INGHILTERRA E GALLES
L’arcivescovo e primate Vincent Nichols spiega le ragioni della ”simpatia” del popolo, anche anglicano, nei confronti della comunità cattolica. Già giocatore di rugby in Italia, il presule affronta il tema del dialogo ecumenico e del celibato dei preti. Il rapporto costruttivo col mondo finanziario
Una chiesa cattolica di appena 5 milioni di fedeli, perseguitata dai tempi della Riforma di Enrico VIII e uscita davvero dal ghetto soltanto in questo secolo, sotto la guida prima dell’arcivescovo Basil Hume e poi del cardinale Cormac Murphy-O’Connor. Al loro successore, l’arcivescovo Vincent Nichols, la Gran Bretagna di oggi guarda in ricerca di una leadership morale, come durante la crisi finanziaria del 2008, quando la City ha cercato nella dottrina sociale di Roma una risposta. Il Primate cattolico di Inghilterra e Galles, Vincent Nichols, abita vicino al parlamento di Westminster e al Big Ben. Nel cuore del potere inglese. A pochi passi dalla cattedrale di Westminster, che i fedeli costruirono, alla fine dell’Ottocento, per festeggiare i diritti civili riacquistati dopo la Riforma di Enrico VIII. "Ci dimentichiamo spesso che, in questo Paese, dal 1530 al 1800, nessun prete è stato ordinato", dice l’arcivescovo Nichols. Secoli di persecuzioni che hanno insegnato ai sacerdoti a contare sulla loro gente, un rapporto strettissimo che dura ancora oggi. In gioventù, monsignor Nichols era giocatore di rugby per il Rieti. Un inedito della sua vita privata che lui stesso racconta sorridendo: "A chiamarmi vescovo per la prima volta furono i tifosi di rugby di Rieti, negli anni Sessanta. Quando frequentavo il college inglese di Roma mi facevano giocare in quella squadra, molto energica, ma un po’ priva di tattica, perché davo forma al gioco. ‘Se segni ti facciamo vescovo’, gridarono una volta i tifosi mentre tiravo un rigore".
Come pensa che Papa Francesco stia cambiando la Chiesa d’Inghilterra e Galles?
"Questo Papa esprime con i gesti quello che Papa Benedetto diceva con le parole. Le frasi di Papa Ratzinger erano profonde, penetranti e precise. Le azioni di Papa Francesco sono eloquenti, chiare, dirette. Nei mesi precedenti la visita di Benedetto XVI, nel 2010, nel Regno Unito vi erano state molte espressioni di antagonismo verso la chiesa cattolica. Eppure, appena arrivato, il Santo Padre è stato accolto con calore e entusiasmo e, quando è partito, la sua immagine pubblica è cambiata in modo sostanziale. Penso che il rispetto che gli è stato dimostrato è parte della ragione dell’impatto che Papa Francesco ha avuto in questo Paese".
Benché la Gran Bretagna di oggi sia così secolarizzata, la Chiesa ha un ottimo dialogo con il mondo laico. Come se lo spiega?
"La spiegazione sta proprio nel radicamento dei sacerdoti nella vita della gente, della cui protezione hanno avuto bisogno nei secoli passati. Nei primi anni del diciannovesimo secolo, anche se le comunità cattoliche erano escluse dalla vita ufficiale della nazione, c’era per loro molta simpatia. Uno dei primi vescovi ad essere ordinati, il cui nome era proprio ‘Bishop’, ovvero ‘Vescovo’, per uno strano gioco di parole, è stato sepolto in un cimitero anglicano. Un segno della comprensione reciproca che esisteva tra le due fedi, a livello locale, come succede ancora oggi".
Se i rapporti tra le due chiese sono buoni, a livello locale, perché non c’è progresso a livello teologico?
"Penso che i rapporti tra i vescovi cattolici e quelli anglicani facciano progressi. Ci incontriamo e capiamo la complementarietà delle posizioni che occupiamo. È difficile separare nettamente le questioni teologiche dal contesto culturale e storico. E’ importante che ci sia la commissione Arcic per il dialogo ecumenico, ma quando questo lavoro deve tradursi nei rapporti tra le due chiese il contesto storico e culturale diventa cruciale".
Alcuni parlamentari e lord cattolici hanno scritto al Papa chiedendo di consentire ai sacerdoti cattolici di sposarsi, considerato anche il numero significativo di preti sposati che provengono dalla chiesa anglicana. Che cosa ne pensa?
"Penso che, spesso, la mente di un politico sia sintonizzata benissimo sugli umori del giorno che, qualche volta, si formano in ambienti che non sono in contatto con le realtà più nascoste della vita della gente. Per esempio non troviamo, nei candidati al sacerdozio, che il celibato sia l’ostacolo più grande sul loro cammino. Abbiamo 185 seminaristi in questo momento, il numero più alto da molti anni. Non è vero che c’è una crisi delle vocazioni, anche se questa può essere l’opinione popolare. In Inghilterra e Galles c’è un rapporto di un sacerdote ogni 1.000 cattolici praticanti. Non è certo il segno di una Chiesa dove non ci sono preti. Il celibato è un grande dono di Dio e un arricchimento nella vita della chiesa".
Molti uomini di affari della City si sono rivolti alla Chiesa cattolica per trovare una risposta alla crisi finanziaria del 2008 e ne sono nati incontri e dibattiti. Pensa che la Dottrina sociale cattolica stia influenzando il modo di fare affari nel Regno Unito?
"Il mondo finanziario cambia con lentezza. Le aziende, al contrario, sono più disposte a trasformarsi e i convegni che abbiamo organizzato stanno generando entusiasmo. Soprattutto perché alcuni capi di impresa, la Unilever ne è un esempio, cominciano a riconoscere che se una ditta non aiuta la società nella quale opera, col tempo fallirà".