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Ombre sulla libertà in Europa

Una nota all’Osce su intolleranza e discriminazione contro i cristiani

Alla conferenza internazionale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) tenutasi a Tirana, la studiosa e ricercatrice austriaca Gudrun Kugler ha presentato martedì 21 maggio il rapporto 2012 dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. Questo osservatorio che ha sede a Vienna raccoglie e pubblica  molti dati sulla intolleranza e sulla discriminazione dei confronti dei cristiani che avvengono nei Paesi europei con diverse tipologie (observatory@IntoleranceAgainstChristians.eu).
 Nella esortazione apostolica Ecclesia in Europa di Giovanni Paolo II l’Ocse è definita un organizzazione che “opera per il mantenimento della pace e della stabilità anche attraverso la protezione e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come pure per la cooperazione economica ed ambientale”.
“A volte mi viene chiesto come una maggioranza possa essere discriminata. Beh, non è il cristiano nominale, pienamente integrato nella corrente principale della società, che è vittima di discriminazione. Sono coloro che si sforzano di vivere secondo le esigenti proposte etiche del cristianesimo che sperimentano la contrapposizione. Quelli non sono la maggioranza. E anche se lo fossero: la storia ha dimostrato che una minoranza leader può discriminare una maggioranza pacifica, come abbiamo visto nel caso eclatante dell’apartheid.
Allora come ci muoviamo? L’Assemblea parlamentare dell’Osce ha raccomandato nella sua Risoluzione sulla lotta all’intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani nell’area OSCE, adottata a Belgrado nel luglio 2011 che si apra un “dibattito pubblico sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani e che sia assicurato il diritto dei cristiani a partecipare pienamente alla vita pubblica”, che “si verifichi la legislazione negli Stati partecipanti, in particolare il diritto del lavoro, le leggi sulla parità, sulla libertà di espressione e di riunione, e le leggi relative alle comunità religiose e il diritto all’obiezione di coscienza”, “in riferimento alla discriminazione e all’intolleranza contro i cristiani “, e “incoraggia i media a non diffondere pregiudizi contro i cristiani e a combattere gli stereotipi negativi”. L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha richiesto solo pochi giorni fa quasi all’unanimità (risoluzione 1928) di “accogliere le fedi religiose nella sfera pubblica”, “assicurare il diritto all’obiezione di coscienza in relazione a questioni moralmente sensibili”, “rispettare il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione, in conformità con le proprie convinzioni religiose e filosofiche”, “cambiare le loro norme di legge ogni qualvolta questi vanno contro la libertà di associazione per i gruppi (tra cui chiese)”. In piena corrispondenza con l’Editto di Milano, il Consiglio d’Europa “esorta gli Stati membri alla restituzione dei beni della chiesa laddove non sia ancora compiuta, per accelerare questo processo e concluderlo nel breve o medio termine”. Speriamo non ci vogliano 1700 anni!
Penso che l’Europa sia pronta per una “ragionevole conciliazione” nell’ambito della contrapposizione tra persone credenti e una maggioranza che sembra essere a disagio con la religione. Sono stanca di normative sulla parità di trattamento: tali politiche possono far ricadere gravi dubbi sui cristiani. Chiedo di combattere contro la sotto-informazione raccogliendo i dati disaggregati sui crimini d’odio contro i cristiani. In alcuni paesi, atti di vandalismo contro un sito cristiano è considerato come atto di vandalismo nei confronti di un edificio pubblico. Raccomando all’Osce di sviluppare materiali su come combattere l’intolleranza contro i cristiani e di diffonderli. La lotta contro la persecuzione dei cristiani al di fuori dell’area Osce deve diventare una priorità dei ministri degli esteri degli Stati membri nella loro politica estera”.