoghese per lo sviluppo regionale, per il quale “occorre cercare un equilibrio tra disciplina fiscale e capacità fiscale dei Paesi membri” accompagnato da “un’imparziale distribuzione di costi e benefici”. Quest’ultimo ritiene, inoltre, che le elezioni 2014 per il nuovo Parlamento europeo saranno la chiave per il futuro dell’Europa e “la proposta di inserire anche le elezioni del presidente della Commissione europea – ha concluso – rappresenta un passo nella giusta direzione”.
Riforme a breve termine. Per cambiare la realtà non bisogna attendere le elezioni del 2014, secondo il commissario europeo, Josè Manuel Barroso, ma occorre “valutare delle riforme a breve termine che portino a dei risultati”. L’attuale problema dell’Europa è la mancanza di “competitività” e di “fiducia”. “Questa crisi rappresenta un’opportunità unica per promuovere riforme attese da anni, bisogna promuovere un’agenda per il cambiamento, perché la crisi ha aumentato le incertezze nella Ue”. Questo però non significa che l’euro viva una situazione di rischio, anzi “la minaccia alla sopravvivenza dell’euro è scongiurata, nonostante non siamo ancora usciti dalla crisi” ha sottolineato Barroso, ma per mantenere questa situazione “è necessario avere bilanci e finanze pubbliche in ordine”. E, concludendo il suo intervento, Barroso ha ricordato che “non c’è unione monetaria se non c’è unione economica”.
L’immigrazione come risorsa. Ma anche l’unione tra i cittadini è fondamentale. Sia che essi siano nativi o immigrati, come hanno sottolineato i relatori nel corso della sessione pomeridiana. “Il fenomeno migratorio arricchisce sia i Paesi di origine sia quelli di destinazione, quando la paura ed il pregiudizio non prevalgono” ha dichiarato il ministro degli Esteri Emma Bonino. L’evolversi del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione in Europa dovrà necessariamente portare ad un cambiamento, grazie al quale gli immigrati non saranno più percepiti come una minaccia, ma come una risorsa. Sono attualmente 25 milioni i cittadini proveniente dai Paesi terzi che vivono nella Ue, ma “i politici europei non riescono a riconoscere questa realtà, il che comporta una cattiva gestione dell’immigrazione” rileva Philippe Fargues, direttore del Centro per le Politiche migratorie . “L’Europa, però, dovrà per forza fare i conti con tale situazione – ha affermato la commissaria europea Cecilia Malmström – e combattere tutti gli stereotipi legati ai rifugiati e agli immigrati, ostacolando soprattutto i fenomeni legati alla xenofobia, perché loro sono parte del nostro futuro”. “L’integrazione e la coesione sociale dovranno, però, per forza passare attraverso il problema della cittadinanza” ha rilevato il ministro italiano per l’Integrazione, Cécile Kyenge. “Noi oggi abbiamo una responsabilità grande – ha concluso il neoministro – quella di formare le nuove generazioni che un giorno guideranno l’Italia e gli altri Paesi della Ue, i quali, prima di tutto, saranno cittadini del mondo”.