DOPO IL ''DECRETO DEL FARE''

Le castagne dal fuoco?” “Meglio cavarle noi…

Purtroppo la parentesi di pace in cui stiamo vivendo da un anno a questa parte, sta per chiudersi. I tassi dei nostri titoli si sono abbassati notevolmente dai momenti più bui dello spread. Ciò ci ha consentito di risparmiare svariati miliardi di euro di interessi passivi. Sarà difficile farlo d’ora in avanti perché si stanno (artificialmente) alzando i tassi americani e tedeschi

Gli adepti del bicchiere mezzo pieno diranno: meglio poco che niente. I pessimisti chioseranno: comunque troppo poco. Il bicchiere è quello del Decreto "del fare" prodotto nei giorni scorsi dal governo Letta: un’ottantina di aggiustatine con il cacciavite che – in mancanza di risorse e con l’assillo di trovarne per cancellare l’Imu sulla prima casa e il punto di Iva in più – dovrebbero dare una messa a punto alla macchina economica italiana. 
La questione non sembra quella di dividersi tra pessimisti e ottimisti, ma nella valutazione dell’impatto che queste norme (molte delle quali stavano bene in un più modesto regolamento ministeriale) potranno avere mentre il motore italiano gira quasi a vuoto. Ecco: sicuramente non bastano.
Qualcosa andava fatto, troppe le pressioni da tutte le parti a "fare qualcosa" e subito. La fretta non è mai amica del bene, ma qui si preferisce la fretta sospettando che i tempi lunghi non nascondano saggezza ma solo un vuoto tirare a campare.
Noi confidiamo nella saggezza di chi ci governa, auspicando che – parallelamente al lavorìo quotidiano per affrontare le emergenze dell’oggi – si stiano mettendo a fuoco due-tre provvedimenti di quelli tosti e ben articolati, magari da presentare al Paese a metà settembre. Quando tutti speriamo che "qualcosa si riprenda".
Purtroppo la parentesi di pace in cui stiamo vivendo da un anno a questa parte, sta per chiudersi. I tassi dei nostri titoli si sono abbassati notevolmente dai momenti più bui dello spread. Ciò ci ha consentito di risparmiare svariati miliardi di euro di interessi passivi. Sarà difficile farlo d’ora in avanti perché si stanno (artificialmente) alzando i tassi americani e tedeschi. Le ragioni sono varie e importanti, a cominciare dal fatto che titoli di stato ad interesse zero, alla lunga attirano poco gli investitori.
Ma se il Bund tedesco darà il 2%, il Btp italiano diventa competitivo al 6%. E il debito pubblico ridiventerà quella zavorra che trascina con sé l’intera economia italiana.
Il debito pubblico non riusciamo a ridurlo. Nemmeno il deficit pubblico, cioè lo sbilancio tra entrate e uscite correnti, il cui risultato negativo alimenta il debito. L’Eurozona in questi giorni ci riconoscerà che stiamo mettendo questo deficit sotto controllo; ma non ci lascerà mai incrementare i nostri debiti. Se salta l’Italia, salta l’euro.
A suo tempo la ricetta Monti l’abbiamo sperimentata. Non avendo la forza politica per fare altro, giocoforza si aumentarono le entrate, cioè le tasse. La ricetta Letta vogliamo scoprirla. Puntiamo su un paio di cose – a scelta – da proporre urbi et orbi per far vedere che qui non si cincischia, e per dare una bella spinta alla macchina ingolfata.
In realtà la scelta non è vastissima, mancandoci la leva monetaria che – tramite svalutazione della lira – tante altre volte ci salvò. Escluso l’aumento di tasse (ogni salasso ad un certo punto rischia di essere mortale), le strade sono queste: vendita e/o valorizzazione del patrimonio pubblico; taglio delle spese; aumento dei debiti. Quando una famiglia vede calare i propri introiti, o taglia il proprio tenore di vita, o si indebita, o vende i gioielli.
Il pericolo vero è la mancanza di voglia di fare qualcosa che comunque avrà un costo politico, ed elettorale. E la sottile tentazione di lasciare ad altri il compito di cavarci le castagne dal fuoco: Draghi e la sua Bce, i fondi salva-euro, l’Fmi, la Germania. Attenzione: è una prospettiva drammatica se solo guardiamo a ciò che è stato fatto alla vicina Grecia.
Quindi, assumiamoci le nostre responsabilità e pensiamo in grande. Questa volta il tirare a campare rischia di farci tirare le cuoia.