EMILIA ROMAGNA

Un fenomeno da contrastare

Regione ed enti locali insieme per individuare possibili azioni comuni contro il gioco d’azzardo

In Emilia-Romagna sarebbero circa 10.000 i giocatori d’azzardo ad alto rischio di dipendenza con oltre 800 persone seguite dai Sert per un giro d’affari da 1,27 miliardi di euro “in base alle stime fornite dal Cnr su dati Ipsad (Italian Population Survey on Alcool and Drugs)”, con Bologna in testa tra le province, seguita da Modena e Reggio Emilia. La Regione e gli enti locali si sono riuniti insieme, a fine maggio, per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo con l’obiettivo d’individuare possibili azioni comuni anche in relazione ai progetti di legge in materia attualmente all’esame dell’Assemblea legislativa.Dati allarmanti. “Quando si parla di ‘giocatori ad alto rischio di dipendenza’, si tratta di giocatori patologici veri e propri, circa 200.000 in Italia – precisa Sergio Belardinelli, docente di sociologia dei processi culturali all’Università di Bologna -. L’Emilia Romagna è ancora al di sotto della media nazionale, ma il dato è comunque assai allarmante, sia per la sua dimensione economica, sia per il disagio sociale che esso segnala”. Il docente è convinto che la soluzione per mitigare gli effetti patologici del fenomeno del gioco d’azzardo non sia quella di proibirlo: “Piuttosto mi sorprende l’indifferenza che avvolge il problema, la pressoché totale mancanza di controlli, specialmente in considerazione dei rischi che stanno correndo le generazioni più giovani. Secondo i dati Eurispes – Telefono azzurro 2012, il 39% degli adolescenti italiani considera il gioco d’azzardo come il gioco preferito. Basta questo dato, credo, a dire quanto sia urgente che il problema venga fatto oggetto di una seria campagna informativa e formativa”. Un fenomeno che coinvolge tutti. “Donne e uomini, giovani e anziani, ricchi e poveri… Tutti sono a rischio”, afferma Carla Landuzzi, sociologa dell’Università di Bologna. “La nostra Regione – aggiunge – è fra le prime in valore assoluto per importi giocati sul totale nazionale, ma anche come spesa procapite (1.700 euro circa)”. Diversi sono i problemi collegati al gioco d’azzardo: “Quello economico-finanziario (le persone arrivano a giocarsi lo stipendio), di salute (la dipendenza da gioco può diventare come una dipendenza da alcool o altre sostanze), familiare (il 10% delle separazioni è causata dal gioco d’azzardo), educativo (si sta abbassando l’età media dei giocatori abituali fino a comprendere ragazzini di elementari e medie), sociale (le modalità di gioco sono cambiate e tutto si basa sulla velocità che non lascia pensare), etico (non esiste il ‘colpo di fortuna’ che ti cambia la vita), di giurisprudenza (il gioco ha una sua legittimazione diversamente dall’alcool o altre sostanze)”. Gli unici strumenti per “combattere” il fenomeno sono “la prevenzione, la formazione e l’educazione a partire dai più piccoli, nelle scuole”. I più deboli giocano. Per Gianmarco Marzocchini, responsabile Caritas regionale e di Reggio Emilia, “è difficile avere un quadro complessivo, ma in termini generali il gioco d’azzardo sembra proprio essere in aumento. Tuttavia forse le conseguenze sui giocatori in termini di problemi e povertà conseguenti sono ancora superficiali. Sempre di più si presentano famiglie che, perdendo il lavoro, sono in difficoltà perché non hanno alcun risparmio e si scopre che il gioco drena il reddito familiare; persone che hanno perso il lavoro o pensionati che tentano la fortuna ogni giorno per uscire dalla loro condizione di precarietà senza accorgersi che giocando si mangiano parte delle risorse economiche più che necessarie per la loro situazione”, spiega Marzocchini. “Ci sono anche persone che arrivano alla ludopatia, ma noi notiamo soprattutto la debolezza di chi è già in difficoltà: anziani, persone con disagio psichico, uomini soli. Oggi – conclude – la consapevolezza del fenomeno sta crescendo grazie a tante ‘battaglie’ che anche gli enti locali stanno facendo”. a cura di Lucia Truzzi(11 giugno 2013)