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L’insostenibile leggerezza di Tessa

Come banalizzare il dibattito bioetico e l’impegno civile in tre minuti tre. Un esempio da non imitare, ma che la dice lunga sul tasso di approssimazione di certi personaggi della tv che s’improvvisano su questioni delicatissime come la pillola del giorno dopo, il matrimonio gay, l’eutanasia e l’aborto. Ma gli amici del “Corriere della Sera” non si fanno qualche domanda di etica professionale?

Ci sono interviste che già dalle prime battute rivelano la propria insostenibile leggerezza. E finché si tratta di comunicazioni gossippare o leggere, può anche andar bene. That’s entertainment! Quando però le stesse vaporosità vengono propinate al grande pubblico come segnali forti per alzare il tiro sul dibattito etico e l’impegno civile, francamente è un po’ troppo. La video-intervista di tre minuti tre alla conduttrice Tessa Gelisio sul sito del Corriere della Sera, "Pillola del giorno dopo? Un inferno!" è un piccolo campionario di superficialità. Forse un po’ di colpa ce l’hanno anche i titolisti e la brevità del messaggio e non la povera Tessa, ma è innegabile che il combinato composto dei fattori renda il risultato quantomeno ridicolo.
La prima domanda, tanto per inquadrare il complesso, è sull’immancabile segno zodiacale (per la cronaca: Toro), che fornisce subito autorevolezza all’interlocutore. È come se Veronesi, prima d’iniziare a parlare di bioetica o tumori, esordisse negli interventi rimarcando il suo essere un fiero Sagittario… Ma tant’è, forse c’è chi si sente rassicurato da questa informazione che sgombra il campo dagli equivoci, e dopo un breve excursus sui trascorsi televisivi della conduttrice e sulle sue abilità culinarie, si arriva alla sua convinta partecipazione alla causa ambientalista (in italiano moderno "green") e alla domanda impegnata: un desiderio sociale e pubblico? Qui si aprono praterie.
Si parte con la rivendicazione dei matrimoni gay, ma sull’adozione, beh, meglio soprassedere. Iniziamo a farli sposare, poi si vedrà, perché siamo nel 2013 e dal Medioevo si deve uscire, ma è meglio farlo a piccoli passi che non si sa mica dove si va a finire. Vertici di comicità involontaria vengono poi toccati parlando di eutanasia, quando la semplificazione della comunicazione fa introdurre l’argomento con questo sincero stupore: "In Italia non è possibile morire! Se si vuole morire si deve andare in Svizzera!". Se tale straordinaria notizia fosse vera, vedremmo milioni di persone premere alle frontiere per entrare in questa stralunata Penisola, novella Terra Promessa, dove forse il leone non pascolerà con l’agnello, ma almeno l’immortalità è assicurata. Non è così e in Italia si muore, purtroppo, ogni giorno e, ci permettiamo sommessamente di far notare, evitare di dare la morte di Stato a persone gravemente depresse è un segno più di civiltà sociale che di barbarie legalizzata.
Ma, in cauda venenum, e nella lista dei terribili e inumani divieti di questo nostro sventurato Paese si inserisce l’impedimento alle donne di abortire. Nel narrare la vicenda vissuta da un’amica, la Gelisio parla espressamente di limitazioni inesplicabili nell’uso della pillola abortiva quando, finalmente, un viaggio nella provvidenziale Svizzera (ancora!) risolve la situazione senza patemi: "Due minuti ed è finita la tortura!". A parte la considerazione che se si parla di pillola per abortire si parla di RU486 che è un’alternativa all’aborto chirurgico e non può essere confusa con la pillola del giorno dopo. In caso contrario, ci troveremmo di fronte a un problema di sovrapposizione poco piacevole anche per le case farmaceutiche che non amano vedere confuse le due cose e le implicazioni dell’utilizzo. Ma se di pillola abortiva si vuole parlare, allora perché banalizzare un atto così complesso e doloroso per una donna?
Quando, anche da queste pagine, vengono lanciati e rinnovati gli allarmi contro una mentalità sempre più diffusa in cui l’aborto si fa contraccezione, è proprio di casi come questo che si sta parlando. In fondo che ci vuole? Basta una pastiglia, due minuti, e il figlio va giù. Anche senza zucchero.