EDITORIALE" "

Perché cresca l’Europa” “

Urge un laicato cattolico competente, convinto e convincente

Nell’analisi della società e della Chiesa in Europa è spesso usata l’immagine di un cantiere. L’Europa è ormai generalmente al tempo stesso un “Vecchio” e un “Nuovo” Mondo. Si tratta di un continente con una grande dose di intelligenza scientifica e tecnica, anche se si rischia di restare sempre più indietro rispetto al Nord America e ad alcuni Paesi asiatici. Si tratta di un continente con pochissimi bambini e molte famiglie instabili, in una popolazione anziana. È un continente con alcuni segmenti forti di Chiesa, soprattutto nei Paesi slavi, ma anche una diffusa stanchezza riguardo la sua eredità cristiana nelle élite politiche e non solo, nelle istituzioni scolastiche e dell’informazione. Ciò è particolarmente evidente nella lotta per la protezione della vita umana al suo inizio e alla sua fine, per la tutela della famiglia fondata sul matrimonio e per la definizione dei confini etici della bioingegneria. E l’Europa è in definitiva proprio oggi un continente in cui i cristiani vengono sfidati, e, in particolare nel loro rapporto con l’Islam, lontano da ingenuità, ma anche lontano da provocanti semplificazioni, occorre continuare a riflettere per affrontare i rischi connessi ma anche le opportunità per una pace più consistente.
L’Europa avrebbe bisogno proprio ora con urgenza di cristiani convinti e convincenti che non nascondono la propria identità e che di fronte alle sfide già esistenti e a quelle future nella loro vita quotidiana nelle relazioni interculturali e interreligiose cercano alleanze con altre persone e gruppi di buona volontà, per farsi carico della dignità della persona umana, della verità sulla famiglia, della solidarietà con i bisognosi e della questione della giustizia sociale, negli areopaghi dell’opinione pubblica.  
Questo porta a una richiesta rivolta alle associazioni cattoliche laicali, e specialmente alle associazioni cattoliche studentesche e a ciascuno dei suoi membri. Queste associazioni hanno un proprio posto inconfondibile nella struttura delle università e in mezzo alla società civile in generale, e aprono spazi in cui i giovani cristiani, nel confronto con le altre generazioni conoscono le tradizioni e i tesori della fede cristiana e possono trovare assistenza e riparo per il loro percorso di fede e di formazione. Essi sviluppano e promuovono spazi per lo scambio interdisciplinare e interculturale. Spesso stringono anche quelle amicizie internazionali di cui un’Europa sempre più unificante in un contesto globale ha così disperatamente bisogno.
Gli studenti che sono radicati in tali associazioni spesso dopo i loro studi assumono posizioni di responsabilità nel campo dell’economica, della politica o della società.
Un apostolato dinamico di cristiani giovani e meno giovani, specialmente nelle attuali condizioni sociali in Europa, ha alcuni presupposti essenziali: chi oggi vuole aprire la bocca per Dio e per la Chiesa, per i valori che proteggono le persone dalla nascita alla morte, per una democrazia stabile, per la conservazione e lo sviluppo del nostro ambiente, deve essere professionalmente competente, deve avere argomenti per essere preso sul serio nella nostra società pluralistica. E deve dimostrare nella sua vita che esso stesso fa, o almeno cerca di fare in una lotta onesta, ciò che dice. Così, saranno tenuti in conto i principi di “scientia” e “religio” che in particolare accompagnano come stelle polari la vita delle associazioni.
Un programma chiaro ma purtroppo in gran parte ancora dimenticato arriva dal messaggio dei vescovi provenienti da otto Paesi che si erano riuniti a Mariazell nel 2004, per il convegno cattolico dell’Europa centrale (Mitteleuropäischen Katholikentag), in cui venivano espressi sette inviti. Essi sono: mostrare Cristo alla gente; imparare a pregare e insegnare a pregare; diffondere e approfondire la conoscenza della fede; porre segni; difendere la cultura della domenica; proteggere e diffondere la vita; promuovere la solidarietà europea e con il mondo. Ma da dove possiamo, noi cristiani avere la forza e il respiro lungo per restare fedeli a queste indicazioni? Papa Benedetto XVI nel 2007 ha riassunto la risposta a questa domanda nel titolo del suo viaggio apostolico in Austria: “Guardare a Cristo!”.
E questo appello risuona forte anche oggi nelle parole di Papa Francesco.” ”