ASSEMBLEA CEI/1
Così il cardinale Bagnasco ha delineato i sentimenti dei vescovi durante l’indimenticabile incontro con il Papa. Definito il titolo del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Individuati alcuni criteri per l’eventuale riassetto e riduzione del numero delle diocesi
"In Gesù Cristo il nuovo umanesimo". È il titolo del prossimo Convegno ecclesiale nazionale, in programma a Firenze nel 2015. Ad annunciarlo ai giornalisti è stato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, durante la conferenza stampa di chiusura della 65ª assemblea ecclesiale nazionale. Il titolo scelto dai vescovi, si legge nel comunicato finale, "mira a non ridurre la fede cristiana a uno dei tanti fattori umani che innestano processi culturali e sociali, ma a riconoscerla come la sorgente della via nuova per ogni persona e per l’intera società. Il confronto culturale intende rivendicare che l’originario umanesimo non solo non esclude la trascendenza, ma ha radici cristiane". Ai vescovi, quindi, è stata presentata la modalità di preparazione al convegno: nel primo anno (2013-2014), sulla base di uno strumento di lavoro, si attiverà un coinvolgimento delle diocesi per la raccolta di contributi sul tema. Una volta raccolto il materiale, si procederà nell’anno pastorale 2014-2015 al cammino verso il convegno, aiutati da un documento che orienti le Chiese locali e le realtà ecclesiali a riflettere sul tema in vista della loro partecipazione all’evento.
Fratelli, oltre che figli. "Ci siamo sentiti intorno a lui fratelli, oltre che figli". Con queste parole il cardinale Bagnasco ha sintetizzato il "clima" della "professio fidei" di ieri nella basilica di San Pietro, durante la quale Papa Francesco ha pronunciato il primo discorso del suo pontificato rivolto alla Conferenza episcopale italiana. Il presidente della Cei ha definito la meditazione del Papa offerta ai vescovi "un dono", dalla quale traspare "il grande affetto, non solo la cordialità" di Papa Francesco nei confronti dei presuli italiani". Un discorso "nato dal suo cuore di pastore", di cui i vescovi sono "molto grati" al Papa, soprattutto per il suo "grande rigore spirituale e morale" e per il suo invito a "camminare non solo davanti, ma anche nel e dietro al gregge". Molto significativo, in questo senso, il gesto finale del Papa, che dopo aver salutato i vescovi uno per uno si è messo in cammino insieme a loro – tutti insieme, sospinti dall’energia di Pietro – verso il fondo della basilica. Nella conferenza stampa, il cardinale Bagnasco ha insistito molto sulla speciale sintonia con Papa Francesco, e ha assicurato che i vescovi italiani accolgono il magistero, le indicazioni del Papa, "con cordialità e con totale docilità". Benedetto XVI insisteva molto sulla necessità del primato di Dio e sul tema della conversione: Papa Francesco, ha detto il cardinale Bagnasco, continua a fare altrettanto, ma con il suo "stile", vigoroso e quindi più diretto. Di qui l’importanza di raccogliere l’invito di Papa Francesco "ad essere più liberi da noi stessi, dai nostri egoismi ricorrenti, dalle cose materiali per rimettere al centro non noi ma Dio". Richiami, quelli del Papa, anzitutto per i vescovi, perché in tema di santità – obiettivo del cristiano – l’appello alla vigilanza "non è mai inutile", soprattutto per evitare il rischio del carrierismo e della sete di potere.
Il "caso unico" delle diocesi italiane. Il lavoro della Commissione episcopale sul "riassetto" e l’eventuale riduzione delle diocesi italiane – 226 su un territorio di 300mila chilometri quadrati, caso unico al mondo – "è durato alcuni anni e ora si è concluso da almeno un anno o due, e i risultati sono stati presentati alla Congregazione dei vescovi". A riferirlo al Papa, a proposito della sua proposta fatta ieri, durante la "professio fidei" dei vescovi italiani nella basilica vaticana, è stato il cardinale Angelo Bagnasco, che nella conferenza stampa conclusiva della 65ma Assemblea della Cei è stato interrogato in proposito. "I risultati sono nelle mani della Congregazione competente", ha assicurato, precisando che ai vescovi "non sono state richieste valutazioni di merito, ma l’individuazione dei criteri" per una riforma. Tra questi: il numero delle anime, il numero in rapporto all’estensione del territorio e il radicamento storico, culturale e religioso. "L’opportunità o necessità di riduzione del numero delle diocesi – ha puntualizzato il presidente della Cei – non proviene dai vescovi, ma dall’istanza superiore e competente che è la Congregazione".
a cura di M.Michela Nicolais