RIFUGIATI

La speranza ” “che non muore ” “con la morte

Veglia di preghiera a Santa Maria in Trastevere per ricordare 19mila vittime dei “viaggi della speranza”. Il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti: “Favorevole allo ‘ius soli’ però a certe condizioni: non basta nascere in Italia ma anche studiare e conoscere la lingua e la cultura. Quindi sarebbe meglio una sorta di ‘ius culturae'”

La chiesa di Santa Maria in Trastevere, già bella e sontuosa, era arricchita dello splendore degli abiti tradizionali delle diverse culture: donne africane con bambini, uomini senegalesi con i vestiti tipici, indigene peruviane con copricapi coloratissimi. Una processione lunghissima di celebranti delle diverse confessioni è stata accolta dai cori solenni della comunità congolese cattolica, della cappellania latino-americana, della comunità etiopica-ortodossa, dei moldavi e romeni ortodossi, dei filippini e nigeriani cattolici. Cesti di gerbere e una luce accesa, a rappresentare "la speranza che non muore con la morte", come ha ricordato il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, che ha presieduto la celebrazione. I nomi dei migranti morti in mare sono stati letti uno ad uno ed ascoltati con commozione: donne, uomini e bambini. Una tragica via crucis che sembra non avere fine.

Un centro europeo a Lampedusa e lo "ius culturae". "Sarebbe augurabile che Lampedusa diventasse un centro europeo per accogliere chi viene a cercare speranza, in modo tale che le responsabilità siano condivise da tutta l’Europa": aveva detto poco prima ai giornalisti il card. Vegliò. "Non è giusto che un Paese sia lasciato solo ad affrontare il fenomeno migratorio, anche perché spesso chi sbarca, soprattutto gli africani, non restano in Italia ma vanno a cercare lavoro e fortuna in altri Paesi europei". A proposito della cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, il presidente del dicastero vaticano si è detto "favorevole allo ius soli però a certe condizioni: non basta nascere in Italia ma anche studiare e conoscere la lingua e la cultura. Quindi sarebbe meglio una sorta di ius culturae". "Mi auguro che, con generosità, si arrivi allo ius soli, come è già negli Stati Uniti – ha precisato -. È un passaggio che deve avvenire e prima o poi avverrà. Ma non basta arrivare in Italia, fare un figlio e poi tornare al proprio Paese, per avere la cittadinanza italiana. Bisogna anche studiare nelle scuole italiane". "Dobbiamo sentirci tutti corresponsabili di queste morti – ha detto padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli -. Siamo chiamati a superare l’indifferenza e a contagiare la comunità internazionale, perché se ne faccia carico".

7.200 persone sbarcate nel 2013. L’Italia nel 2012 ha registrato 13.245 persone sbarcate, quasi 7.200 nei primi mesi del 2013. Tra le nazionalità più rappresentate vi sono soprattutto cittadini somali, eritrei, egiziani e pakistani. I siriani sono stati poco più di 600: la maggior parte sono arrivati sulle coste della Calabria. L’Organizzazione mondiale delle migrazioni ha rafforzato in questi giorni, con il tradizionale aumento degli arrivi estivi, l’assistenza sulle coste a Lampedusa, in Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 2012 sono state 17.313 le richieste d’asilo. Nonostante le richieste d’asilo non siano alte come nel 2011 con l’emergenza Nord Africa (34 mila), "quest’anno – precisa Sant’Egidio – stiamo registrando arrivi consistenti, soprattutto di siriani e iracheni curdi".