TERREMOTO UN ANNO DOPO
Tutti “cittadini della Bassa”, abbiamo sperimentato la solidarietà. Anzi, la comunione
Dopo le prime scosse del 20 maggio, lo scorso anno, scrivevamo su queste pagine della volontà forte di sentirci tutti "cittadini della Bassa". Per offrire, ognuno secondo le proprie capacità e possibilità aiuto, solidarietà e vicinanza, parole delle quali solo in certi, difficili momenti si apprezza in pieno il significato. Poi la terra ha tremato ancora il 29, questa volta non solo abbattendo muri e scuotendo gli animi, ma portando anche morte nel Modenese, dove si sarebbero contate 17 vittime.
"Sarà dura, ma certamente ce la faremo, grazie anche alla solidarietà, grandissima, che si è messa in moto in queste giornate e che stiamo sperimentando concretamente, ogni giorno. Verrà il tempo di rimettere i mattoni uno sull’altro: la forza e la tenacia aiuteranno e sosterranno gli animi": erano queste le parole che usavamo un anno fa per parlare del "nostro" terremoto. Un evento a seguito del quale, come ebbe a dire l’arcivescovo monsignor Lanfranchi durante la veglia di Pentecoste a Finale Emilia, "non abbiamo vergogna a confessare il nostro bisogno reciproco di consolazione, di conforto, di speranza".
Già, il conforto e la speranza: a un anno di distanza, anno segnato da un intenso e continuo lavoro, possiamo dire che quel conforto e quella speranza, quel bisogno di essere e sentirci comunità unita li abbiamo davvero sperimentati. Ce lo aveva ricordato anche Benedetto XVI, giungendo a farci visita a Rovereto.
Durante questi dodici mesi abbiamo sempre cercato di tenere alta l’attenzione sulle nostre "comunità che ripartono", proprio grazie a quella solidarietà e a quella speranza. Oggi, a un anno dal sisma, possiamo tirare un primo bilancio sul cammino compiuto e cosa ha concretamente significato per tanti, da Modena come da ogni parte d’Italia, "essere prossimi" a questa nostra terra. E, per parte nostra, cosa ha voluto dire sperimentare una vicinanza che va oltre il dato puramente umano e diventa qualcosa di più; diventa comunione.
Permane la consapevolezza che il percorso sarà ancora lungo, che le ferite non sono ancora rimarginate e che la solidarietà dovrà continuare a rendersi manifesta, nelle forme più varie. Rimane però, al tempo stesso, la certezza che la speranza, resa concreta in tante azioni, volti e storie che s’intrecciano, è quella salda virtù che ci consente di guardare al futuro con una sguardo non rassegnato ma, piuttosto, orientato ad una fiducia che non viene a mancare nemmeno nei momenti di prova più difficili.
(*) direttore "Nostro Tempo" (Modena-Nonantola)