CHARITIES IN CAMPO
Il primate cattolico Vincent Nichols sottolinea che la Chiesa ha condotto una lunga battaglia, negli ultimi anni, perché i 5 milioni di lavoratori che percepiscono uno stipendio non sufficiente siano messi in grado di provvedere alle loro famiglie con l’introduzione del “living wage”, il “salario minimo”
Nel sud di Londra, all’Università di St. Mary’s, a Twickenham, il 12 e 13 giugno, le 41 charities cattoliche che fanno parte di "Caritas Social Action" (Csan), si sono riunite a convegno per discutere come rispondere alla "crisi della povertà" provocata dai tagli al welfare introdotti dal Governo di David Cameron. La conferenza, intitolata proprio "La risposta cattolica alla crisi della povertà", è stata organizzata dalla Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles per rispondere all’appello di Papa Francesco a essere "una Chiesa povera e per i poveri". Come ha spiegato l’arcivescovo di Southwark Peter Smith, "così rispondiamo alla chiamata del Papa in Inghilterra e Galles dove un numero sempre più alto di famiglie fa fatica a sopravvivere e dove la missione della Chiesa, nelle comunità più povere, è più importante che mai".
Le cifre della povertà. Le cifre di questa indigenza, fatta di alloggi insicuri, mancanza di cibo da mettere in tavola, assenza di vestiti e scarpe le ha date Lord Alton, il politico cattolico inglese più famoso, in apertura di convegno, parlando del 10% della popolazione che controlla da solo più di tre quarti di un milione di euro, mentre l’1% ha debiti di quasi 4.000 euro. "Mind the gap" tra i ricchi e i poveri. L’annuncio che si sente sulla metropolitana londinese a fare attenzione allo spazio vuoto, prima di salire sulla vettura, va applicato oggi, secondo Lord Alton, al divario sempre più grande tra gli abbienti e chi non ha nulla che negli ultimi 40 anni è andato aumentando. Oggi, nel Regno Unito, 2.5 milioni di persone sono senza lavoro, 1 ogni 12 cittadini, e 350.000 usano le banche del cibo per sfamarsi mentre 3,6 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà. Tra i disoccupati 1 ogni 3 ha tra i 16 e i 24 anni e centinaia di migliaia di questi sono i cosiddetti Neet, ovvero "Né al lavoro né a scuola". Spesso anche chi lavora non sta meglio di chi è disoccupato, come ha spiegato il primate cattolico Vincent Nichols, nell’intervento fatto poco prima della Messa di questa mattina (13 giugno). Il leader dei cattolici di Inghilterra e Galles ha detto che la Chiesa ha condotto una lunga battaglia, negli ultimi anni, perché i 5 milioni di lavoratori che percepiscono uno stipendio non sufficiente siano messi in grado di "provvedere alle loro famiglie" con l’introduzione del "living wage", il "salario minimo".
Perché la Chiesa non sia una Ong. Ringraziando i rappresentanti delle 41 charities, riunite a convegno a Londra, perché con il loro lavoro tra i senzatetto, i bambini, gli anziani e i malati di mente "combattono la povertà nelle nostre comunità e fanno ogni giorno una differenza", il primate Nichols ha ricordato che per i cristiani l’indigenza non è soltanto un problema pratico. Ricordando le parole di Papa Francesco che ha detto che "non possiamo diventare cristiani coltissimi che parlano di questioni teologiche mentre bevono il tè", Nichols ha detto che esiste il rischio che avviciniamo i poveri che vogliamo aiutare "come un problema tecnico da essere risolto". Per evitare questo atteggiamento "dobbiamo ammettere i nostri limiti e vederci come veri fratelli e sorelle di coloro che hanno bisogno di noi". "Senza questa consapevolezza radicale del nostro stesso bisogno quelli che aiutiamo diventano un oggetto e non sono davvero parte della nostra famiglia", ha concluso.