L'ASSALTO A LONDRA
Parla don Philip Scanlon, per 18 anni parroco a Woolwich, la località nella quale il soldato britannico è stato trucidato. Qui ci sono due moschee e, secondo il sacerdote, “gli imam sono ottime persone che non tollerano chi parla contro la comunità. Fanno di tutto per scoraggiare le teste calde, chi vuole fare del male”
Don Philip Scanlon è stato parroco nella chiesa di st.Peter a Woolwich, la località nella quale il soldato britannico è stato ucciso ieri. Per i suoi 18 anni a servizio della comunità è stato premiato, dal comune di Greenwich, con l’onorificenza "freeman of the royal borough", la più importante che possa essere conferita da un Comune inglese. Insieme a lui l’onore è toccato soltanto al principe Filippo, il marito della Regina.
Don Scanlon, conosce benissimo la caserma "Royal Artillery Barracks" di Woolwich, da dove proveniva il soldato ucciso ieri, la strada dove è morto e le moschee frequentate dai giovani islamici. Come si sente?
"Sono molto triste per i soldati. La loro è un’ottima caserma, ben inserita all’interno della comunità. Sono stato il loro cappellano per 10 anni. Questo attacco è particolarmente cattivo perché commesso contro un membro dell’esercito. Il Regno Unito è molto orgoglioso dei suoi soldati che servono la nazione in tante parti del mondo, in Afghanistan e in Iraq, in condizioni terribili".
Pensa che questo attacco avrà conseguenze sul modo in cui l’esercito opera a Londra? Ai soldati è stato chiesto per il momento di non indossare la divisa perché è troppo pericoloso.
"Sì, penso che l’omicidio cambierà i rapporti tra i soldati e la comunità nella quale vivono e che chi fa parte dell’esercito dovrà stare molto attento. Alcuni indossano la divisa anche quando vanno in banca, portano i figli a scuola o vanno a fare la spesa. Tutto questo potrebbe cambiare".
Come pensa sia stato preparato l’attacco?
"Credo che gli assassini abbiano preso di mira la caserma e aspettato fino a che un soldato uscisse e salisse sul marciapiede, per poi attaccarlo".
Uno dei sospetti, Michael Adebolayo, sarebbe cresciuto come un ragazzo normalissimo e poi è entrato in un gruppo musulmano radicale. Sorprende sempre che i terroristi di origine islamica siano spesso nati e cresciuti qui e siano magari figli di assistenti sociali, come sembra essere il caso di Adebolayo. Persone quindi che lavorano per la coesione di una comunità.
"Ci sono due moschee nella zona dove il soldato è stato ucciso ieri. E le conosco benissimo. Sono frequentate da circa 1.800 persone, il 7% dell’intera comunità. Conosco i leader e ho anche predicato alle comunità che si riuniscono lì per pregare. Gli imam sono ottime persone che non tollerano chi parla contro la comunità. Fanno di tutto per scoraggiare le teste calde, chi vuole fare del male. Purtroppo alcuni membri della comunità musulmana, e dobbiamo essere onesti su questo, sono caduti nella trappola dell’islamismo radicale".
Quanto sono diffusi questi musulmani radicali?
"Una frazione del totale. La comunità di Woolwich è composta da molte nazionalità diverse. Nella Chiesa cattolica erano rappresentate 25 nazioni soprattutto africane e abbiamo sempre favorito il dialogo tra tutte le diverse comunità".
Come giudica le relazioni interreligiose?
"Ottime. Ho lavorato con musulmani, sikh, indù e tutte le altre fedi e anche con chi non aveva fede".
Ieri sera, poche ore dopo l’attacco, lei ha partecipato, insieme al parroco attuale di Woolwich, don Michael Branch, all’insediamento del nuovo sindaco e ha incontrato tutti i leader religiosi della comunità, con i quali ha discusso dell’accaduto. Che cosa vi siete detti?
"Li ho incoraggiati a dimostrare unità, a parlare con un’unica voce, a condannare il terrorismo. Chiamerò più tardi i leader musulmani per offrire loro il mio sostegno".
Pensa che il fatto che in Gran Bretagna alle diverse comunità etniche e religiose venga data grande autonomia e che si finisca così per avere dei ghetti che non vengono integrati nella nazione provochi la nascita di movimenti islamici radicali?
"Direi che la maggior parte delle comunità sono integrate, ma ci sono piccole aree dove si concentrano alcune nazionalità come in fondo è successo in passato con gli italiani. I diversi leader incoraggiano queste comunità a promuovere la loro identità ma le aiutano anche a integrarsi. Papa Benedetto, nel suo documento di due anni fa, (ripreso dal vescovo Pat Lynch, che si occupa di dialogo interreligioso per la Chiesa cattolica) ha parlato d’integrazione e il quartiere di Woolwich è sempre stato considerato uno dei migliori nel Paese da questo punto di vista".
Michael Adebolajo era un normale cittadino inglese, cresciuto in una famiglia comune. Come si spiega il suo odio nei confronti della comunità che lo ha allevato?
"La sua personalità è cambiata. Non è la stessa persona che era 10 o 20 anni. È stato attratto dall’islamismo radicale".