COMECE" "
Perdita talenti, abusi sessuali in guerra, imprese disoneste su Europe Infos di giugno
Europe Infos di giugno è disponibile sul sito della Comece (www.comece.eu), con aggiornamenti sul lavoro delle istituzioni europee e della stessa Commissione degli episcopati della comunità europea. L’editoriale “Primi segnali all’Europa”, dedicato a Papa Francesco, è a firma del segretario p. Patrick Daly (clicca qui).
Come attrarre cervelli? “L’Ue sta perdendo la sua competitività in termini di capacità di attrarre talenti” afferma José Luis Bazán (segretariato Comece). Alla concorrenza classica degli Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia si sono aggiunte di recente potenze asiatiche come Singapore, Cina e India. Secondo le statistiche, nei 27 Stati membri, poco più del 10% dei laureati proviene da altri paesi (mentre in Australia e Nuova Zelanda gli stranieri rappresentano quasi un terzo di tutti i laureati). Unica eccezione è il Regno Unito in cui la percentuale di laureati stranieri è del 22%. Secondo lo studio dell’Osce “Education at a Glance”, tra i fattori che attirano sono la lingua di insegnamento (decisiva), le tasse universitarie e il costo della vita, la politica di immigrazione, il prestigio accademico, le politiche restrittive per l’ammissione all’università, il riconoscimento delle qualifiche, le opportunità professionali… L’articolata proposta di direttiva intende “migliorare le condizioni di migrazione da paesi extra Ue per coloro che hanno talento, soprattutto studenti e universitari” e “promuovere la mobilità di studenti e ricercatori”. La presenza di studenti di Paesi terzi è un contributo per l’economia e la competitività dell’Europa (si calcola in 2,7 miliardi di euro il bilancio legato a questa presenza), ma soprattutto “incoraggia l’arricchimento reciproco tra i diversi attori e una maggiore comprensione fra culture”.
La violenza sessuale non è un’arma di guerra. “La violenza sessuale nei conflitti armati è una delle forme più gravi di abuso del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”. Per questo i ministri del G8 hanno deciso di avviare nuove iniziative per prevenire tale violenza. Spiega Stephen N. Rooney (Jesc, Centro sociale europeo dei Gesuiti) che un anno fa, il governo britannico ha lanciato un’iniziativa sulla prevenzione della violenza sessuale nei conflitti e vuole dare maggiore importanza a questo tema nell’agenda politica internazionale, approfittando della presidenza britannica del G8 nel 2013. William Hague, ministro degli esteri britannico ha annunciato l’adozione di una dichiarazione per riconoscere lo stupro e la violenza sessuale nelle zone di conflitto come crimini di guerra, in violazione della Convenzione di Ginevra; sarà definito un protocollo internazionale con i criteri per le indagini e la raccolta di informazioni su questi crimini; non sarà concessa amnistia nel quadro di accordi di pace per questi reati; sarà adattata la formazione delle forze di polizia e di sicurezza nazionale ed internazionale; esperti internazionali saranno impiegati per contribuire a migliorare la capacità dei paesi terzi nei procedimenti penali in questo settore (per raggiungere questo obiettivo, il Regno Unito ha già creato un team di oltre 70 esperti tra cui medici, esperti di medicina legale, agenti di polizia. Questa squadra è già stata inviata in Bosnia, ai confini di Siria e Libia, e alla fine di quest’anno, questa presenza sarà rafforzata anche alle frontiere del Sud Sudan, Mali e Congo). È stato chiesto di aumentare i fondi disponibili per questo genere di azioni. Finora sono stati assicurati 23 milioni di sterline, di cui 10 milioni da parte del governo britannico.
Trasparenza nel settore estrattivo. L’Ue adotterà nei prossimi mesi una direttiva per costringere le imprese europee a dichiarare ai governi dei Paesi in cui operano i pagamenti superiori a 100.000, per aumentare la trasparenza nei settori del petrolio, del gas e della silvicoltura. “Si tratta di un grande passo in avanti nella lotta contro la corruzione, ma di un piccolo passo nella lotta contro l’evasione fiscale”, dichiara Kwinja Nako Muhaya (Jesc). L’Ue potrebbe essere molto più esigente estendendo l’obbligo di comunicazione ad altre aree chiave dove regna la corruzione (trasporti ed esportazione, costruzioni, telecomunicazioni, “minerali dei conflitti” e servizi bancari), aree approvate nel 2012 dal “Comitato per gli affari giuridici del Parlamento europeo”, ma escluse ora dalla normativa Ue. La soglia dei 100.000 euro appare anche “troppo alta”, mentre andrebbero dichiarati tutti gli importi, anche quelli relativamente esigui, che però sono significativi per i bilanci dei Paesi in via di sviluppo (secondo le Ong ideale sarebbe stata una soglia di 15.000). “La notifica dei pagamenti è essenziale, ma non sufficiente a garantire che le aziende paghino la loro giusta quota di tasse. L’estensione di tale obbligo di comunicazione ad altri settori è essenziale per migliorare la lotta contro l’evasione fiscale, i flussi finanziari illeciti e le malversazioni che gravano sui governi dei Paesi del Sud ricchi di materie prime”.