FAMIGLIA
Ciclo di Dialoghi al Pontificio Consiglio per la famiglia. Al centro della riflessione il ruolo del padre e della madre. Confronto a più voci moderato da Claudio Risé: Grazia Attili, Costanza Miriano, Giuliano Ferrara e Olivier Bonnewijn
Si è tenuto, mercoledì 29 maggio, il secondo dei "Dialoghi per la Famiglia", il ciclo di -seminari promossi dal Pontificio Consiglio per la famiglia su tematiche di vita familiare, con esperti di varie discipline ed esperienza. L’appuntamento era dedicato al tema "La madre e il padre nell’educazione dei figli. L’amore imperfetto". Sono intervenuti: la psico-biologa Grazia Attili; i giornalisti Costanza Miriano e Giuliano Ferrara; il teologo e filosofo morale padre Olivier Bonnewijn. Ha moderato lo psicologo Claudio Risé. "L’amore umano non è mai perfetto, ma la famiglia è una scuola e una palestra d’amore, dove si apprende a vivere in relazione con gli altri, mettendo in comune la ricchezza delle differenze, tra i sessi e tra le generazioni, nel rispetto della dignità e della vocazione di vita di ciascuno, nella comunione e nella pace", ha detto monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Dicastero vaticano, per presentare l’incontro. Nel saluto all’assemblea, il presule ha citato Benedetto XVI: "Essere padri significa innanzitutto essere servitori della vita e della crescita dei figli". E ha aggiunto: "Ci troviamo di fronte alla crisi di un modello educativo forte, con una identità e obiettivi chiari. Nella nostra società, spesso il padre è assente e siamo tutti più deboli". Il "binario" su cui deve "correre" il progetto educativo – ha detto l’arcivescovo – è tra "obbedienza e libertà". "L’amore perfetto non è senza imperfezioni, ma vive nell’equilibrio tra autorevolezza-obbedienza-libertà, nella comunione familiare, dove uguaglianza non è uniformità, rispetto della vocazione di ciascuno". Sull’esempio del rapporto d’amore filiale e genitoriale di Gesù con Maria e Giuseppe.
Il mistero dell’amore perfetto. Per Claudio Risé, "le manifestazioni delle imperfezioni nell’amore dei genitori non possono essere comprese riducendole alla storia familiare". Il "malessere di molte famiglie di oggi" non può essere osservato se non "nello sguardo sull’essere umano in generale". Oggi, infatti, "sono in questione le caratteristiche fondamentali dell’uomo: è creatura o creatore? Libero o manipolato dalla tecnica?". Nell’"assedio alla famiglia", poi, "non è irrilevante l’allontanamento dell’uomo da Dio". Infatti, "il rapporto con l’altro è condizionato dall’emarginazione del rapporto dell’uomo con Dio". Il rapporto con il divino – afferma Risé – è "sintesi e ispirazione del rapporto con l’altro". Se la scienza riduce l’uomo ad un oggetto, "il mistero è ridotto a problema da risolvere. Quando il problema è risolto, scompare". E "i rapporti affettivi sono deboli, perché si ama l’altro come oggetto, non nella sua differente libertà e personalità". "L’amore genitoriale perfetto genera armonia ed educa all’autonomia autentica", ha detto Grazia Attili. "Le forme distorte della genitorialità producono, invece, aggressività e ansia, insicurezza e scarsa autostima, disadattamento". Per una educazione armoniosa, "c’è bisogno di un padre e una madre, con ruoli diversi e complementari. Fino ai 14 anni, età in cui si completa lo sviluppo psico-intellettuale, i bambini hanno bisogno di entrambe queste figure per diventare adulti ben adattati, consapevoli del proprio valore e responsabile, capace di risolvere i conflitti e trovare mediazioni". Non sono "situazioni da ‘Mulino Bianco’, ma la realtà per il 55 percento delle famiglie oggetto di osservazione scientifica".
Un orizzonte comune. A giudizio di Giuliano Ferrara, il tema della paternità è collegato a quello dell’autorità. La crisi della genitorialità e l’assenza del padre, nella nostra società, ha come corrispettivo la crisi dell’autorità, sotto il profilo socio-politico. "In Francia, in Spagna, presto in Inghilterra e in Germania, e se ne parla in Italia, vengono approvate leggi che annullano ogni differenza di ruolo tra i genitori in nome della non-discriminazione: si parla di ‘tutore 1’ e ‘tutore 2’". E così, "si afferma il principio dell’auto-determinazione su quello dell’educazione. Viene meno il ruolo del padre, come autorità, che educa alle regole, e sul piano sociale viene meno il principio stesso di autorità". La paternità – afferma Ferrara – è stata "una conquista della civiltà", di cui è "depositaria la Chiesa", così come del valore della paternità. Prima vigeva il principio che "la madre è sempre certa, il padre mai", e a questo si sta tornando. Dunque: "Non può esserci una ricostruzione della figura paterna nell’ambito di una cultura laica, ma solo nella dimensione della fede". Per Costanza Miriano, "può esserci autorevolezza genitoriale soltanto nell’ambito di un progetto educativo con finalità chiare e che coglie l’essenziale della vita, in un orizzonte comune". E "l’obbedienza si fonda sulla verità". Per i coniugi Miriano, "la familiarità con Dio è questo orizzonte e il senso della vita".
Il giusto posto del bambino. "Nel libro della Genesi – riferisce padre Olivier Bonnewijn – è scritto che l’uomo abbandona la casa del padre e della madre per unirsi alla moglie. La coniugalità è all’origine della genitorialità e della filiazione". Ma, "questo fondamento antropologico-sociale è messo in crisi con il divorzio". Il bambino continuerà ad essere amato, ma dai genitori separatamente l’uno dall’altro: "viene meno la fonte dell’amore, che è la coppia". E "il figlio diventa il garante della continuità del rapporto con i genitori, ne è responsabile, non è più rispettato come bambino, ma viene trattato come adulto". Così, avviene "una inversione del rapporto genitori-figli, con effetti nella vita sociale".
a cura di Emanuela Bambara