EDITORIALE

Il cuore europeo

L’informazione sull’Europa ha bisogno di professionalità ma non solo

La prima responsabilità di un giornalista riguardo i Paesi e le Chiese d’Europa è di informarsi e di informare con rigore professionale su ciò che accade e su come si vive nel nostro Continente e non solo riferire dell’attività legislativa, esecutiva e giudiziaria.
Raccontare con competenza le iniziative e i progetti delle istituzione europee è certamente doveroso e importante, ma non basta per far conoscere l’Europa.
Questa considerazione viene dal prendere atto, con onestà ma senza rassegnazione, dell’ignoranza della realtà europea da parte di molti cittadini e occorre considerare a fondo il pericolo di stereotipi che continuano a pesare sull’opinione pubblica e che anche i media contribuiscono a rafforzare.
Questi, a un anno dalle elezioni europee, sono elementi che anche oggi dovrebbero far riflettere e impegnare un giornalista per una migliore informazione europea.
Una seconda responsabilità di chi comunica è quella di far comprendere le difficoltà, ma anche le opportunità di un’Europa unita e viva e di spiegare l’originalità e la ricchezza delle sue radici comuni.
Il cardinale Jean-Marie Lustiger diceva : “Il cristianesimo è stato la matrice di tutti i popoli e di tutte le culture d’Europa, bisogna prenderne coscienza, bisogna rinvigorirlo perché si possa andare oltre l’illusione ottica della secolarizzazione che porta all’accecamento ideologico che distrugge l’Europa: bisogna prendere atto di questa situazione di fatto perché ignorarla sarebbe mortale”: facilitare questa presa di coscienza è una delle responsabilità del giornalista che avendo cuore la formazione di una opinione pubblica critico-positiva non mancherà di cercare e comunicare dati culturali e spirituali solidi.
Terza responsabilità è quella di tramettere il messaggio che l’Europa non è solo un affare di uomini politici e di idealisti. Il giornalista deve aiutare ogni suo lettore a pensare che l’Europa lo riguarda e che ogni cittadino in un modo o nell’altro ha un ruolo da giocare nel quadro della vita professionale, nelle attività ricreative, nell’educazione dei giovani o molto più semplicemente nella cultura personale.
Per fare questo è indispensabile avere delle competenze professionali, ma le pur indispensabili buone fonti e una seria conoscenza di dati non sempre bastano.
Occorre più convinzione negli editori e nei giornalisti: un cuore europeo non si forma solo nelle scuole di giornalismo. Urge una volontà concreta di investire anche economicamente su questa informazione perché ci siano una migliore formazione professionale e un maggior spazio europeo nei media, siano essi antichi o nuovi.
Accanto a queste responsabilità vanno poste due piste di lavoro: l’attenzione e l’immaginazione.
La prima richiama l’impegno a rendere il più possibile comprensibili gli avvenimenti grandi e piccoli per facilitare nei lettori la presa di coscienza europea. Questa attenzione permetterà di raccontare e di far condividere il vissuto degli altri facendo scoprire, ad esempio, come un problema sorto in un Paese è stato risolto in un altro.
La seconda pista di lavoro è la lungimiranza cioè l’andare oltre il passato e il presente pur senza mai emarginarli dalla riflessione e dall’informazione. Non si tratta, in altre parole, di fermarsi con nostalgia alle idee dei promotori dell’idea europea ma, restando fedeli al loro pensiero, bisogna riconoscere che le modalità di realizzazione del loro progetto sono cambiate di molto e occorre tenere conto della profonda trasformazione culturale degli ultimi decenni.
Infine, tra le molte e complesse questioni europee che oggi mettono a rischio il futuro comune europeo e interrogano anche i giornalisti c’è, in particolare, quella che riguarda il dialogo tra le generazioni.
Sapranno gli adulti e gli anziani riconciliarsi con i giovani che sono nati da loro e con i giovani essi stessi sono stati?
Non è facile essere in pace con le radici: all’Europa spetta il compito di sapere ciò che è e agli europei spetta il compito riconoscersi a partire dalla loro eredità.
Per rispondere a queste sfide impegnative, per affrontare tali problematiche i giornalisti devono dare prova d’immaginazione e di apertura.
A un anno dalle elezioni europee vale la pena citare un passaggio della dichiarazione della Comece per le elezioni europee del 1984: “La costruzione dell’Europa esige uno sforzo continuo. È in ogni giorno che questo impegno si rafforza o si diluisce. Le azioni, le più modeste, alla portata di tutti, sono significative dell’avvenire che noi desideriamo”. Questo vale sempre e per tutto, anche per quanto riguarda l’informazione europea. E per i giornalisti cattolici tutto ciò si deve tradurre in un supplemento di responsabilità e di lungimiranza.” ”