L'INTERVISTA

La Chiesa prende sul serio l’alfabeto dell’umano” “

Il filosofo Francesco D’Agostino rilegge la prolusione e rileva l’impronta “mistica ecclesiale” che si può riassumere nell’espressione “la Chiesa è una storia d’amore”. E ancora: “Su singole questioni, come la grave crisi occupazionale e la necessità che il lavoro non diventi una nuova forma di schiavitù, si registra ormai una convergenza. Dove invece questa convergenza manca è la famiglia, che il cardinale Bagnasco definisce ‘umiliata e indebolita’”

Il realismo cristiano come "mistica ecclesiale", che fa della Chiesa "una storia d’amore". Il ruolo dei cattolici come uomini e donne che sanno fare "un serio esame di coscienza" per essere portatori sani di relazioni, nell’impegno sociale e politico e in un’Europa malata di "cancro della solitudine". Sono alcuni spunti della prolusione del cardinale Bagnasco, messi in evidenza da Francesco D’Agostino, ordinario di filosofia del diritto all’Università "Tor Vergata" di Roma. Lo abbiamo intervistato.

Il cardinale Bagnasco descrive una società al bivio, in preda a una gravissima crisi non solo economica, ma insiste anche sul ruolo decisivo che i cattolici possono svolgere nel farla evolvere nella giusta direzione. Secondo quali coordinate?
"C’è un elemento che si ritrova in tutte le altre prolusioni, e che è un’impronta che non è esagerato definire mistica: una ‘mistica ecclesiale’ che, a mio avviso, si rivela formidabile, e che si può riassumere nell’espressione ‘la Chiesa è una storia d’amore’, usata da Papa Francesco. È un’espressione che fa impressione, perché chiunque legge le dinamiche storiche, la vicenda della Chiesa o la presenza dei credenti nel mondo, non userebbe mai la categoria di amore, che è al di fuori di un orizzonte freddamente laicista di analisi storica. Quella delineata dal cardinale Bagnasco è una Chiesa che fa vedere la fede, dove l’opera missionaria della Chiesa s’intreccia con l’opera educativa in maniera indissolubile. I credenti sanno, e sono chiamati a testimoniare, che non si può vivere la fede da soli, perché la fede si rafforza donandola: quanto più ci si dona agli altri, tanto più si fa crescere la propria fede. Il cristiano, in altre parole, non agisce in maniera chiusa, personalistica, anche nobilmente individuale, ma aprendosi al sociale".

"Insieme è possibile", afferma infatti il presidente della Cei: è da qui che bisogna partire?
"Nella prolusione il cardinale mette molto bene in evidenza che ai vescovi non sta a cuore una formula specifica, ma i principi. Molte volte il dibattito sui cattolici in politica si condensa in norme, pratiche, procedure, come se una riflessione sui principi fosse scontata o rappresentasse una questione di secondo ordine. È vero il contrario: la pastorale della Chiesa ha interesse solo ai principi, le determinazioni operative di principi spettano ai laici. È il principio della laicità cristiana, che continua a non essere capito o equivocato. Nella prassi, è ormai accettato che non esiste più unità nel cattolicesimo politico: ci possono essere aperture alla prassi di qualunque variabile, tutte legittime, a condizione però che i principi siano limpidi. L’utilità in sé non è un male, dice il cardinale, a patto però che non diventi un valore assoluto. Discorso analogo per il potere: se è inteso come servizio va benissimo, altrimenti si deforma".

"Pensare alla gente è l’unica cosa seria", suggerisce il presidente della Cei ai politici. L’appello è a "un serio esame di coscienza", ma la tendenza prevalente sembra oggi quella auto-assolutoria, specialmente in tema di responsabilità pubbliche…
"Negli ultimi mesi, il cattolicesimo politico italiano – che ha avuto meriti fuori dal comune, che oggi gli vengono riconosciuti – si è spappolato, ha perso consistenza parlamentare e non ha ancora adeguatamente riflettuto su se stesso e sulle sue responsabilità. Il cardinale Bagnasco chiede un esame di coscienza all’intera classe dirigente che ha responsabilità pubbliche: per ora, è un appello che non è stato raccolto".

Quali i "fronti" più caldi?
"Su singole questioni, come la grave crisi occupazionale e la necessità che il lavoro non diventi una nuova forma di schiavitù, si registra ormai una convergenza. Dove invece questa convergenza manca è la famiglia, che il cardinale Bagnasco definisce ‘umiliata e indebolita’, e verso la quale si muovono attacchi ‘in modo felpato’, cercando cioè di farla implodere in modo molto ‘soft’. La famiglia è ciò che custodisce tre dimensioni fondamentali: è il presidio della vita, è il presidio delle energie morali ed è la garanzia della tenuta socio-economica del Paese. Ancora oggi, è la famiglia la principale agenzia di collocamento per il lavoro dei giovani, che trovano il lavoro grazie ai rapporti o al supporto del nucleo familiare: il fatto che la famiglia venga umiliata e indebolita non è quindi solo una grave lesione antropologica, è un attentato al vivere sociale".

Per un futuro migliore – è, in sintesi, la tesi del cardinale Bagnasco – è essenziale una "bonifica culturale" di tutto ciò che deforma l’alfabeto umano: in che modo, e con quali argomenti, i cattolici possono combattere il "pensiero unico"?
"L’espressione ‘bonifica culturale’ dimostra che continua il forte impegno culturale della Conferenza episcopale italiana, come dimostra anche l’ultimo Rapporto-proposta sul lavoro. La Chiesa prende sul serio l’alfabeto dell’umano: non si limita a esortare gli altri a operare, ma ritiene un suo dovere specifico impegnarsi in questo ambito. È un modo per far capire l’importanza dell’identità cattolica, che è sempre un’identità incarnata: il carattere relazionale della persona è un principio cristiano formidabile".

"Impedire il cancro della solitudine", la prima richiesta per il "popolo della vita". Come far riflettere non solo l’Italia, ma anche l’Europa, sull’individualismo dilagante?
"Gli storici del futuro vedranno nella filosofia della relazione il punto determinante del pensiero cristiano del Novecento. Il tema della relazione è un tema che accomuna la sensibilità del cristiano, non in chiave semplicemente confessionale: è un tema antropologico, che a livello confessionale diventa amore fraterno. I cattolici devono dirlo a voce alta: se la persona umana non viene intesa in senso relazionale, si produce un impoverimento sociale. Il ‘cancro della solitudine’ è l’abbandono: alcuni, pochi, possono scegliere la vita individuale come vita solitaria, ma i più sono abbandonati a una vita di solitudine, perché non sono aiutati a entrare in relazione. In questo l’Europa, come diceva Benedetto XVI, è in preda a uno ‘strano odio’ per se stessa: abbandona la vita nascente e la vita anziana. Il cardinale porta l’eutanasia come prova indiscutibile di questo atteggiamento, e pone il problema di come reagire a questa insensibilità che nel nostro Continente si va imponendo".