EVANGELIUM VITAE" "" "
L’opzione è tutta nostra. Perché ”l’uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio”
La nostra cultura è indubbiamente l’odierna, respirata e non quella dei nostri avi, per quanto illustri siano stati. Assistiamo, con il transitare delle generazioni, a svolte, sbalzi, mutamenti che ci dicono chiaramente quanto la persona umana sia diversa, progredita. Quando invece di progredita dovrebbe essere indicata come regredita? La svolta non diventa una via senza uscita?
Proprio perché si sbatte contro un muro invalicabile si tenta in tutti i modi di renderlo inesistente, lo si nega, perché è impossibile affermare che il muro l’abbiamo costruito proprio noi, con le nostre stesse mani e il nostro stesso ingegno.
Muro costituito da mattoni facilmente identificabili nella nostra cultura che, senza falsi timori, denomino pseudo-cultura o cultura che inganna ed allarma:
Omicidio;
Aborto;
Pena di morte;
Accanimento terapeutico;
Eutanasia.
Questi mattoni non costruiscono, demoliscono, nella loro falsità propongono non una cultura della vita ma quella che, correttamente, viene chiamata "cultura della morte".
In un’era scientifica e tecnologica come la nostra dove viene collocata la dignità della persona, della vita umana?
L’insegnamento di Giovanni Paolo II, nella "Evangelium vitae", nasce dalla Parola di Dio che Gesù Cristo ha testimoniato, quello che la Chiesa, pur con tutti i suoi limiti umani, ha sempre difeso.
Perché tutto questo avviene? Per una svolta assurda che si codifica "rifiutando o dimenticando il suo fondamentale rapporto con Dio, l’uomo pensa di essere criterio e norma a se stesso e ritiene di avere il diritto di chiedere anche alla società di garantirgli possibilità e modi di decidere della propria vita in piena e totale autonomia".
Se crediamo, la vita scaturisce in noi, non malgrado le difficoltà, le imperfezioni, ma proprio dentro di tutto questo bagaglio che costituisce, spesso, il fardello di ogni persona umana.
Diamo una definizione, seguendo l’Enciclica ai mattoni culturali che per noi, credenti, possono diventare "pietre vive" della Chiesa e della società umana:
Aborto: “un omicidio anticipato per impedire a qualcuno di nascere”;
Pena di morte: "se i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere le vite umane dall’aggressore e per proteggere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana";
Accanimento terapeutico: "La rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o all’eutanasia; esprime piuttosto l’accettazione della condizione umana di fronte alla morte";
Eutanasia: preoccupante "perversione" della pietà… e tentazione …di "impadronirsi della morte, procurandola in anticipo" e ponendo così fine "dolcemente" alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano.
Papa Francesco continua a ribadire la sua esortazione a "mantenere viva l’attenzione sul tema del rispetto per la vita umana, dal concepimento al termine".
La morte, grande interrogativo che percorre i secoli e ogni esistenza, certo può essere pensata e ritenuta assurda e quindi combattuta, ma nessuno si è mai dimostrato immortale, presente vivo nei secoli, per i credenti "l’uomo si trova posto di fronte al mistero della morte".
L’opzione è tutta nostra: mattoni o pietre vive? Perché "l’uomo è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio".