EDUCAZIONE OGGI
Monsignor Gianni Ambrosio ribadisce la necessità di un’alleanza tra famiglia, parrocchia, oratori, centri educativi e associazioni. In particolare sottolinea la necessità di non lasciare sola la famiglia. La questione degli educatori e le responsabilità della cultura nel “recuperare il valore ‘fontale’ del mettere al mondo, del chiamare alla luce, del procreare un figlio”
Durante la 65ª assemblea generale dei vescovi in corso in Vaticano, uno dei temi in discussione riguarda l’educazione nella comunità cristiana, tema che rimanda agli Orientamenti pastorali per il decennio dedicati appunto al tema dell’educazione cristiana oggi. Per cogliere gli aspetti salienti della "questione educativa" all’interno della comunità cristiana il Sir ha intervistato monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio e presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università.
Monsignor Ambrosio, ci consenta una domanda "provocatoria": ma in questo momento così difficile per la società, la politica e l’economia, la Chiesa incontra dei problemi nel trovare educatori validi e motivati?
"Il momento è difficile, lo sappiamo bene. Ma l’aspetto educativo va affrontato con uno sguardo particolare. È la Chiesa stessa nel suo insieme a essere un ‘ambiente educativo’, perché essa ha ricevuto in dono la Parola di Dio, viene da essa educata e quindi può vivere la carità che è davvero il cuore del cristianesimo. Se siamo osservatori attenti, notiamo che lo spirito del Signore opera in tante mamme e in tanti papà, in tanti educatori, e questo è l’ambiente educativo di base. Poi su questo fondo, vi sono anche particolari figure educative che con il loro servizio e accompagnamento contribuiscono ad aiutare a crescere e ad arrivare a una forma adulta nella fede. Le persone così formate, giungendo all’incontro spirituale con Cristo, assumono la responsabilità di continuare nella storia l’opera della Chiesa".
Quindi non è questione di carenza di personale educativo?
"Anche se, come abbiamo già detto, bisogna ammettere che il contesto attuale non è facile, ma forse non lo è stato mai quando si pensa all’educazione dei giovani, mi sento di affermare che la Chiesa oggi svolge il suo compito educativo grazie a numerosi e motivati educatori e all’impegno, comunque, di molte persone, tra cui tantissimi genitori consapevoli del significato e valore dell’educazione cristiana".
Che dire dei "mondi ostili" alla Chiesa, quegli ambiti culturali portatori di visioni definitive variamente relativistiche, materialistiche, disimpegnate, quando non apertamente contrarie al messaggio del Vangelo?
"Direi che la prima cosa importante sarebbe che tutti ci lasciassimo istruire dalla realtà, piuttosto che non da pregiudizi o visioni parziali. Pensiamo, ad esempio, se la cultura riuscisse a recuperare il valore ‘fontale’ del mettere al mondo, del chiamare alla luce, del procreare un figlio. E, dunque, se accompagnasse adeguatamente attraverso l’educazione coloro che sono chiamati a questo compito di donare la vita. Ebbene, se non si arriva a riconoscere questo, ci si impedisce di formarsi una coscienza, vengono meno i significati fondamentali del vivere".
Quindi lei non vede ostilità rispetto ai principi formativi della Chiesa?
"Direi che l’ostilità consiste nel non riconoscere la realtà della vita. La Chiesa, in quanto tale, non ha un suo progetto di educazione. Lo riceve da Dio ed è chiamata a trasmetterlo esprimendo la bellezza dell’umano nel suo insieme. Questo fa sì che possiamo davvero appassionarci della vita, averne cura, ‘custodirla’, come missione che riguarda tutti e non soltanto i credenti. Ogni cultura aperta alla vita deve avere nel suo intimo questo sguardo, questa attenzione partecipe verso tutti, a partire dai più piccoli, dalle creature più fragili ed emarginate. Una partecipazione che si traduce in un impegno continuo alla ‘custodia’ e promozione della vita a qualsiasi livello".
Cosa si può dire delle strutture educative della Chiesa oggi?
"Esse sono, grazie a Dio, numerose e molto distribuite. Alcune risalgono addirittura a secoli fa. Ma al di là degli ambienti in quanto tali, l’impegno educativo oggi deve puntare a una vera ‘alleanza educativa’, dove si evita di lavorare per compartimenti stagni e si realizza una grande collaborazione tra famiglia, parrocchia, oratori, centri educativi, associazioni e così via. Questa visione viene definita ‘pastorale integrata’. Con un simile contesto, dove c’è rispetto e collaborazione, l’educazione ha buone possibilità di riuscire nel proprio intento fondamentale che è quello di collaborare all’opera di Dio che si manifesta in una persona particolare, colui che viene accompagnato nella sua crescita e formazione alla vita adulta".
Ci sono dei punti "dolenti" in ambito educativo oggi, all’interno della Chiesa?
"Il primo riguarda l’esigenza di offrire un sostegno serio, quindi in senso attivo, alla famiglia, come primo vero ambiente educativo. Se ciò non avviene e la famiglia è lasciata sola, può avere ripercussioni per un armonico sviluppo di persone aperte alla vita e alla complessità del reale. Un secondo aspetto riguarda l’esigenza di utilizzare di più e meglio la liturgia, con i suoi simboli e riti, quale fattore educativo che apre ai misteri umani e divini e introduce al mistero della vita in Cristo. Un terzo elemento critico, che andrebbe fortemente valorizzato, riguarda la ‘carità’, come insieme di iniziative di solidarietà. Essa forma la nostra coscienza di persone credenti in Dio e solidali coi fratelli e la sua esperienza risulta grandemente formativa. Questi tre ambiti, uniti a quello scolastico che è basilare per tutti, sono fondamentali, direi decisivi, per la vita e, in particolare, per la vita cristiana".