LIBERTÀ RELIGIOSA

Il diritto di credere” “Ma davvero per tutti

Si conclude oggi a Istanbul il seminario di studio sulla libertà religiosa: “Lo Stato deve rispettare la libertà religiosa di tutti i credenti e delle loro comunità – si legge nel comunicato finale – nel promuovere un ordine sociale basato sulla giustizia. Nei contesti in cui una religione specifica gode di una protezione di favore da parte dello Stato, la libertà religiosa delle minoranze deve essere garantita”

La Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse hanno unito le loro voci per dire che la libertà religiosa è un "prezioso fondamento e una sacra aspirazione della loro dottrina sociale" e in quanto tale deve essere tutelata e promossa dagli Stati e dalle autorità civili in tutto il mondo. Il messaggio è contenuto nel comunicato finale diffuso questa mattina al termine di un seminario di studio sulla libertà religiosa, organizzato a Istanbul dal Patriarcato ecumenico in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Un seminario sostenuto dal Patriarca ecumenico Bartolomeo e da Papa Francesco che ha indirizzato un messaggio formale ai partecipanti. Nel corso dei lavori i delegati hanno ricordato e pregato per i due vescovi siriani di Aleppo rapiti quasi un mese fa, il Metropolita greco ortodosso Boulos Yazigi e il Metropolita Siro-Ortodosso Mar Gregorios Yohanna Ibrahim.

Il rapporto Stato e religioni. Nel comunicato le Chiese ricordano "la novità pionieristica" dell’accordo tra gli imperatori Costantino e Licinio del 313, noto come l’Editto di Milano e quindi ribadiscono che "la libertà di religione è intrinseca in ogni persona umana, in quanto creata da Dio". Ciò implica che "il potere politico non può mai essere identificato con un credo religioso specifico ad esclusione di altri, al contrario è tenuto a schierarsi dalla parte della giustizia, della pace, della libertà e della solidarietà tra tutti i cittadini".

L’obbligo di tutelare il bene comune e l’armonia tra i cittadini. Nel comunicato finale le Chiese sviscerano a fondo le dinamiche di questo complesso rapporto tra Stato e religioni e sottolineano due punti essenziali. Il primo è che "la libertà religiosa, inclusa la libertà di culto, è intesa come la libertà di ogni persona di professare la propria religione senza costrizione da parte dello Stato o di altri individui o istituzioni. In questo senso, la libertà religiosa è anche intesa come libertà delle comunità religiose e delle altre organizzazioni religiose di praticare il culto pubblico, l’istruzione e l’attività caritativa". Il secondo punto riguarda il delicato rapporto tra Stato e Chiese che "sono distinti ma non scollegati fra loro". "La reciproca indipendenza e autonomia, nonché la cooperazione tra Stato e Chiesa, sono principi fondamentali delle relazioni Chiesa-Stato. Lo Stato – incalzano le Chiese – deve rispettare la libertà religiosa di tutti i credenti e delle loro comunità nel promuovere un ordine sociale basato sulla giustizia. Nei contesti in cui una religione specifica gode di una protezione di favore da parte dello Stato, la libertà religiosa delle minoranze deve essere garantita". "Lo Stato non deve favorire il proselitismo a favore di un credo specifico". Al contrario, "ha l’obbligo di tutelare il bene comune e l’armonia tra i cittadini delle diverse credenze".

La normativa internazionale. Lo stato ancora precario della libertà di religione nel mondo, la persecuzione dei cristiani in molti Paesi e in particolare in Medio Oriente, rendono il tema di estrema attualità e sebbene esistano convenzioni di diritto internazionale che tutelano e promuovono questo diritto, la libertà di religione non è ancora garantita e rispettata ovunque. Nel comunicato finale le Chiese ricordano la Convenzione per i diritti civili e politici delle Nazioni Unite del 1966, in cui si afferma la responsabilità delle autorità pubbliche nei confronti del pubblico esercizio della libertà religiosa. E ricordano anche che la stessa Convenzione include nella libertà religiosa "il diritto di ogni comunità di fede di gestire delle scuole confessionali, al fine di educare i propri membri sulla base dei propri valori e credenze religiose"; di accedere ai "diritti in materia di attività di beneficenza e di assistenza sociale, così come alla garanzia di protezione per legge delle proprietà religiose". È alla luce di queste affermazioni che sono risuonate forte le parole di Papa Francesco che ha esortato "le autorità civili in tutto il mondo", a "rispettare il diritto dei credenti di praticare liberamente il culto e di esprimere pubblicamente la loro fede".