AZIONE CATTOLICA
Seminario nazionale per gli amministratori locali. Il presidente Miano: ”Vogliamo che tutti si sentano a casa”. Magatti: ”Si pensava che la crescita sociale fosse collaterale a quella economica, invece senza valore-legame e di senso va giù anche l’economia”. Interventi di De Martin (Istituto Bachelet) e Pasquali (Retinopera)
"Vogliamo che nella vita delle città tutti si sentano a casa, perché il nostro è sempre e comunque un impegno secondo il Vangelo". Così il presidente dell’Azione Cattolica, Franco Miano, ha aperto domenica 16 giugno a Roma (Domus Pacis) il seminario per amministratori locali sul tema "Ripartire dai poveri… il futuro delle nostre città".
Se a pagare sono gli "ultimi". L’iniziativa, ha spiegato Miano, "è il terzo appuntamento nazionale, ma contemporaneamente sul territorio molte realtà diocesane si stanno muovendo nella stessa direzione, proponendo incontri basati su un modello analogo". Tra gli obiettivi, "stimolare la compartecipazione tra coloro che appartengono all’Ac e sono impegnati anche in politica" e "dare attenzione al territorio riscrivendo le priorità alla luce delle responsabilità locali", dove i "conti da far quadrare" si abbattono sulle spalle degli "ultimi". Hanno, nel corso del convegno, offerto le loro testimonianze gli amministratori locali Francesca Zagotti (Pieve di Soligo, Treviso), Francesco Spinillo (Sant’Arsenio, Salerno), e Luigi De Luca (Fondi, Latina).
Senza legame di senso, nessuna economia. "Ci sono tante buone ragioni per ripartire dai poveri" secondo Mauro Magatti, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, perché "costituiscono uno dei ‘luoghi’ attraverso cui possiamo mettere in discussione le nostre certezze e capire cosa non sta andando nei nostri progetti. È un punto originario di rottura e di critica, a livello personale ma anche in una prospettiva pubblica". Secondo il sociologo occorre "pensare modi per rimettere al centro i poveri" dal momento in cui "siamo entrati in una fase storica" in cui "è importante guardare avanti e non indietro. Il modello di sviluppo trainato da finanza e innovazione tecnologica, che credeva che la crescita corrispondesse a più consumi per tutti, ha fatto il suo tempo". Dall’economia basata sul lavoro siamo passati a quella basata sul consumo, e ora a quella fondata "sulla produzione di valore: si pensava – ha spiegato Magatti – che la crescita sociale fosse collaterale a quella economica, invece senza valore-legame e di senso va giù anche l’economia".
Investire sulle persone. Naturalmente, ha proseguito il sociologo, "la crisi sarà lunga. Occorre gestire una transizione a livello macro, cambiando politica europea, e a livello di vita quotidiana", dove la necessità è "porre in maniera attenta i problemi connessi a famiglia e giovani. Per tirar su l’economia bisogna investire sulle persone, affrontare la situazione con un forte spirito di innovazione. Ci sono, ad esempio, procedure da snellire, denunce da fare e alleanze da costruire, tra di noi e sul territorio". La democrazia di questo Paese "respira al livello locale. Dobbiamo creare modelli abitativi nuovi, promuovere una cooperazione giuridica che non sia solo finzione e un welfare che metta al centro i legami. Sulla scuola e il suo rapporto con il lavoro, ad esempio, – ha concluso Magatti rivolgendosi agli amministratori locali – potete fare moltissimo, immaginandola come un tema di comunità".
Corresponsabilità, trasparenza, legalità. "La Repubblica dovrebbe fondarsi sulle istituzioni e sul sostegno a chi viene incontro ai bisogni percepiti dal territorio" per Gian Candido De Martin, presidente del consiglio scientifico dell’Istituto Bachelet: le Regioni, ha proseguito, "che dovrebbero limitarsi a regolare gli interventi, tendono ad amministrarli". Ma sono numerosi gli "ambiti in cui realizzare la solidarietà in una logica di sussidiarietà" perseguendo "l’obiettivo di calibrare l’azione di chi si impegna a favore di chi ha più bisogno". Per dire "no al disimpegno e sì alla corresponsabilità, – ha aggiunto – è importante la formazione sociopolitica", che consente di "assumere competenze qualificate e imparare la gioia del servire". Secondo Franco Pasquali, presidente di Retinopera, "il nostro Paese ha necessità di attori vivi, autorevoli e credibili. Occorre avere la forza di interpretare la realtà senza dare per scontato niente". Ripartire dai poveri, così, "vuol dire grande trasparenza" e "impegno per la legalità". In una nazione resa "ingestibile dalla burocrazia" è "importante ha concluso – che gli amministratori condividano le loro esperienze".
a cura di Lorena Leonardi