STATI UNITI

Dossier immigrazione” “Obama ci prova, ma…

Intervento dell’arcivescovo di Los Angeles, mons. Gomez, dopo un primo via libera in Senato alla nuova normativa. “Aprire il percorso verso la cittadinanza”. Ma le difficoltà politiche del presidente mettono a rischio l’iter legislativo

Il comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti ha dato il via libera a un disegno di legge che potrebbe rivoluzionare la normativa sull’immigrazione. La proposta di legge bipartisan, che dovrà essere votata dai due rami del Congresso a inizio giugno, potrebbe creare un percorso per la regolarizzazione – e in un secondo tempo per la cittadinanza – di gran parte degli 11 milioni di immigrati illegali sparsi per i 50 Stati dell’Unione. Il disegno di legge indica anche un tetto più ampio per i visti concessi a lavoratori stranieri particolarmente qualificati specie in ambito tecnologico (da 65mila a 110mila); fornisce risorse per arginare l’immigrazione clandestina lungo il confine con il Messico, e impone ai datori di lavoro che intendono assumere di verificare in un database federale se i candidati risiedono legalmente negli Stati Uniti.

Plauso dei vescovi. Monsignor Josè H. Gomez, arcivescovo di Los Angeles e presidente del Comitato immigrazione della Conferenza episcopale americana, si è detto molto soddisfatto. "È un passo avanti molto importante", ha sottolineato. "Il percorso per giungere alla cittadinanza deve essere reso più aperto, così che un numero più ampio di persone possa uscire dall’ombra. Lasciare irrisolta la situazione di una larga parte della popolazione che risiede negli Stati Uniti senza documenti sarebbe una scelta contraria alla natura stessa della legge, la quale si prefigge di rendere tutta una serie di persone membri effettivi delle nostre comunità". Mons. Gomez ha anche evidenziato la centralità che deve avere la famiglia nella legislazione: "Non dobbiamo allentare la nostra attenzione verso le famiglie, che sono la spina dorsale della nostra società", ha detto. "L’unità familiare, basata sull’unione di un marito e di una moglie e dei figli, deve rimanere la pietra angolare del sistema di immigrazione della nostra nazione". Monsignor Gomez si è infine congratulato con la commissione bipartisan del Senato per aver accolto una serie di emendamenti che vanno incontro ai bisogni dei bambini immigrati. La Conferenza episcopale americana da tempo caldeggia una riforma comprensiva capace di tenere conto di tutti gli aspetti del problema immigrazione negli Stati Uniti.

Ostacoli alla riforma. Oltre alla spaccatura all’interno del Partito repubblicano sulla nuova legge, forse il più determinante ostacolo all’iter del provvedimento potrebbe però essere la posizione sempre più fragile del presidente Barack Obama, travolto la scorsa settimana da tre scandali. Per prima cosa è emerso che l’Internal Revenue Service (Irs), l’Agenzia americana delle entrate, dal 2010 aveva nel mirino organizzazioni legate agli ultraconservatori del Tea Party senza un motivo legittimo per farlo. Per i repubblicani queste indagini mirate costituiscono gravissime violazioni dei diritti civili e sono state volute dall’amministrazione Obama per indebolire l’apparato elettorale dei conservatori. Se si scoprisse nelle prossime settimane che qualcuno dell’amministrazione dirigeva queste operazioni, per Obama si potrebbero aprire scenari poco piacevoli.

Gli attacchi di Bengasi. Sempre nei giorni scorsi è tornato in primo piano il dossier degli attacchi terroristici all’ambasciata americana di Bengasi in cui persero la vita l’ambasciatore J. Christopher Stevens e altri tre americani. Su questo versante l’amministrazione viene in sostanza accusata di aver manipolato informazioni in suo possesso per non mettere a rischio la rielezione di Obama lo scorso novembre. Terzo elemento critico: è affiorata la notizia che il dipartimento di Giustizia ha controllato i tabulati telefonici di giornalisti dell’agenzia di stampa americana Associated Press nell’ambito di un’investigazione che voleva capire chi fossero le persone dell’amministrazione che lasciavano trapelare alla stampa informazioni riservate su questioni di sicurezza nazionale.

Reazioni di Obama. Di fronte a tutte queste grane (fisco, Bengasi e Associated Press) Obama ha cercato di limitare i danni, prendendo le questioni di petto: ha pubblicato tutte le email del dossier Bengasi per tentare di mettere a tacere le speculazioni; ha fatto dimettere il capo dell’agenzia delle entrate promettendo che situazioni simili non si ripeteranno grazie a norme disciplinari più severe; ha proposto una nuova legge che tuteli la libertà dei giornalisti e delle loro fonti. La Casa Bianca vuole dimostrare che Obama ha la situazione in pugno e non è in balìa degli eventi. Ma sullo sfondo di questi scandali c’è per Obama la carenza di risultati nei primi mesi del secondo mandato. La battaglia principale ingaggiata dal presidente – l’impegno per misure più stringenti sul possesso di armi – si è risolta in un nulla di fatto. E pure la delicata riforma dell’immigrazione, che sulla carta dovrebbe costituire il piatto forte del programma di Obama, diviene più incerta, nonostante i primi passi avanti in Senato.

da New York, Damiano Beltrami