DOMANI LA BEATIFICAZIONE

Don Puglisi, una scossa” “per società e Chiesa

Parla il cardinale Paolo Romeo, dopo la visita ad limina dei vescovi siciliani e alla vigilia della proclamazione del martirio in nome della fede. La speranza che l’esempio di don Pino produca una rinnovata fecondità di vocazioni. Oltre a una diversa attenzione civica ed ecclesiale nei confronti dei giovani

Una settimana impegnativa per il cardinal Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo e presidente della Conferenza episcopale siciliana. La visita ad limina, insieme con gli altri vescovi siciliani e l’incontro con il Papa, l’Assemblea generale della Cei e la beatificazione di don Pino Puglisi, sabato 25 maggio. Malgrado i molteplici impegni, il cardinale ha parlato al Sir sia dell’incontro con il Pontefice sia della grande attesa che sta vivendo la Chiesa di Palermo e tutta la Sicilia per la beatificazione del sacerdote ucciso dalla mafia in odium fidei.

Eminenza, ci racconti l’incontro con il Papa…
"Durante le congregazioni che hanno preceduto il Conclave e poi durante il Conclave stesso avevo già avuto modo di conoscere l’aspetto umano del Papa, sempre accogliente e sorridente: un uomo di preghiera, di pensiero, amante della Chiesa, con un grande interesse per la promozione della dignità umana, desideroso di conoscere le situazioni delle nostre Chiese particolari, disponibile all’ascolto. Questo è un atteggiamento molto bello di Papa Francesco. Si è sinceramente interessato alla nostra isola, soffermandosi sui problemi sociali, economici, sul cammino di fede. È stato molto soddisfatto di sapere che in Sicilia ci sono vocazioni al sacerdozio, è buona la situazione della vita consacrata e grande l’impegno dei laici. Ci ha colpito come il Santo Padre, ascoltandoci, annuiva e insisteva. E alla fine ha detto: ‘sono qui per servire’. Il suo è l’atteggiamento dell’ascolto del pastore che vuole sapere come vive la Chiesa per servire. Io già durante il precedente Conclave avevo potuto apprezzare questo modo di essere dell’allora cardinale Bergoglio".

Avete presentato al Santo Padre anche gli aspetti problematici della Sicilia?
"Gli abbiamo parlato anche dell’impegno della Chiesa nell’evangelizzazione che si scontra con il modus vivendi dei gruppi illegali, soprattutto quelli organizzati, che sono fuori della comunione con la Chiesa: il Vangelo dice ‘perdona’ e loro dicono ‘ammazza’, il Vangelo dice ‘ti guadagnerai il pane con il sudore della tua fronte’ e loro dicono ‘ricatta e sottrai il bene agli altri’. La beatificazione di don Pino Puglisi mette in luce l’incompatibilità tra il Vangelo e questi gruppi, persone o culture. Non solo chi appartiene tecnicamente a un gruppo malavitoso, ma anche chi cade in questa mentalità, esclude Dio dalla città degli uomini".

Sabato 25 maggio c’è la beatificazione di don Pino Puglisi: come si è preparata la sua diocesi a questo evento?
"C’è stato tutto un fermento in preparazione a questo giorno in cui don Pino sarà proclamato martire della Chiesa. Nella diocesi sono state promosse centinaia di iniziative a livello parrocchiale di scoperta di padre Puglisi, del suo ministero sacerdotale lungo 33 anni, del suo impegno ad aiutare i ragazzi, i giovani, i fidanzati a vivere una vita cristiana, del suo identificarsi con le problematiche del territorio non solo negli ultimi tre anni di vita a Brancaccio. C’è, poi, una fioritura di pubblicazioni, rappresentazioni teatrali e iniziative anche a livello comunale e nelle Università. La sua figura non riguarda più solo la Chiesa di Palermo, ma noi abbiamo una responsabilità maggiore nel raccogliere la sua eredità per un rinnovato impegno nell’evangelizzazione e nel servizio alla società palermitana. Don Puglisi non è più un estraneo, si parla di lui come testimone della fede, come modello di vita da seguire".

Qual è, a suo avviso, il tratto più rilevante di don Puglisi uomo e sacerdote?
"Il suo binomio, sempre attuale, di evangelizzazione e promozione umana, come dimostra il ripetuto invito di Papa Francesco ad andare alle periferie, non solo geografiche ma anche quelle dove l’uomo vive nel degrado morale. Pino Puglisi ci insegna che un Vangelo lontano dalla promozione della dignità umana non è Vangelo. È in discussione l’antropologia: in un modo diretto, non da filosofo o sociologo, don Puglisi, quando parlava di evangelizzazione e promozione umana, ci mostrava una antropologia che vede nell’uomo l’opera più grande di Dio e nel peccato l’offesa più grande di cui è vittima lo stesso uomo. Oggi quando si parla di nuova evangelizzazione e delle problematiche della nostra società si sta prendendo coscienza della grande crisi dei valori. Bisogna ritornare, allora, a Gesù. Evangelizzazione e promozione umana significano un Vangelo che diventa veramente fermento della società e la trasforma. E ognuno di noi può contribuire. Don Puglisi ci spinge ad abbandonare la mentalità della delega: di fronte alla crisi economica e al degrado umano e sociale non dobbiamo pensare che gli altri devono intervenire, tutti dobbiamo fare qualcosa, tutti dobbiamo cambiare. Non è sufficiente dire: ‘come è bello lo stile di Papa Francesco’; è necessario che anche noi ci rivestiamo di umanità e di semplicità, vivendo alla presenza di Dio. Questa è una risposta ai bisogni di oggi, vorrei dire l’attualità della testimonianza di don Puglisi".

Da questa beatificazione cosa si aspetta per la Chiesa di Palermo?
"Vorrei che don Puglisi intercedesse per la Chiesa di Palermo perché ciascuno di noi faccia un passo avanti verso la conversione personale. Don Puglisi ha anche favorito la comunione nei ministeri che gli erano affidati: che dunque possa essere uno stimolo anche oggi a promuovere la comunione a tutti i livelli. Inoltre, il sacerdote ha avuto una sollecitudine particolare per le vocazioni e, quindi, auspico una rinnovata fecondità di vocazioni nella nostra Chiesa. Metà del clero di Palermo è stata ordinata negli ultimi venti anni, dall’uccisione di Puglisi. Ancora, c’è bisogno di una maggiore attenzione ai giovani, sia civica sia ecclesiale. Civica perché non possiamo pensare di lasciare i giovani senza lavoro in quanto l’ozio è il padre dei vizi. Né costringerli ad emigrare per avere un’opportunità di vita. Papa Francesco ci ha ricordato che una società che non riesce a dare lavoro ai suoi figli non è giusta. E Pino Puglisi ha lavorato per la giustizia. Don Puglisi dovrebbe essere un ‘elettroshock’ positivo che aiuti società e Chiesa a impegnarsi nella costruzione del Regno di Dio in mezzo agli uomini in modo che ognuno possa vivere con dignità".