VISITA AD LIMINA
Monsignor Arrigo Miglio, presidente della Conferenza episcopale sarda, racconta l’incontro con Papa Francesco: “Si è molto stupito, ‘gioiosamente’, di quanto una regione così povera riesce a fare per i più poveri”. Nella visita del 22 settembre a Cagliari, al santuario della Madonna di Bonaria, previsti momenti di attenzione per il mondo del lavoro, i giovani e gli ammalati
Domenica 22 settembre Papa Francesco si recherà a Cagliari per visitare il santuario di Bonaria, desiderio espresso a braccio nell’ultima udienza generale. La data è stata stabilita ieri mattina, quando il Pontefice ha ricevuto i vescovi della Sardegna impegnati, dal 14 maggio ad oggi, nella visita ad limina. A monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e presidente della Conferenza episcopale sarda, abbiamo chiesto un bilancio dell’incontro con il Santo Padre.
Eccellenza, i vescovi sardi hanno incontrato oggi Papa Francesco. È stato emozionante dopo l’annuncio del Santo Padre di voler venire al santuario di Bonaria?
"Noi vescovi della Sardegna siamo andati innanzitutto dal Santo Padre per ringraziarlo per la sua prossima visita a Cagliari, dettata dalla comune devozione alla Madonna di Bonaria. Ma questa sua visita diventa anche un grande gesto di attenzione nei confronti delle povertà e di tutti i problemi della Sardegna e un’attenzione verso l’Italia perché il Pontefice visiterà per prima una delle regioni più provate del nostro Paese".
C’è stato qualche gesto del Papa che l’ha colpita in modo particolare?
"Il gesto più particolare è stato sedersi in cerchio insieme con noi e chiederci di raccontargli la vita delle nostre diocesi. Ci ha fatto parlare molto e ci ha ascoltato molto. Ci ha detto, infatti, che questo ascolto lo aiuta tanto per conoscere la nostra realtà. Così, abbiamo parlato a ruota libera, tra le domande del Papa e le nostre risposte, con alcune sue raccomandazioni finali".
Quale fotografia della Chiesa sarda avete presentato al Papa?
"Innanzitutto, abbiamo presentato le ricchezze della nostra Isola: l’amore dei fedeli sardi per la Chiesa e per i loro pastori, la diffusa pietà popolare e le feste della Sardegna, la vivacità delle associazioni, delle confraternite e di tutto il mondo del laicato. Abbiamo anche presentato la ricchezza relativa alle vocazioni ancora presenti, anche se meno di un tempo. Abbiamo presentato, poi, i problemi e le debolezze che sono quelle di tutti, come la crisi del mondo del lavoro e la presenza di situazioni in cui non c’è rispetto per la vita umana. Abbiamo parlato anche della famiglia che ancora tiene per tanti aspetti, ma che presenta pure delle problematicità perché la crisi della famiglia è arrivata pure in Sardegna. Insomma, si è cercato di dare un quadro reale".
In Sardegna, con la crisi di molte industrie è fortemente aumentata la disoccupazione. La Chiesa come è vicina alla popolazione in questo momento di difficoltà?
"Abbiamo raccontato al Papa come siamo vicini alle persone in difficoltà, soprattutto attraverso il lavoro delle Caritas, con interventi di vario tipo, come le mense, il microcredito e prestiti straordinari fatti in momenti di particolare tensione. Prestiti che molti hanno voluto restituire. Il Santo Padre ha voluto sottolineare questo gesto che mette in luce la grande dignità del mondo dei poveri. La nostra, dunque, non è solo una vicinanza di condivisione, una vicinanza affettiva ai lavoratori provati senza più occupazione, ma anche una vicinanza fatta di generosità. Il Papa si è molto stupito, ‘gioiosamente’, di quanto una regione così povera riesce a fare per i più poveri".
Quanto pesa l’insularità sui problemi della Sardegna?
"Certamente pesa. Pensiamo al costo del trasporto delle merci, al costo della nave per una famiglia che voglia venire in vacanza in Sardegna, alle difficoltà per un imprenditore che voglia creare posti di lavoro sull’Isola. Abbiamo bisogno di una effettiva contiguità territoriale. Ci sono delle politiche ad hoc per facilitare questo, come dimostrano gli esempi virtuosi di Paesi vicini dove la situazione dell’insularità non penalizza rispetto alle altre regioni".
Quanto le bellezze naturali dell’Isola possono essere un volano per l’economia? E quanto può aiutare la pastorale del turismo?
"Le bellezze naturali devono essere un volano per l’economia! Questa è la vera ricchezza che deve produrre crescita e sviluppo, beninteso nel rispetto dell’ambiente, offrendo a tante più persone la possibilità di soggiornare in Sardegna per periodi molto più lunghi. Per quanto riguarda la pastorale del turismo, ci sono molte iniziative nei luoghi di maggior afflusso turistico: i parroci sono molto attenti nell’offrire spazi di preghiera, possibilità moltiplicate di partecipazione all’Eucaristia e anche iniziative di tipo culturale e catechistico, soprattutto sfruttando i percorsi di arte religiosa e di richiamo alla storia religiosa della Sardegna".
La Sardegna è sempre stata caratterizzata da una forte emigrazione: questo quanto impoverisce il vostro territorio? E di questo avete parlato con il Papa che è figlio di emigranti italiani in Argentina?
"Certamente abbiamo parlato con il Papa di questa che è una delle cause maggiori della povertà, perché l’emigrazione di giovani in cerca di lavoro impoverisce demograficamente anche la Sardegna, oltre che privarla di cervelli e di persone preparate".
Quali indicazioni il Papa ha dato a voi vescovi sardi?
"Il Santo Padre ci ha invitato a intensificare la diffusione e la conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa, a continuare a difendere i posti di lavoro e il primato della persona, per creare un modello di sviluppo rispettoso della persona, che freni l’emorragia di persone giovani. Ci ha anche raccomandato a continuare a lavorare per le vocazioni come già si sta facendo. Comunque, il Santo Padre ha voluto soprattutto ascoltare e capire quello che ogni diocesi sta facendo nei vari campi della pastorale, per poi incoraggiarci".
Come si tradurranno concretamente le indicazioni offerte dal Papa nella vita delle vostre Chiese particolari?
"Il Papa ci ha invitato a fare in modo che sia tutta la comunità cristiana e non solo alcuni piccoli gruppi a occuparsi dei temi di cui abbiamo parlato con lui, a partire da quella che è la strada maestra: la catechesi".
A lei che è l’arcivescovo di Cagliari il Papa ha detto qualcosa di particolare dopo l’annuncio che verrà al santuario di Bonaria? Come si preparerà la sua diocesi a vivere questo evento di grazia?
"Abbiamo fissato la data della sua visita che sarà il 22 settembre. Abbiamo fatto delle ipotesi su come si svolgerà questa giornata: oltre alla visita al santuario della Madonna di Bonaria, ci saranno dei momenti di attenzione per il mondo del lavoro, per i giovani e per gli ammalati. Ovviamente, la mia diocesi da subito si preparerà a vivere questo momento sia con la preghiera sia nell’organizzazione, coinvolgendo tutte le forze della società civile oltre che della Chiesa".