UNO DI NOI

Germania, dibattito aperto” “

L’eurodeputato tedesco Liese spiega il suo sostegno all’iniziativa pro-life

Medico, un dottorato in genetica umana all’Università di Bonn, componente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk), presidente del gruppo di lavoro di bioetica del Ppe, Peter Liese è uno degli eurodeputati tedeschi che appoggiano la campagna “Uno di noi”. Al di là dell’iter legislativo che ne potrà derivare, in ogni caso la mobilitazione in corso e quel milione di firme che si stanno raccogliendo – spiega a Sir Europa – saranno “un segnale importante” nel dibattito politico europeo.

Perché lei appoggia l’iniziativa “Uno di noi”?
“Penso sia molto importante esplorare le conseguenze del giudizio emesso dalla Corte europea di giustizia sul caso Brüstle. In quella sentenza riguardante la questione se embrioni umani potessero essere distrutti, la Corte ha fatto riferimento alla dignità umana per decretarne l’inviolabilità fin dal momento del suo concepimento. Io penso che la dignità sia uno dei principi chiave dell’Ue. C’è il primo articolo nella Carta dei diritti fondamentali che lo difende e che non può essere toccato in ogni questione legata all’embrione umano che sia di competenza dell’Ue e quindi di conseguenza anche nelle questioni legate alla patentabilità (come nel caso Brüstle, che aveva ottenuto il brevetto su un procedimento che, per curare la malattia di Parkinson e il morbo d’Alzheimer, utilizzava cellule staminali embrionali importate in Germania. Su denuncia di Greenpeace, l’Ufficio federale tedesco dei brevetti glielo ritirò nel 2006. Di qui il suo ricorso, perso, alla Corte di giustizia europea, n.d.r.)”.

Quale impegno culturale occorre assumere per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento, così da indurre i cittadini a sostenere e firmare l’Iniziativa?
“In Germania la raccolta firme non è ancora entrata nel vivo, ma se ne sta certamente discutendo. Occorre anche tenere conto del fatto che la percentuale di cattolici in Germania è bassa e si deve confrontare con una alta percentuale di appartenenti alle chiese evangeliche, oltre al fatto che non si tratta di una iniziativa nata nei nostri confini. C’è poi un problema con la traduzione tedesca che credo debba essere risolto ed è determinante per poter avere un appoggio più consistente in Germania”.

A che cosa si riferisce?
“Il testo nella versione inglese dice che l’Ue non dovrebbe sostenere economicamente le organizzazioni che ‘incoraggiano o promuovono l’aborto’, mentre il testo tedesco parla di organizzazioni che ‘incoraggiano o praticano l’aborto’. I due testi non esprimono la stessa cosa. Di fatto significa che se c’è un grande ospedale, una clinica universitaria che fa molte buone cose anche nel campo della ricerca, ma in cui si pratica anche l’aborto, questa struttura non potrà ricevere finanziamenti Ue e questo non è il significato dell’iniziativa. In alcune realtà purtroppo l’aborto è praticato, benché non si faccia alcun’opera di promozione o incoraggiamento dell’aborto stesso. Preferiamo la versione inglese, per cui quella tedesca andrà controllata”.

Quale sensibilità riscontra su questi temi fra i suoi colleghi eurodeputati?
“C’è molto sostegno da Paesi europei differenti, ma purtroppo non dalla maggioranza dei parlamentari. Se però la campagna otterrà il milione di firme, sarà un segnale importante e io penso che non potrà essere ignorato”.

Crede che, una volta che l’Iniziativa sarà presentata alla Commissione, si possa giungere a una proposta legislativa? Le istituzioni europee sapranno tutelare l’embrione e la vita nella ricerca?
“È difficile dirlo in anticipo, dal momento che si tratta di uno strumento nuovo. Esiste solo un esempio: l’iniziativa sull’acqua è l’unica che finora ha raccolto un milione di firme. In quel caso la Commissione ha reagito immediatamente. Questo è una sorta di precedente, ma non penso si possa essere certi del fatto che l’iniziativa ‘Uno di noi’ sarà immediatamente tradotta in legislazione. Soprattutto sull’aspetto del finanziamento alla ricerca sarà piuttosto difficile, perché l’iter legislativo su questo tema è quasi giunto alla sua conclusione. C’è già una proposta della Commissione che è andata in Parlamento e non è probabile che venga immediatamente modificata. Tuttavia, in ogni caso è un segnale importante e questa iniziativa può servire per evitare danni più gravi. In questi giorni in Germania si è molto discusso sul caso della prima clonazione di un embrione. Qualcuno lo definisce un importante passo avanti e in Germania c’è molta preoccupazione. In questo momento la legislazione esclude la possibilità di programmi di ricerca di qualsiasi tipo sulla clonazione di embrioni. Immagino che alcuni colleghi vorranno riaprire questo dibattito e l’iniziativa ‘Uno di noi’ può aiutare a evitare ciò, perché è già espressione di una voce popolare forte. Essere molto rigorosi nella tutela della vita potrà aiutarci a evitare approcci più svincolati da precise norme etiche. Per cui, per essere sincero, penso che con tutta probabilità questa iniziativa dovrà affrontare molti ostacoli per essere tradotta in legge, ma in ogni caso avrà effetti virtuosi sul dibattito etico e politico in Europa”.