STORIA DAL TORNADO

Grazie maestra Rhonda

Ha protetto con il suo corpo quello dei piccoli alunni. Ci vuole coraggio e lucidità. È l’esempio più efficace di quella fiducia ripagata con la quale ogni giorno i genitori affidano i propri figli agli insegnanti

È una storia che colpisce quella che rimbalza fino a noi dall’Oklahoma martoriato da un tornado. Una storia di eroismo ordinario, che ha per protagonista una maestra elementare, Rhonda, appunto. Al momento del passaggio devastante del vortice, ha protetto alcuni bambini della sua classe stendendosi su di loro, coprendoli col proprio corpo, quasi ad avvolgerli tutti in un abbraccio rassicurante. Sono morti in tanti, ma i ragazzini di Rhonda sono usciti vivi dal crollo della scuola. Grazie maestra Rhonda.
"Quando tutto è iniziato a venire giù – ha raccontato – mi sono messa su di loro. Tutto qui". Tutto qui? Un gesto "semplice" nella sua straordinarietà.
Avrà avuto paura, Rhonda. Ma non è scappata. Avrà temuto il peggio, ma sdraiandosi su quei bambini ha continuato a rassicurarli: "Gridavo per tranquillizzarli, cercavo di superare con la mia voce quel frastuono orribile, sperando che mi potessero sentire. Una ragazza singhiozzava e le ho detto: ‘Va tutto bene, va tutto bene, ti proteggo io’. E poi ho detto qualche preghiera: ‘Dio, ti prego di prendere cura dei miei figli’. E noi stiamo bene".
È vero, a volte succede che, pur avvertendo il pericolo, si resti straordinariamente lucidi, capaci di reagire. Con l’istinto, forse. Questo deve essere successo a Rhonda. Il suo "istinto" l’ha spinta su quei bambini. Senso del dovere? Non rende l’idea… Piuttosto, in quel gesto semplice e spontaneo sembra di cogliere immediatamente quell’atteggiamento di protezione, di cura, di amore che una maestra nutre verso i piccoli che le vengono affidati da altri adulti, da altri genitori.
Non ci si pensa spesso. Ma affidare i propri figli a qualcun altro è un gesto molto impegnativo. Per i genitori, che in qualche modo accettano un’"invasione" altrui nell’intimità dei rapporti più profondi. Per chi riceve l’affidamento – in questo caso, ed è il più comune, una maestra – perché si trova a dover rispondere ad attese forti, a "restituire" fiducia, a garantire quello che ogni genitore chiede e vorrebbe per i propri figli: cura, passione, attenzione unica.
Ecco, la vicenda che viene dall’Oklahoma ricorda queste cose. E ricorda anche come ci siano tante persone – tante maestre/maestri – che prendono sul serio la fiducia che ricevono (magari senza che nessuno lo formalizzi). Anche, naturalmente, senza bisogno di gesti straordinari. Del resto è nel rapporto educativo di tutti i giorni, persino nella routine tranquilla e apparentemente senza pericoli – certo non quelli di un tornado – delle aule scolastiche che si realizza, quotidianamente, il gesto di Rhonda: "Mi sono messa su di loro". Facendo scudo, impegnando se stessi, allargando il più possibile le braccia. Sentendosi davvero – ecco gli educatori – responsabili delle vite altrui, perché possano fiorire da sé.