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Kai: collaborare e sostenersi reciprocamente nell’informazione
Nel viaggio che sta compiendo in questi mesi tra le agenzie di informazione cattoliche che operano in diversi Paesi d’Europa, Sir Europa ha incontrato Marcin Przeciszewski, direttore dell’Agenzia polacca Kai. I colloqui precedenti si erano svolti con i direttori dell’agenzia austriaca Kathpress, della tedesca Kna, della belga Cathobel (clicca qui).
Qual è il contributo dell’agenzia Kai alla vita della Chiesa e alla realtà dei media polacchi oggi?
“Dalla nostra costituzione nel 1993 siamo diventati la seconda più grande agenzia di stampa in Polonia e la più grande fra le agenzie cattoliche dell’Europa centro orientale. La specificità di quest’agenzia sta nel fatto che i suoi destinatari sono sia media cattolici che quelli laici, sia le televisioni e le radio pubbliche che private. In Polonia i media ormai si sono abituati alla Kai e così l’agenzia è un elemento naturale e indispensabile dello spazio mediatico. Per la Chiesa questa agenzia è uno degli strumenti più importanti anche per l’evangelizzazione”.
Rispetto al ruolo di un’agenzia di informazione religiosa quale è la sfida che viene dalle nuove tecnologie?
“Dobbiamo essere presenti sul mercato dei media e dunque i nuovi media sono per noi altrettanto importanti quanto i media tradizionali. Abbiamo un gran numero di siti cattolici solitamente molto visitati (Deon, Opoka, Wiara…). Tutto il contenuto informativo in questi nuovi media nell’ambito ecclesiale è della nostra agenzia. Adesso anche noi cominciamo ad operare tramite Facebook e Twitter, mentre non ci occupiamo dei blog che sono piuttosto il compito di alcune personalità ma non di un’agenzia di stampa. Vedremo che sviluppi ci potranno essere: siamo solo all’inizio e non possiamo ancora avere una visione completa delle situazioni future”.
Che cosa possono fare i media cattolici per la nuova evangelizzazione?
“Credo che la nuova evangelizzazione non sia possibile se non c’è l’impegno molto serio dei media cattolici. La nuova evangelizzazione è un processo indirizzato a uomini, popoli e ambienti che un tempo cristianizzati si sono allontanati dalla fede e hanno necessità di una seconda evangelizzazione. Questo vale anche per la Polonia, nonostante sia un Paese cattolico, perché ci sono gruppi di persone che, cresciute nella tradizione cristiana, non hanno più contatti diretti con la Chiesa. Arrivare a queste persone in modo tradizionale, ad esempio la catechesi nelle parrocchie, è impossibile. Così senza i media non ci sarà la nuova evangelizzazione. Questo riguarda soprattutto i grandi centri urbani, le metropoli. E quindi importante non solo che i media cattolici modifichino il loro modo di comunicare per suscitare interesse non solo dei credenti ma anche di chi cerca la fede. Se la Chiesa non riesce a elaborare meccanismi di comunicazione con i media che stanno al di fuori del mondo cattolico, dove la tematica cristiana è comunque presente, la nuova evangelizzazione non potrà avere successo. Il pontificato di papa Francesco costituisce una grande chance: il suo modo di parlare, di presentare i problemi viene recepito dai media. È necessario fare una riflessione molto seria su come fare nuova evangelizzazione attraverso i media presenti sul mercato”.
In quale maniera le Chiese possono contribuire e partecipare alla vita e alla costruzione dell’Europa?
“Forse è stata troppo debole negli ultimi anni la voce della Chiesa nelle questioni europee, nelle problematiche che riguardano la forma o la futura struttura dell’Europa. Bisogna in qualche modo ritornare alla grande esortazione post-sinodale di Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, il documento più maturo riguardante la presenza della Chiesa nel costruire o nell’ispirare la costruzione europea. Bisogna far sì che la voce della Chiesa sia presente, non solo come avviene oggi nei singoli Paesi, in riferimento alle questioni sociali, ecologiche morali o etiche, ma anche in riferimento all’Europa. Direi di più: è molto importante la voce comune delle Chiese perché possa avere un eco molto più grande. E quindi importante che parlino insieme la Chiesa cattolica, ortodossa, luterana, come è avvenuto con la lettera della Chiesa cattolica polacca e della Chiesa ortodossa russa, sulla comune testimonianza delle Chiese in Europa e la difesa dei valori fondamentali, che hanno le loro radici nella tradizione cristiana e sono costitutivi per l’Europa”.
In che modo le agenzie di informazione cattoliche potrebbero collaborare più efficacemente per il futuro dell’Europa?
“Vedo due aspetti: prendere coscienza del fatto che è necessaria una collaborazione e sostenersi reciprocamente nel campo dell’informazione. Ci sarebbe bisogno di una piattaforma di collaborazione, di un comitato che la potesse promuovere e di un atteggiamento non commerciale da parte delle agenzie. Alcune agenzie collaborano con altre, ma solo dietro un lauto compenso. Vorrei quindi lanciare un appello a favore di un atteggiamento meno commerciale. Bisogna renderci conto della dimensione missionaria”.